Filorosso, scoppia la grana Garlasco: tensione dietro le quinte dopo il caso del super testimone smentito

Filorosso, fake news su Garlasco

Il caso Garlasco non scuote più soltanto procure, avvocati e salotti televisivi. Adesso rischia di aprire una crepa anche dentro Filorosso, la trasmissione di Rai3 guidata da Antonino Monteleone. Nella redazione del programma si respirerebbe un clima teso dopo la puntata del 15 giugno, quando è andato in onda il servizio dedicato al presunto super testimone del delitto di Chiara Poggi. Un servizio che ha fatto discutere perché quella testimonianza, rilanciata in forma anonima, era già finita sotto la lente dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e non aveva trovato riscontri. Anzi, secondo gli accertamenti, l’uomo non si sarebbe trovato neppure a Garlasco la mattina del 13 agosto 2007.

Il retroscena su Filorosso e lo scontro in redazione

Secondo Dagospia, la scelta di mandare in onda il servizio avrebbe provocato un confronto molto acceso tra Antonino Monteleone e Adele Grossi, co-conduttrice del programma. La giornalista avrebbe contestato il metodo con cui è stata gestita una vicenda così delicata, chiedendo maggiore condivisione sulle decisioni editoriali e sui contenuti da proporre al pubblico. Non una semplice divergenza di tono, dunque, ma un nodo più profondo: fino a che punto un programma di approfondimento può dare spazio a una testimonianza già valutata come inattendibile dagli investigatori? La domanda pesa ancora di più perché Filorosso rappresenta per Monteleone un passaggio televisivo decisivo. Dopo le esperienze non semplici di L’Altra Italia e Linea di Confine, l’ex Iena cerca una nuova centralità nel palinsesto Rai, mentre il suo nome circola anche per Far West, il programma lasciato da Salvo Sottile.

Massimo Mattiuz e la ragazza bionda in bicicletta

Al centro della bufera c’è Massimo Mattiuz, l’uomo che aveva raccontato di aver visto, la mattina dell’omicidio di Chiara Poggi, una ragazza bionda in bicicletta nei pressi della villetta di via Pascoli. Nella sua versione, quella ragazza sarebbe stata Stefania Cappa, cugina della vittima. Una dichiarazione esplosiva, perché riporta ancora una volta le sorelle Cappa dentro il cono d’ombra delle ricostruzioni alternative sul delitto di Garlasco, dopo anni di insinuazioni, racconti tardivi e testimonianze poi crollate davanti alle verifiche. Il punto, però, è che i carabinieri avevano già controllato la versione di Mattiuz. In un verbale del 27 aprile 2026, gli investigatori hanno scritto che le sue dichiarazioni non risultano confermate e che i tabulati telefonici acquisiti all’epoca non lo collocano nella località lomellina quella mattina. In altre parole, il presunto testimone oculare del caso Garlasco, secondo gli atti, non era a Garlasco.

La querela della difesa di Stefania Cappa

La messa in onda del servizio ha avuto conseguenze immediate anche sul piano legale. I difensori di Stefania Cappa hanno presentato querela contro Massimo Mattiuz e l’avvocata Valeria Mettica ha contestato duramente il racconto dell’uomo, definendolo privo di attendibilità e di riscontri oggettivi. La legale ha sottolineato che le verifiche degli investigatori avevano già escluso la presenza di Mattiuz a Garlasco nella mattina del delitto e ha criticato chi, pur avendo a disposizione gli atti, ha dato spazio televisivo a una ricostruzione così fragile. La questione è delicata perché negli ultimi mesi la vicenda delle cugine Cappa è tornata più volte al centro del rumore mediatico, spesso attraverso dichiarazioni di presunti testimoni spuntati a distanza di quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi e poi giudicati inattendibili.

Il problema dei super testimoni nel caso Garlasco

Il caso Mattiuz si aggiunge a una lista ormai lunga. Prima di lui Marco Demontis Muschitta aveva sostenuto di aver visto Stefania Cappa in bicicletta con un oggetto simile a un attizzatoio, salvo poi ritrattare tutto e ammettere di essersi inventato la storia. Poi era arrivato Gianni Bruscagin, che aveva riferito il racconto di una vicina della nonna delle gemelle Cappa su un presunto oggetto gettato in un torrente a Tromello: anche quella pista non ha prodotto elementi utili. Il punto politico e giornalistico è proprio questo: ogni nuovo “super testimone” promette una svolta, occupa spazi televisivi, alimenta sospetti, trascina nomi e famiglie dentro il vortice mediatico, ma poi, quando arrivano le verifiche, spesso resta pochissimo. Nel fascicolo della Procura di Pavia sull’indagine che coinvolge Andrea Sempio, questi racconti tardivi non compaiono come elementi centrali. E questo dovrebbe bastare a imporre prudenza.

Perché il caso pesa sul futuro di Monteleone

La tensione dentro Filorosso arriva in un momento non banale per Antonino Monteleone. La Rai sta ridisegnando i palinsesti e ogni scelta editoriale pesa anche sul futuro dei volti in campo. Una partenza segnata da un servizio contestato, da una querela e da un retroscena di frizione con la co-conduttrice non aiuta certo a blindare la nuova stagione. Il caso Garlasco garantisce ascolti, discussioni e attenzione, ma è anche una materia esplosiva: basta una testimonianza debole per trasformare un programma di approfondimento in una cassa di risonanza per accuse senza riscontro. E se il retroscena sullo scontro tra Monteleone e Grossi venisse confermato, il problema non sarebbe soltanto una puntata sbagliata, ma il metodo con cui Filorosso intende maneggiare uno dei casi giudiziari più sensibili e più consumati dalla televisione italiana.