Donnarumma, il racconto choc della moglie Alessia: «Dissi ai rapinatori che ero incinta, ma continuarono a picchiarmi». Poi perse il bambino

Donnarumma con la moglie Alessia Elefante, Ipa @lacapitalenews

«Ho detto loro che ero incinta, ma hanno continuato lo stesso». È il passaggio più drammatico del racconto di Alessia Elefante, oggi moglie di Gianluigi Donnarumma, sulla terribile rapina subita dalla coppia nella propria abitazione di Parigi nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2023.

Alessia all’epoca aspettava un bambino. I rapinatori lo seppero direttamente da lei, ma questo non fermò la violenza: la trascinarono per i capelli e la colpirono ripetutamente mentre pretendevano che aprisse la cassaforte.

Pochi giorni dopo quella notte la donna perse il bambino che portava in grembo.

Il dramma è tornato al centro dell’attenzione con l’apertura del processo contro alcuni dei presunti responsabili della rapina. Donnarumma ed Elefante, che nel frattempo si sono sposati e sono diventati genitori del piccolo Leo, hanno scelto di non essere presenti in aula.

Donnarumma colpito con un tirapugni e minacciato con un coltello

La rapina avvenne nella casa parigina nella quale all’epoca vivevano il portiere e la compagna.

I due stavano dormendo quando quattro uomini fecero irruzione nell’abitazione, raggiungendo il tetto con una scala ed entrando attraverso una finestra.

Per Donnarumma cominciarono minuti di terrore. I rapinatori lo colpirono al volto con un tirapugni, lo minacciarono con un coltello e infine lo legarono.

Alessia venne invece costretta ad accompagnare gli uomini alla cassaforte.

«Ho detto loro che ero incinta, ma hanno continuato lo stesso, tirandomi per i capelli e colpendomi più volte», raccontò successivamente agli investigatori.

Gli aggressori pretendevano denaro e orologi. Quando la donna spiegò di non conoscere il codice della cassaforte, la situazione degenerò ulteriormente: i rapinatori erano convinti che stesse mentendo.

Un bottino da oltre 500mila euro

La banda riuscì a portare via un bottino enorme.

Dall’abitazione sparirono orologi di lusso, borse griffate, gioielli e denaro contante, oltre alle chiavi di una Mercedes e di una Lamborghini. Il valore complessivo della refurtiva superava i 500mila euro.

Ma furono soprattutto le conseguenze personali a segnare la coppia.

Alessia era incinta durante l’aggressione e pochi giorni dopo perse il bambino. Una gravidanza precedente a quella che avrebbe poi portato alla nascita di Leo, venuto al mondo il 13 settembre 2024.

La violenza di quella notte avrebbe inoltre lasciato pesanti conseguenze emotive sia su Donnarumma sia sulla moglie.

Processo ad alta tensione: insulti e minacce alla polizia

L’apertura del processo a Parigi ha riportato alla luce quei minuti di terrore, ma l’udienza si è trasformata rapidamente anche in un caso per quanto accaduto dentro il tribunale.

Protagonista delle tensioni è stato Ilyas “Ganito” Kherbouch, indicato come uno dei presunti organizzatori del colpo.

Quando gli agenti hanno chiesto al fratello dell’imputato di interrompere le comunicazioni con lui e successivamente di lasciare l’aula, la situazione è precipitata.

Kherbouch ha iniziato a insultare e minacciare pesantemente i poliziotti, mentre gli agenti allontanavano con la forza il fratello.

L’imputato ha poi manifestato apertamente il proprio disinteresse per il procedimento: «Non voglio partecipare al processo. Non me ne potrebbe importare di meno».

Tre imputati e due minorenni già condannati

Oltre a Kherbouch, il processo vede imputati Khyan Mamouni e Moktar Diop. Quest’ultimo ha ammesso di avere partecipato alla rapina, negando però di aver usato violenza contro Donnarumma ed Elefante.

Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni componenti della banda sarebbero stati costretti a partecipare al colpo sotto minaccia. Uno di loro si è successivamente tolto la vita in carcere, mentre altri due partecipanti, minorenni all’epoca dei fatti, sono già stati condannati rispettivamente a tre e quattro anni di reclusione.

Il processo dovrà ora ricostruire ruoli e responsabilità individuali nella rapina.

Per Gianluigi Donnarumma e Alessia Elefante, però, resta soprattutto il ricordo di quella notte. E di una frase pronunciata dalla donna nella speranza di fermare gli aggressori: «Sono incinta».

Non bastò.