Garlasco, i Poggi frenano sulla revisione per Stasi: «Si reinterpretano fatti già valutati». Il nodo delle nuove prove

I genitori di Chiara Poggi – foto dal web

Una sentenza definitiva non può essere scardinata semplicemente reinterpretando elementi già esaminati nei vecchi processi. È questa la linea di Dario Redaelli, consulente tecnico della famiglia Poggi, mentre la difesa di Alberto Stasi prepara nuove consulenze e punta alla revisione della condanna per l’omicidio di Chiara.

Redaelli non nega che vecchi reperti e vecchie acquisizioni possano essere nuovamente studiati. Contesta però che una lettura differente equivalga automaticamente a una nuova prova. «Ci sono solo ipotesi che si fondano sulla reinterpretazione di fatti valutati nel 2007 e nel 2014 con l’appello di rinvio», sostiene affrontando alcuni degli elementi tornati al centro del caso.

È esattamente questo il terreno sul quale potrebbe giocarsi la battaglia per Stasi: distinguere una prova realmente nuova da una nuova interpretazione di materiale che i giudici hanno già conosciuto e valutato.

La famiglia Poggi parte dalla condanna definitiva di Stasi

Redaelli mette subito un punto fermo: Alberto Stasi è stato condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi. «Non dobbiamo dimenticare l’esistenza di una sentenza passata in giudicato che ha cristallizzato questa situazione. È da qui che dobbiamo partire tutti, non solo noi».

Una posizione destinata a scontrarsi frontalmente con la strategia della difesa di Stasi, che sta lavorando proprio per dimostrare che le nuove acquisizioni cambiano il quadro sul quale quella condanna venne costruita. Tra gli approfondimenti annunciati figurano nuovi accertamenti genetici, uno studio sulle impronte e sulle scarpe e una rilettura delle intercettazioni relative ad Andrea Sempio risalenti al 2017. La questione decisiva sarà però il loro valore davanti ai giudici chiamati eventualmente a pronunciarsi sulla revisione.

La scarpa e l’impronta a pallini tornano al centro

Uno dei fronti più delicati riguarda l’impronta della scarpa con suola a pallini presente sulla scena del crimine. Anche i consulenti della famiglia Poggi stanno lavorando sull’elemento con propri esperti, con l’obiettivo di produrre un elaborato tecnico destinato a un eventuale giudice della revisione.

La battaglia si annuncia quindi soprattutto peritale. Non basterà sostenere che una determinata scarpa non corrisponde alle caratteristiche precedentemente attribuitele. Bisognerà stabilire quanto quella nuova valutazione incida sulla ricostruzione complessiva del delitto e soprattutto sulla responsabilità di Stasi così come fissata nella sentenza definitiva. Lo stesso principio vale per gli altri elementi che negli ultimi mesi sono tornati sotto la lente.

Gli asciugamani mancanti: «Solo un’ipotesi»

Tra questi ci sono gli asciugamani che sarebbero mancati dalla villetta e che, secondo una delle ipotesi, l’assassino potrebbe aver utilizzato prima di uscire dalla casa. Redaelli frena. Sulla scena, spiega, non esisterebbero tracce che consentano di affermare con certezza che gli asciugamani abbiano avuto un ruolo importante nell’azione criminosa.

Anche questa ricostruzione rimarrebbe quindi nel campo delle ipotesi. Per il consulente il problema è sempre lo stesso: prendere circostanze conosciute da anni e attribuire loro oggi un significato differente non significa necessariamente aver scoperto una prova nuova. Ed è proprio il requisito della novità a diventare fondamentale quando l’obiettivo non è semplicemente riaprire una discussione sul delitto, ma ottenere la revisione di una condanna passata in giudicato.

Redaelli boccia anche il movente dell’approccio sessuale

Il consulente della famiglia Poggi contesta inoltre una delle ipotesi emerse nella nuova inchiesta: quella di un possibile approccio sessuale respinto da Chiara. «Sulla scena non c’è alcun elemento che faccia pensare a un approccio sessuale e a un movente di quel tipo», sostiene. Secondo la ricostruzione richiamata da Redaelli, Chiara avrebbe aperto volontariamente la porta a una persona conosciuta e il diverbio sarebbe iniziato all’interno dell’abitazione.

Il consulente sottolinea inoltre che Andrea Sempio frequentava casa Poggi perché amico di Marco, fratello di Chiara, ma non avrebbe avuto un rapporto personale diretto con la ragazza. Neppure le tre telefonate effettuate nei giorni precedenti l’omicidio dimostrerebbero, secondo questa lettura, l’esistenza di un legame tale da sostenere il nuovo scenario.

La partita decisiva: che cosa è davvero una «nuova prova»?

È qui che il caso Garlasco entra nel suo passaggio più delicato. La nuova inchiesta può produrre risultati importanti sulla posizione di Andrea Sempio, ma la revisione del processo di Alberto Stasi segue un percorso differente. Per rimettere in discussione la condanna serviranno elementi capaci di incidere realmente sul quadro probatorio.

Ed è proprio su questo punto che la famiglia Poggi prepara la propria battaglia tecnica. Scarpe, impronte, Dna, asciugamani e vecchie acquisizioni possono essere nuovamente analizzati. Ma per Redaelli resta da dimostrare che da quelle analisi emerga qualcosa di realmente nuovo e sufficientemente forte da mettere in crisi una sentenza definitiva.

La domanda che incombe sul prossimo capitolo di Garlasco diventa quindi molto precisa: stanno emergendo nuove prove oppure stiamo guardando con occhi nuovi le stesse prove di diciannove anni fa? Dalla risposta dipenderà buona parte della battaglia sulla revisione di Alberto Stasi.