Garlasco, De Rensis affonda Garofano sui «non ricordo»: «La memoria non va e viene a seconda di dove ti siedi». È scontro totale

Garlasco, parla il generale Garofano e difende la condanna di Stasi

La guerra tra Antonio De Rensis e Luciano Garofano sul caso Garlasco è ormai apertissima. Al centro ci sono ancora una volta le analisi effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, ma adesso lo scontro si sposta anche sulla memoria di chi partecipò alle prime indagini. L’avvocato del condannato per l’omicidio di Chiara Poggi attacca frontalmente l’ex comandante del RIS di Parma e lo fa con una frase destinata a pesare: «La memoria non va e viene a seconda di dove ti siedi».

De Rensis punta soprattutto sui numerosi «non ricordo» emersi quando alcuni protagonisti degli accertamenti di diciannove anni fa sono stati chiamati a ricostruire davanti agli inquirenti ciò che accadde. Il legale non accetta che quei vuoti di memoria possano convivere con ricostruzioni più dettagliate offerte successivamente davanti alle telecamere. «È importante che chi ha un grande eloquio davanti alle telecamere ce lo abbia anche davanti ai pubblici ministeri», sostiene.

De Rensis attacca Garofano sui «non ricordo»

La questione nasce dagli approfondimenti sulle analisi dei pedali della bicicletta di Stasi. Dopo un primo risultato che aveva indicato materiale biologico riconducibile a Chiara Poggi, sarebbero state effettuate ulteriori verifiche con esito negativo. Proprio la presenza e il percorso documentale di questi accertamenti sono diventati uno dei nuovi fronti dell’inchiesta.

De Rensis insiste sul ruolo del capitano Marino, che nel 2007 operava come consulente del pubblico ministero. Secondo il legale, il compito degli specialisti non era decidere autonomamente quale valore attribuire ai risultati, ma riferire gli esiti alla Procura affinché fossero gli inquirenti e successivamente le parti e i giudici a valutarli.

È in questo contesto che arriva l’affondo contro Garofano. Per De Rensis, davanti a un avvenimento professionalmente eccezionale come l’omicidio di Garlasco sarebbe ragionevole aspettarsi che almeno una parte consistente delle attività svolte rimanga impressa nella memoria. Una tesi alla quale Garofano ha replicato ricordando il tempo trascorso e l’enorme numero di casi trattati dal RIS di Parma.

Prima la finta dormita, poi Garofano lascia il collegamento

La polemica non nasce oggi. De Rensis e Garofano si erano già affrontati in televisione in un confronto diventato rapidamente incandescente. Mentre l’ex comandante spiegava la propria versione degli accertamenti eseguiti sui pedali, l’avvocato di Stasi aveva platealmente simulato di addormentarsi davanti alle telecamere.

Il gesto aveva fatto esplodere la tensione. La conduttrice Eleonora Daniele era intervenuta per cercare di riportare il confronto sui binari della discussione, ma Garofano aveva infine deciso di lasciare il collegamento. Prima di andarsene aveva rivolto a De Rensis una frase altrettanto tagliente: «Speriamo che lei arrivi alla pensione».

Lo scontro personale rischia però di oscurare la questione sostanziale. Garofano continua a respingere qualsiasi accusa di avere nascosto, falsato o manipolato risultati scientifici e sostiene che il RIS abbia correttamente comunicato ciò che riteneva significativo. De Rensis, invece, pone una domanda differente: spettava davvero ai consulenti stabilire quali risultati dovessero essere considerati rilevanti?

La battaglia sui pedali può diventare decisiva per Stasi

La risposta interessa direttamente la strategia della difesa di Alberto Stasi. I suoi legali stanno infatti raccogliendo elementi da utilizzare per un’eventuale richiesta di revisione della condanna definitiva e la ricostruzione completa degli accertamenti effettuati nel 2007 potrebbe assumere un ruolo importante.

Questo non significa che la revisione sia automatica né che gli elementi emersi dimostrino già un errore giudiziario. Per riaprire definitivamente il caso Stasi serviranno presupposti giuridici precisi e sarà eventualmente un giudice a stabilire il peso delle nuove acquisizioni.

Intanto, però, la battaglia si combatte su due fronti. Da una parte la Procura cerca di ricostruire documenti, analisi e comunicazioni di diciannove anni fa; dall’altra i protagonisti di quella stagione si affrontano pubblicamente con toni sempre più duri. E dopo l’ultimo affondo di De Rensis, la domanda sui «non ricordo» è destinata a rimanere sul tavolo: quanto può dimenticare chi partecipò a una delle indagini più controverse della cronaca giudiziaria italiana?