L’ombra della Banda della Magliana continua a riaffiorare nella cronaca romana attraverso alcuni dei suoi protagonisti ancora in vita. All’alba di ieri i carabinieri della stazione Divino Amore hanno arrestato Fabiola Moretti, 73 anni, figura storicamente legata all’organizzazione criminale che ha segnato la storia della Capitale tra gli anni Settanta e Ottanta.
Secondo quanto ricostruito dai militari, la donna sarebbe stata sorpresa mentre cedeva una dose di crack a un uomo di 54 anni a pochi metri dalla sua abitazione di via dei Papiri. Dopo il fermo, i carabinieri hanno perquisito l’appartamento trovando 1.545 euro in contanti.
Era la donna di Antonio Mancini “Accattone”
Nell’abitazione era presente anche la figlia della donna, Nefertari Mancini, 31 anni, nata dalla relazione tra la Moretti e Antonio Mancini, storico esponente della Banda della Magliana conosciuto con il soprannome di “Accattone”. La giovane, che si trova agli arresti domiciliari per altri procedimenti, è stata denunciata.
Al termine dell’udienza di convalida il giudice ha disposto per la 73enne gli arresti domiciliari. Madre e figlia si ritrovano così costrette a condividere la stessa abitazione per l’intera giornata. Davanti al magistrato, però, Moretti ha respinto ogni accusa. «Non stavo spacciando, anche perché non sto bene», ha dichiarato durante l’interrogatorio.
Non è la prima volta che finisce nei guai
Per la donna non si tratta del primo guaio giudiziario legato agli stupefacenti. L’ultimo arresto risale infatti al luglio del 2022, quando venne coinvolta in un’altra vicenda di droga. In quell’occasione emerse anche un cumulo di pene pari a nove anni di reclusione. Dopo un periodo trascorso in carcere, le sue condizioni di salute avevano convinto il Tribunale di Sorveglianza a concederle il ritorno a casa.
Conosciuta negli ambienti criminali romani con il soprannome di “la zia”, Fabiola Moretti è stata una delle figure femminili più note della Banda della Magliana. Negli anni Ottanta fu compagna di Danilo Abbruciati, uno dei capi storici dell’organizzazione, ucciso nel 1982 durante il fallito attentato al vicepresidente del Banco Ambrosiano Roberto Rosone. In seguito legò la propria vita ad Antonio Mancini.
La sua storia ha contribuito anche ad alimentare l’immaginario cinematografico e televisivo legato alla Banda della Magliana. Il personaggio di Donatella Caviati nella serie “Romanzo Criminale”, interpretato da Giovanna Di Rauso, è stato infatti ispirato in parte alla sua figura.
Lei e Mancini testimoni nell’inchiesta sull’omicidio Pecorelli
Negli anni Novanta la Moretti e Mancini comparvero inoltre tra i testimoni nell’inchiesta sull’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Uno dei grandi misteri irrisolti della storia italiana. Durante la detenzione, la donna consolidò anche il rapporto di amicizia con Enrico De Pedis, detto “Renatino”, altro nome simbolo della Banda della Magliana.
A oltre quarant’anni dalla stagione criminale che sconvolse Roma, i protagonisti di quella vicenda continuano ancora oggi a incrociare le pagine della cronaca giudiziaria della Capitale.







