Femminicidio di Tania Terrin, 24 anni di violenze impunite prima dell’orrore

Tania Terrin

Dino Keber, 43 anni, ha ucciso l’ex compagna Tania Terrin la sera di Ferragosto a Camponogara, per poi togliersi la vita nella sua abitazione di Dolo. Non si è trattato però di un raptus improvviso, ma dell’epilogo di una catena di violenze durata ben ventiquattro anni. Dal 2002 al 2026 l’uomo ha collezionato quattro denunce per maltrattamenti nei confronti di quattro donne diverse, tutte finite in ospedale e tutte vittime dello stesso schema di manipolazione, aggressioni e minacce.

Vent’anni di abusi, lesioni e denunce ritirate

La sequenza di soprusi ha inizio il 4 marzo 2002, quando la prima vittima, appena sedicenne, finisce al pronto soccorso con venticinque giorni di prognosi. La ragazza sporge denuncia, ma poi cede alla paura e ritratta. Lo stesso identico copione si ripete nel 2010 con una seconda giovane di ventisei anni (dieci giorni di prognosi) e nel 2024 con una terza compagna, brutalmente picchiata e lasciata a terra in giardino. In tutti e tre i casi, la capacità manipolatoria dell’uomo e il timore di ritorsioni hanno spinto le donne a rimettere la querela, portando la magistratura all’archiviazione automatica dei fascicoli.

L’ultimo incubo di Tania

Tra i primi fascicoli archiviati figura anche quello seguito dall’allora pubblico ministero di Venezia Carlo Nordio, oggi Ministro della Giustizia, che ha deciso l’invio di ispettori nella sua ex procura per verificare eventuali sottovalutazioni del rischio.

Tania Terrin, 39 anni, aveva denunciato Keber il 22 aprile scorso dopo essere stata quasi soffocata nell’abitazione in cui convivevano. Nonostante l’attivazione della vigilanza sotto casa e un provvedimento di ammonimento emesso dal questore per un «allarmante crescendo di violenza», l’escalation non si è fermata, culminando nel tragico epilogo di Ferragosto.