Garlasco, la guerra dei sei avvocati: Bocellari detective, Tizzoni non arretra e Taccia difende Sempio. Tre squadre, tre verità

Caso Garlasco, l’avvocata Bocellari annuncia querele contro fake news

A Garlasco ormai non esiste soltanto un’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Esistono tre fronti giudiziari, tre strategie e soprattutto tre coppie di avvocati che leggono gli stessi documenti arrivando a conclusioni quasi sempre opposte. Giada Bocellari e Antonio De Rensis sostengono che Alberto Stasi sia stato condannato ingiustamente. Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna continuano a difendere la solidità della sentenza definitiva e la posizione della famiglia Poggi. Liborio Cataliotti e Angela Taccia devono invece impedire che Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, diventi il secondo uomo processato per l’omicidio della stessa ragazza.

È diventata una guerra combattuta con consulenze genetiche, impronte, fotografie, verbali, raw data, ricostruzioni antropometriche e apparizioni televisive. Una guerra nella quale ogni nuova scoperta sembra produrre l’effetto opposto a quello che ci si aspetterebbe: invece di avvicinare le posizioni, le allontana ancora di più.

L’ultimo esempio sono i due test negativi emersi dai dati grezzi delle analisi effettuate nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi. Per Bocellari e De Rensis rappresentano un elemento capace di mettere in discussione uno dei pilastri della condanna. Tizzoni e Compagna contestano questa lettura e continuano a ritenere Alberto Stasi responsabile dell’omicidio. I difensori di Sempio, invece, osservano la battaglia da un’altra trincea: ciò che interessa loro è dimostrare che nessuno degli elementi raccolti dalla nuova Procura possa portare alla condanna del loro assistito. Tre difese, dunque. Ma soprattutto tre narrazioni giudiziarie ormai inconciliabili.

Garlasco, Giada Bocellari: l’avvocata diventata investigatrice

Se c’è un personaggio che rappresenta la riapertura del caso Garlasco è probabilmente Giada Bocellari. Penalista milanese, cresciuta professionalmente nello studio di Angelo Giarda, storico difensore di Alberto Stasi, ha trasformato la vicenda nell’impegno più importante della propria carriera.

La sua non è stata soltanto una battaglia nelle aule giudiziarie. Bocellari ha condotto personalmente indagini difensive, è tornata più volte a Garlasco e ha cercato elementi che potessero aprire una strada diversa rispetto alla ricostruzione cristallizzata dalla condanna definitiva. È da quel lavoro che nasce una parte del materiale successivamente finito nella nuova indagine su Andrea Sempio.

Bocellari ha raccontato anche di essersi recata di notte a Garlasco cercando di muoversi senza essere riconosciuta. Negli anni ha ricevuto minacce e si è trovata esposta persino a indiscrezioni e gossip sulla propria vita privata. Tutto mentre continuava a lavorare su una convinzione precisa: la sentenza contro Stasi può e deve essere rimessa in discussione attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

Al suo fianco c’è Antonio De Rensis, penalista abituato ai grandi casi di cronaca giudiziaria, dalla morte di David Rossi alla difesa di Rosa Bazzi e Olindo Romano. Il suo stile è diverso da quello di Bocellari: più mediatico, spesso molto duro nelle dichiarazioni pubbliche, ha trasformato ogni nuovo elemento favorevole alla posizione di Stasi in un attacco frontale alla ricostruzione che portò alla condanna.

Sui test negativi dei pedali la coppia non ha usato mezzi termini, sostenendo che quanto emerso dai nuovi accertamenti possa incidere profondamente sulla tenuta della sentenza. Il loro obiettivo finale è evidente: la revisione del processo ad Alberto Stasi.

Garlasco, Tizzoni e Compagna: la trincea della famiglia Poggi

Dall’altra parte c’è l’avvocato che a Garlasco era presente quando tutto cominciò: Gianluigi Tizzoni. Assiste la famiglia Poggi dall’agosto 2007 e conosce il fascicolo praticamente dalla nascita. Negli anni è diventato uno dei protagonisti più riconoscibili del caso, anche per uno stile comunicativo molto diverso da quello degli altri legali: tagliente, spesso ironico, raramente disposto a concedere qualcosa alle tesi avversarie.

Per Tizzoni il punto di partenza resta la sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi. Finché quella decisione rimarrà valida, la posizione della famiglia Poggi non cambia. Con lui lavora Francesco Compagna, penalista romano e professore universitario, che negli ultimi mesi ha assunto un ruolo sempre più visibile nel confronto pubblico.

La posizione dei due legali è diventata ancora più significativa dopo la chiusura delle nuove indagini su Andrea Sempio. La famiglia di Chiara ha infatti fatto sapere che, allo stato delle cose, non intende chiedere un risarcimento a Sempio. Compagna ha spiegato la scelta con parole nettissime: «Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti».

