L’Ucraina è pronta a combattere la guerra anche con il porno. Può sembrare una provocazione, invece è la conseguenza di una scelta politica che il Parlamento di Kiev sta per mettere nero su bianco: legalizzare la pornografia online per trasformare un’attività che già produce milioni di dollari in una nuova fonte di entrate fiscali da destinare anche al finanziamento della difesa nazionale.
Secondo il Wall Street Journal, la proposta nasce da un paradosso che da anni accompagna migliaia di creator ucraine attive su piattaforme come OnlyFans. Producono contenuti, guadagnano cifre spesso importanti, dichiarano regolarmente i redditi e pagano le imposte, ma rischiano comunque un procedimento penale perché la normativa che disciplina la pornografia risale ancora ai tempi dell’Unione Sovietica, quando il regime comunista considerava il porno una degenerazione della cultura occidentale.
Per il governo è arrivato il momento di chiudere quella contraddizione. Invece di continuare a perseguire un mercato che esiste già e genera ricchezza, Kiev vuole regolamentarlo, tassarlo e utilizzare parte del gettito per sostenere un Paese impegnato da oltre quattro anni nella guerra contro la Russia.
Dal sesso online ai droni militari
L’aspetto che più colpisce della riforma riguarda proprio la destinazione delle nuove entrate. L’idea è trasformare un settore rimasto finora nell’ombra in una risorsa fiscale capace di portare milioni di dollari nelle casse dello Stato, fondi che potranno contribuire anche all’acquisto di droni e di altro materiale necessario alle forze armate.
La logica è tutta economica. La guerra assorbe ogni mese risorse enormi e costringe il governo a cercare nuove fonti di finanziamento. Di fronte a un comparto che produce già reddito e paga imposte, l’esecutivo preferisce farlo emergere definitivamente piuttosto che lasciarlo sospeso tra legalità fiscale e illegalità penale. Secondo le stime riportate dal quotidiano americano, oltre alle imposte future lo Stato potrebbe recuperare anche una parte delle tasse arretrate, aumentando ulteriormente il gettito.
Il paradosso di OnlyFans: pagare le tasse restando fuorilegge
È proprio questa situazione ad aver convinto molti parlamentari che la legge non abbia più alcun senso. Negli ultimi anni l’Ucraina ha visto crescere rapidamente il numero di creator presenti sulle principali piattaforme di contenuti per adulti. Si tratta di un’attività che produce reddito, alimenta l’economia digitale e versa milioni di dollari al fisco, ma continua a violare una normativa scritta decenni fa in un contesto politico e culturale completamente diverso.
La depenalizzazione non nasce quindi per favorire la pornografia, ma per riconoscere una realtà economica già consolidata e sottoporla a regole chiare, eliminando un cortocircuito che costringe migliaia di professioniste a lavorare in una continua situazione di incertezza.
Le creator denunciano ricatti e corruzione
Tra le sostenitrici della riforma ci sono soprattutto le sex creator ucraine, che da tempo raccontano un’altra conseguenza dell’attuale normativa: la possibilità che l’illegalità favorisca ricatti e corruzione. Secondo diverse testimonianze raccolte dalla stampa internazionale, alcuni funzionari avrebbero sfruttato la minaccia di un procedimento penale per ottenere denaro o altri favori in cambio del silenzio sulle attività svolte online.
Finché la pornografia rimane formalmente vietata, spiegano le creator, chi esercita questo lavoro continua a trovarsi in una posizione di estrema vulnerabilità. La legalizzazione eliminerebbe quel margine di discrezionalità e costringerebbe i controlli a muoversi esclusivamente sul terreno fiscale, come accade per qualsiasi altra attività economica.
Una svolta che archivia l’eredità sovietica
La riforma ha anche un forte valore simbolico. Il codice penale ucraino conserva infatti una delle ultime norme figlie della morale sovietica, costruita sull’idea che la pornografia rappresentasse un elemento di corruzione dei costumi e uno strumento della cultura occidentale.
L’Ucraina di oggi, però, è un Paese profondamente diverso. La guerra ha accelerato cambiamenti economici e sociali che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili. In questo nuovo contesto anche il settore dei contenuti per adulti viene considerato per quello che produce realmente: un mercato capace di generare occupazione, reddito e gettito fiscale.
Se il Parlamento approverà definitivamente la riforma, migliaia di creator potranno lavorare senza il timore di incriminazioni, mentre lo Stato incasserà nuove risorse da destinare anche alla difesa. Una scelta che rompe con il passato sovietico e che, nel pieno della guerra, trasforma perfino l’economia del porno in uno strumento per sostenere il fronte.







