Il caso Garlasco torna a spostarsi dal terreno delle indagini a quello della televisione. E questa volta lo scontro riguarda Filorosso, il programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone, che ha intervistato nuovamente Massimo Mattiuz, il cosiddetto “super testimone” che sostiene di aver visto una ragazza bionda in bicicletta nei pressi della villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007, il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. Una scelta che ha provocato la dura reazione dell’avvocata Valeria Mettica, legale di Stefania Cappa, una delle due cugine della vittima.
Il punto, per la difesa di Cappa, è semplice: Mattiuz non è un testimone nuovo, né un elemento investigativo rimasto fuori dagli atti. È una persona già ascoltata dai carabinieri e già valutata come non attendibile. Nonostante questo, Filorosso ha deciso di riportarlo in onda, questa volta a volto scoperto, rilanciando un racconto che secondo la legale contribuisce a instillare nell’opinione pubblica il sospetto di un coinvolgimento di Stefania Cappa nell’omicidio della cugina. Coinvolgimento che gli inquirenti, anche nel nuovo filone d’indagine, non hanno mai contestato.
Il racconto del testimone e il nodo delle celle telefoniche
Massimo Mattiuz sostiene di essersi trovato a Garlasco la mattina del delitto per un appuntamento di lavoro legato a una serata in programma il 15 agosto al locale Le Rotonde. Agli investigatori avrebbe raccontato di essere arrivato in anticipo, di aver passeggiato per il paese e di aver visto una ragazza bionda in bicicletta, vestita di nero, pedalare velocemente nei pressi della zona della villetta dei Poggi.
Davanti alle telecamere di Filorosso, Mattiuz ha ribadito la propria versione e ha spiegato di non essersi mai presentato prima dai carabinieri perché, all’epoca, «non gli interessava». Oggi, ha aggiunto, sarebbe stato mosso dalla coscienza e dalla convinzione che nella vicenda ci sia «qualcosa di anomalo». Il testimone ha anche sostenuto di aver ricevuto minacce dopo aver parlato pubblicamente: qualcuno gli avrebbe citofonato dicendogli di non occuparsi del caso Garlasco.
Il problema, però, riguarda i riscontri. Secondo quanto ricostruito negli atti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno verificato l’utenza indicata da Mattiuz e non hanno trovato agganci alle celle telefoniche della zona di Garlasco nella mattina del 13 agosto 2007. Nel verbale del 27 aprile 2026, le sue dichiarazioni vengono giudicate non confermate. Proprio per questo, gli investigatori non hanno attribuito al suo racconto un valore utile a modificare il quadro dell’inchiesta.
La reazione dell’avvocata Mettica
Valeria Mettica, legale di Stefania Cappa, ha attaccato duramente la scelta della trasmissione. «Si sta dando voce a qualcuno già ritenuto non attendibile, abbiamo querelato», ha dichiarato a Fanpage.it dopo la seconda intervista mandata in onda da Filorosso.
La legale contesta soprattutto la reiterazione del racconto televisivo, nonostante la valutazione già espressa dagli investigatori. «Ieri sera, in modo deliberato e reiterato, è stato mandato in onda su Filorosso l’ennesimo sedicente testimone. Si tratta di una dinamica che non può più essere ignorata né sottovalutata», ha affermato.
Mettica ricorda inoltre di aver già replicato dopo la precedente puntata, citando la nota dei carabinieri della Moscova, proprio per evitare di alimentare ulteriormente il circuito mediatico. Ma, secondo la legale, il silenzio non ha fermato «il proliferare di ricostruzioni false, insinuazioni e accuse prive di fondamento».
Poi l’affondo su Mattiuz: «È talmente incredibile che dopo essere stato ascoltato dai Carabinieri, dagli stessi addirittura neppure viene ritenuto in grado di poter sviare le indagini». La legale sottolinea che fu lo stesso testimone a fornire ai militari, tra gli altri, il numero telefonico che indicava come quello utilizzato all’epoca. Numero che, secondo le verifiche, non agganciava alcuna cella di Garlasco. Solo dopo la messa in onda, osserva Mettica, Mattiuz ha parlato della possibilità di aver avuto altri cellulari.
Stefania Cappa non è indagata
Il punto centrale resta la posizione di Stefania Cappa. La cugina di Chiara Poggi non è indagata e gli approfondimenti svolti dagli investigatori non hanno portato a un suo coinvolgimento nell’inchiesta. Lo scorso anno, sulla base di riscontri telefonici, è stato accertato che la mattina del 13 agosto 2007 si trovava a casa sua.
Per questo la difesa considera grave la scelta di continuare a rilanciare in tv testimonianze già valutate come inattendibili. «L’avvocata Stefania Cappa è rimasta in silenzio fino a oggi per senso di responsabilità e rispetto del lavoro istituzionale, ma non è più disposta ad accettare che venga sistematicamente instillato nell’opinione pubblica il sospetto di un suo coinvolgimento nell’omicidio della cugina, ancorché pacificamente escluso dagli inquirenti, anche attuali», ha dichiarato Mettica.
La legale conclude con parole nette: «Quanto accaduto ieri sera ha superato un limite che non può essere ulteriormente tollerato». Il caso, dunque, conferma ancora una volta la distanza tra il piano mediatico e quello giudiziario. In televisione il racconto del “super testimone” continua a produrre clamore. Negli atti, invece, gli investigatori lo hanno già valutato e non lo hanno ritenuto attendibile. Ed è su questa differenza che la difesa di Stefania Cappa ha deciso di alzare il livello dello scontro.







