Più si entra nei verbali degli uomini del Ris di Parma, più il mistero delle analisi genetiche effettuate nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi si sposta dai risultati di laboratorio a una domanda molto più semplice: chi sapeva cosa?
Perché adesso a parlare sono gli stessi ufficiali che quelle analisi le eseguirono, le seguirono o lavoravano nel reparto comandato allora dal colonnello Luciano Garofano. E dalle loro dichiarazioni emerge una catena di ricordi, «presumo», «non ricordo» e riferimenti alla scala gerarchica che la Procura di Pavia sta cercando di ricostruire diciannove anni dopo.
Al centro rimangono i raw data relativi al campione BU_P, prelevato dai pedali della bicicletta. Il 19 settembre 2007 le analisi restituirono tracciati attribuiti al profilo genetico di Chiara Poggi. Nei dati finiti sotto la lente della nuova inchiesta compaiono però anche due corse elettroforetiche completamente negative. Ed è proprio su quelle corse, sulla loro cronologia e su chi ne fosse a conoscenza che si concentrano ora le domande dei magistrati.
Marino: «Sono certo di averne parlato con Garofano»
Uno dei verbali più importanti è quello di Alberto Marino, all’epoca capitano e oggi tenente colonnello ancora in servizio al Ris. I magistrati gli mostrano il tracciato della corsa effettuata il 19 settembre 2007 alle 15.34. Marino spiega che si trattava di «un tracciato che necessitava di essere approfondito e migliorato amplificando parte del contenuto della provetta disponibile, all’incirca 50 microlitri».
Il profilo genetico di riferimento era quello di Chiara Poggi, disponibile attraverso le tracce di sangue repertate nella villetta. Alle 18.37 dello stesso giorno arrivano due tracciati che, secondo quanto contestato durante l’interrogatorio, restituiscono il profilo della vittima. A quel punto i pm chiedono a Marino che cosa fece.
La risposta introduce direttamente Garofano nella catena delle comunicazioni interne al reparto: «Sicuramente ho informato la mia scala gerarchica e quindi sono certo di averne parlato con il colonnello Garofano. Verosimilmente l’ho fatto la sera stessa».
Marino aggiunge un particolare fondamentale: «Non ho informato io l’autorità giudiziaria perché i rapporti li teneva l’allora colonnello Garofano». Dunque, secondo il ricordo dell’ufficiale, del risultato positivo Garofano venne certamente informato.
Poi arrivano le due corse negative
Il passaggio successivo è quello sul quale si concentra oggi l’attenzione della Procura. Nei dati compaiono infatti due corse elettroforetiche totalmente negative, associate all’utenza «Marino». Perché effettuare nuovi esami dopo che le analisi precedenti avevano restituito il profilo attribuito a Chiara?
Marino risponde: «Per voler ulteriormente approfondire». Quando però i magistrati gli chiedono cosa accadde dopo quel risultato nullo, il ricordo diventa meno preciso: «Non ho nessun ricordo specifico. Se non c’è nessun dato, ci siamo fermati».
L’ufficiale non esclude neppure che quelle corse siano state mostrate ai consulenti della difesa di Stasi: «Non posso escludere di aver fatto vedere anche a Fabbri o Avato le due corse negative». Poi arriva la domanda decisiva: parlò con Garofano anche delle due corse negative?
«Presumo di sì», risponde Marino. Una formula diversa dalla certezza manifestata a proposito del risultato positivo, ma che diventa inevitabilmente uno dei passaggi più delicati del verbale.
Il mistero della data e il sequenziatore con il «bug»
C’è poi il problema della cronologia, diventato uno dei terreni di scontro sull’interpretazione dei raw data. I magistrati contestano a Marino che il 20 settembre risultano due corse totalmente negative caricate sul sequenziatore dall’utenza «Marino» alle 17.33.
L’ufficiale risponde di non ricordare quell’episodio e introduce un elemento tecnico destinato inevitabilmente a far discutere: «Non ho memoria del fatto, ma potrebbe essere sbagliata la data. Ricordo che c’erano due sequenziatori e uno aveva un bug e non indicava correttamente la data».
Il particolare è importante perché proprio sulle date dei file si confrontano interpretazioni opposte. Da una parte c’è la lettura secondo cui le due corse negative sarebbero successive ai risultati positivi del 19 settembre; dall’altra quella secondo cui la data di modifica dei file non coinciderebbe necessariamente con quella dell’effettiva analisi. Adesso, nei verbali, compare anche il ricordo di un apparecchio che, secondo Marino, avrebbe avuto un problema nella registrazione della data.
Pizzamiglio: «Marino era contento in corridoio»
A fornire un altro frammento della vita interna del Ris in quei giorni è Marco Pizzamiglio, ufficiale arrivato nel reparto di Parma nel 1996 e ascoltato dai magistrati il 25 settembre. Pizzamiglio racconta che nel 2007 smise di occuparsi direttamente del caso Garlasco dopo il rientro di Garofano dalle ferie in Brasile. Quando gli chiedono che cosa ricordi delle analisi effettuate sulla bicicletta di Stasi, la risposta porta ancora ad Alberto Marino.
«Ha fatto tutto Marino. Ricordo che un giorno era contento in corridoio per il risultato che credo fosse quello sui pedali, ma non me ne aveva parlato direttamente». Un’immagine apparentemente marginale, quella dell’ufficiale soddisfatto per il risultato ottenuto, che assume però un significato particolare alla luce di ciò che oggi la Procura sta cercando di ricostruire.
Pizzamiglio ribadisce infatti di non avere altri ricordi specifici: «Non ho alcun ricordo in merito. Che io ricordi Marino ha svolto tutti gli accertamenti da solo unitamente ai consulenti delle difese».
La domanda che resta aperta: chi conosceva i risultati?
Il punto, ormai, non riguarda soltanto la presenza o meno del Dna di Chiara Poggi sui pedali. Su questo aspetto esistono letture tecniche contrapposte e la battaglia tra consulenti è destinata a continuare. La questione investigativa è un’altra: che cosa accadde all’interno del Ris quando comparvero risultati differenti sullo stesso reperto e quali informazioni arrivarono all’autorità giudiziaria?
Marino afferma di essere certo di aver comunicato a Garofano il risultato positivo e presume di avergli riferito anche delle corse negative. Dice inoltre che spettava al comandante mantenere i rapporti con l’autorità giudiziaria. Garofano, dal canto suo, ha respinto pubblicamente qualsiasi ipotesi di manipolazione, occultamento o depistaggio e ha ribadito la propria fiducia nell’operato degli uomini del reparto.
È esattamente dentro questo spazio che si muovono oggi i magistrati di Pavia: ricostruire la catena delle analisi, delle comunicazioni e delle decisioni prese nel settembre 2007. Diciannove anni dopo, il laboratorio del Ris di Parma torna così al centro del caso Garlasco. E questa volta non parlano soltanto i tracciati genetici: parlano gli uomini che davanti a quei tracciati c’erano davvero.







