Trump ai repubblicani: «Se non votate andrete all’inferno». Poi chiede alla platea di giurare fedeltà al «più grande presidente»

Donald Trump

«Sapete cosa succede se alla fine non votate? Andrete all’inferno». Donald Trump trasforma la convention repubblicana di Dallas in un gigantesco comizio personale e chiede agli elettori del Gop di comportarsi alle elezioni di midterm come se sulla scheda elettorale ci fosse ancora una volta il suo nome.

Poi va oltre. All’American Airlines Center invita il pubblico ad alzare la mano e pronunciare insieme a lui un vero e proprio giuramento rivolto al presidente: «Prometto al più grande presidente della storia degli Stati Uniti, che ci ama così tanto, che uscirò e andrò a votare».

La platea ripete. Trump continua: «Giuriamo che il 3 novembre andremo a votare». Infine arriva la battuta sull’inferno, accolta dagli applausi dei presenti. Una scena che fotografa meglio di qualsiasi analisi la strategia scelta dal presidente per le elezioni che decideranno gli ultimi due anni del suo mandato: trasformare le midterm in un nuovo referendum su Donald Trump.

«Fate finta che sulla scheda ci sia il mio nome»

Trump non lascia spazio a interpretazioni. «Queste midterm sono fra le elezioni più importanti», dice. Poi chiede direttamente agli elettori un favore: «Fate finta che sia io a correre e che il mio nome sia sulla scheda. Andate a votare». Il presidente lega così il destino dei candidati repubblicani al proprio. E descrive l’eventuale vittoria democratica come una minaccia esistenziale per il Paese: «Se i democratici vincono distruggeranno tutto quello che abbiamo costruito. Rovineranno il Paese».

Poco prima aveva alzato ulteriormente i toni: «Se i democratici comunisti vincono vi confischeranno la ricchezza, vi triplicheranno le tasse e mutileranno i vostri figli». Quindi la promessa: «Insieme batteremo i comunisti che vogliono distruggere il Paese». Il messaggio politico lascia il posto alla personalizzazione assoluta quando Trump detta alla folla le parole del giuramento. Non chiede di promettere fedeltà al Partito repubblicano, al programma o ai candidati in corsa. La formula scelta mette al centro «il più grande presidente della storia degli Stati Uniti».

Prima il giuramento, poi la promessa dei 5mila dollari

Alla richiesta di fedeltà elettorale Trump affianca una promessa economica gigantesca: 5mila dollari per ogni cittadino americano adulto se i repubblicani conquisteranno sia la Camera sia il Senato. «Se vincono i repubblicani, vincete con noi e ricevete 5mila dollari», ha dichiarato. Secondo i dati riportati nel materiale, negli Stati Uniti vivono circa 245,3 milioni di cittadini adulti. Distribuire a ciascuno la somma promessa richiederebbe quindi oltre 1.200 miliardi di dollari.

Il piano ha immediatamente sollevato critiche anche dentro il mondo conservatore. Joe Lonsdale, cofondatore di Palantir e finanziatore repubblicano, ha attaccato quella che considera una politica di «pane e circenses». Il deputato repubblicano Chip Roy ha chiesto come l’amministrazione pensi di trovare i soldi necessari, mentre Bob Good ha accusato Trump di voler «comprare voti» con una misura che definisce socialista.

Il presidente sostiene che il denaro arriverebbe dalla forza dell’economia e dai dazi. Ma le entrate tariffarie indicate nel materiale sono enormemente inferiori al costo potenziale dell’operazione: circa 300 miliardi di dollari generati tra gennaio 2025 e luglio 2026, dei quali oltre 100 miliardi successivamente rimborsati.

«Andrete all’inferno», ma Trump prepara anche il piano B

Dietro lo spettacolo di Dallas c’è però anche la consapevolezza che le elezioni potrebbero andare male. Mentre dal palco Trump chiede agli elettori di votare come se fosse candidato personalmente, in un’intervista ha già aperto alla possibilità di raggiungere compromessi con i democratici se questi riconquistassero il Congresso.

«Sarò un ostacolo. Bloccherò tutte le loro cattive iniziative per due anni», ha promesso, aggiungendo però che cercherebbe comunque accordi con il partito avversario.

Due registri diversi che raccontano la stessa preoccupazione. Davanti alla base repubblicana Trump mobilita il voto con toni apocalittici, chiede un giuramento personale e prospetta persino l’inferno per chi resterà a casa. Sul piano istituzionale comincia contemporaneamente a contemplare una Washington nella quale dovrà convivere con un Congresso controllato dagli avversari.

Le midterm diventano ancora una volta un referendum su Trump

A Dallas il presidente ha rivendicato anche il proprio operato: «Sono stato eletto per salvare l’America e ho mantenuto tutte le promesse. Ho preso il momento buio dell’America e l’ho trasformato in un’età dell’oro».

È questa la narrazione sulla quale Trump punta per portare gli elettori alle urne. Non vuole che il 3 novembre gli americani scelgano soltanto deputati e senatori. Vuole che votino ancora una volta per lui, anche se il suo nome non comparirà su nessuna scheda.

La formula utilizzata davanti alla folla di Dallas rende esplicito il messaggio: alzare la mano, giurare di andare alle urne e prometterlo direttamente al presidente. Poi la conclusione, metà battuta e metà avvertimento, pronunciata davanti a una platea in festa: «Se alla fine non votate? Andrete all’inferno».