A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco continua a somigliare più a un puzzle incompleto che a una vicenda definitivamente chiarita. Ogni nuova attività della Procura di Pavia riporta infatti alla luce dettagli dimenticati, omissioni, testimonianze controverse e reperti che, ancora oggi, alimentano dubbi sulla ricostruzione dell’accaduto.
L’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex comandante della Compagnia dei carabinieri di Vigevano, Gennaro Cassese, rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una vicenda che continua a riscrivere sé stessa. Ma i punti oscuri non riguardano soltanto il verbale di Andrea Sempio del 2008. Sul tavolo degli investigatori restano ancora numerosi interrogativi che, a distanza di quasi due decenni, attendono una risposta.
Dalla bici nera ai capelli nel lavandino
Tra i misteri riemersi nelle ultime settimane c’è quello della bici nera trovata, secondo alcune testimonianze, tra la vegetazione alle spalle della villetta di via Pascoli. Un dettaglio che non compare nei verbali delle prime indagini e che oggi torna al centro dell’attenzione proprio perché quella zona potrebbe rappresentare una possibile via di fuga.
I difensori di Andrea Sempio hanno già annunciato un sopralluogo tra i campi e i rovi che costeggiano l’abitazione della famiglia Poggi. L’obiettivo è verificare se quell’area sia stata realmente esplorata con il rigore necessario oppure se alcuni elementi siano rimasti fuori dall’inchiesta.
Accanto alla bici nera continua poi a far discutere anche un altro particolare: i capelli trovati nel lavandino della villetta. Anche su quel reperto restano interrogativi che il tempo non ha ancora cancellato e che la nuova inchiesta potrebbe contribuire a chiarire.
Il verbale del 2008 e i “non ricordo”
La Procura concentra oggi l’attenzione anche sull’interrogatorio reso da Andrea Sempio nell’ottobre 2008. Durante quell’audizione il giovane accusò un malore che rese necessario l’intervento del 118. Eppure il verbale non riporta alcun riferimento a quell’episodio.
Gli inquirenti contestano inoltre una lunga serie di “non ricordo” pronunciati dall’allora comandante Cassese durante il suo interrogatorio. Proprio quelle risposte hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati con l’ipotesi di false informazioni ai pubblici ministeri.
L’ex ufficiale, attraverso il suo difensore, respinge ogni accusa e sostiene che non esistano i presupposti giuridici per contestare il reato.
Un caso che continua a riaprire vecchie domande
Negli ultimi mesi sono tornati d’attualità anche altri elementi rimasti a lungo sullo sfondo: lo scontrino del parcheggio di Vigevano, le modalità con cui vennero raccolte alcune testimonianze, i verbali ritenuti incompleti, le nuove consulenze medico-legali sulle ferite di Chiara Poggi e le tracce genetiche che la Procura sta rivalutando.
Ogni nuovo accertamento aggiunge un tassello ma, allo stesso tempo, apre ulteriori interrogativi. È questa la particolarità del caso Garlasco: invece di chiudere definitivamente il cerchio, ogni scoperta sembra mettere in discussione quella precedente.
A quasi vent’anni dal delitto, resta così l’impressione di un’inchiesta ancora attraversata da zone d’ombra. Dalla bici nera mai verbalizzata ai capelli nel lavandino, passando per verbali contestati, ricordi svaniti e reperti che tornano improvvisamente d’attualità, il mosaico investigativo appare ancora lontano dall’offrire un’immagine completa di ciò che accadde davvero il 13 agosto 2007.