È il paradosso giudiziario prodotto dalla riapertura del caso: la Procura di Pavia considera Sempio l’uomo da portare davanti a un giudice, mentre la famiglia della vittima continua a considerare colpevole Stasi. Tizzoni ha inoltre sottolineato un problema giuridico tutt’altro che secondario: finché resta esecutiva la condanna di Stasi, una richiesta risarcitoria contro Sempio per lo stesso omicidio aprirebbe questioni evidenti.

Angela Taccia, l’amica diventata avvocata di Sempio

La terza squadra nasce invece attorno ad Andrea Sempio. Angela Taccia non è soltanto una delle sue avvocate. I due si conoscono da molti anni e il rapporto personale precede di molto la nuova indagine. Quando Sempio è tornato nel mirino della Procura di Pavia, Taccia è diventata uno dei volti più presenti della sua difesa.

La linea è rimasta costante: gli elementi raccolti dagli investigatori non dimostrerebbero il coinvolgimento di Sempio nell’omicidio di Chiara Poggi. Taccia, tuttavia, ha già messo in conto uno scenario diverso. Dopo la chiusura delle indagini ha spiegato di ritenere possibile un rinvio a giudizio nonostante, secondo la difesa, manchino elementi che possano giustificarlo.

Al suo fianco c’è Liborio Cataliotti, penalista reggiano con una lunga esperienza nei processi di grande esposizione mediatica. Tra quelli che lo hanno portato all’attenzione nazionale figura anche il procedimento legato a Wanna Marchi e Stefania Nobile, nel quale difese una delle imputate. Cataliotti ha portato nella squadra di Sempio un approccio più strettamente processuale, cercando di separare ciò che appare nei talk show da ciò che può realmente entrare in un’aula di giustizia.

La strategia adesso deve affrontare la fase più delicata. Dopo la chiusura delle indagini, la Procura ha annunciato l’intenzione di chiedere il processo per Sempio. La difesa potrà depositare memorie, chiedere ulteriori accertamenti e valutare anche se far rendere dichiarazioni al proprio assistito. Taccia ha già spiegato che Sempio potrebbe scegliere anche la strada delle dichiarazioni spontanee.

Sei avvocati e un processo che si combatte ogni sera in tv

C’è poi un elemento impossibile da ignorare: Garlasco è diventato uno dei più giganteschi processi mediatici della storia recente italiana. Gli avvocati non parlano più soltanto attraverso memorie e udienze. Commentano consulenze in televisione, rispondono agli avversari durante le trasmissioni, anticipano strategie, discutono risultati scientifici e spesso devono replicare nel giro di poche ore a documenti appena diventati pubblici.

Il risultato è una seconda aula di giustizia, molto più grande di quella reale, nella quale milioni di persone seguono il caso quasi quotidianamente. Ciascuna delle tre coppie deve combattere contemporaneamente due processi: quello previsto dal Codice e quello celebrato davanti all’opinione pubblica.

Per Bocellari e De Rensis il rischio è che una condanna definitiva venga considerata intoccabile anche davanti a eventuali nuovi elementi. Per Tizzoni e Compagna accade esattamente il contrario: temono che vent’anni di procedimenti e una sentenza definitiva vengano cancellati dal processo mediatico prima ancora che un giudice esamini le nuove acquisizioni. Per Taccia e Cataliotti il problema è forse ancora più immediato: evitare che Sempio arrivi davanti al giudice già condannato dall’opinione pubblica.

Il paradosso finale: due accusati per un solo omicidio

Dietro lo scontro fra gli avvocati rimane infine il gigantesco problema giudiziario creato dalla nuova inchiesta. Alberto Stasi è stato condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Andrea Sempio è indagato per lo stesso delitto.

La Procura di Pavia ritiene che i nuovi elementi consentano di procedere nei confronti di Sempio. La difesa Stasi guarda a quelle stesse indagini come alla possibile strada verso una revisione. La famiglia Poggi continua invece a considerare valida la verità giudiziaria raggiunta dopo cinque processi.

È qui che le tre coppie di avvocati smettono di essere semplicemente comprimarie e diventano protagoniste di una vicenda processuale quasi senza precedenti. Bocellari e De Rensis devono dimostrare che la vecchia verità giudiziaria è sbagliata. Taccia e Cataliotti devono dimostrare che la nuova accusa è sbagliata. Tizzoni e Compagna devono difendere la verità giudiziaria già pronunciata in via definitiva.

Tre strade che, almeno per ora, non possono incontrarsi. Dietro sei avvocati diventati personaggi televisivi, dietro i duelli sui social, le consulenze genetiche, le impronte, i raw data e le battaglie combattute davanti alle telecamere, resta la persona dalla quale tutto è cominciato e che rischia ancora una volta di scomparire dietro il rumore del caso: Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007 a 26 anni.