Edoardo Petracci, il compositore solitario, debutta con l’album “By This Window”

Edoardo Petracci

C’è un filo invisibile che unisce le vette selvagge della Calabria ai laboratori sonori di Berlino, passando per le quinte dei grandi teatri romani. Al centro di questo vortice fatto di note musicali e silenzi c’è Edoardo Petracci, compositore e performer marchigiano di base a Roma, che con il suo album di debutto, By This Window, firma un manifesto poetico sulla dimensione fisica del suono.

Petracci non è un esordiente nel senso stretto del termine: la sua firma è già passata per produzioni teatrali di rilievo come Irene K. e Amleto, Un Principe Mille Volti al Teatro India, ed è approdata al cinema con la colonna sonora di Animalia di Marius Rolfsvåg (vincitore del Méliès d’Argent a Trieste e presentato al Sitges 2025).

Tuttavia, con questo disco, la minuziosa composizione musicale di Petracci si fa intima e minimale. Il progetto “By this window” nasce infatti in una vecchia casa di campagna sui monti della Sila, trasformata per l’occasione in uno studio di registrazione analogico dove macchine a nastro hanno catturato l’immediatezza del momento. Ai microfoni de LaCapitale News con Edoardo Petracci abbiamo approfondito la genesi di questo viaggio sensoriale che dalla calabria è arrivato a Berlino per poi atterrare anche a Roma.

L’intervista

«L’idea di questo album parte da molto lontano, da tante idee frammentate, da bozze incompiute, registrazioni sparse e da appunti scritti su alcuni spartiti. Era un progetto che desideravo realizzare da tempo e al quale tendevo, ma che per un motivo o un altro non riuscivo mai a realizzare. Finché un giorno ho deciso non avrei più potuto rimandare. Cercavo il luogo giusto dove poter lasciar libere quelle idee, prendere tutti i frammenti e metterli insieme. Alla fine ho capito che c’era un solo posto in cui andare. Così ho trasferito il mio studio nella vecchia casa di campagna dei miei nonni, in Sila, nel sud Italia, un luogo speciale per me, pieno di ricordi e immerso nel silenzio della natura.

Continua a raccontare Petracci: «Ho iniziato a scrivere lì e sono rimasto finché non ho sentito che l’album era finalmente completo. La Sila è un luogo molto particolare a cui sono profondamente legato. C’è qualcosa di magico che mi lega a quel posto e faccio fatica a trovare una spiegazione razionale. È uno di quei luoghi dove, per certi aspetti, il tempo sembra essersi fermato e dove, se si cerca bene, esistono ancora spazi in cui la natura è davvero incontaminata e selvaggia. Questo ha influenzato prima di tutto il mio modo di vivere durante quel periodo. Un tipo di vita lenta, fatta di cose semplici ed essenziali. Oggi siamo abituati a pensare che le idee arrivino aggiungendo continuamente nuovi stimoli. Per me è successo il contrario: sono arrivate quando ho iniziato a toglierli. Lontano dal caos, dalla tecnologia e dal continuo flusso di informazioni, sono riuscito a ritrovare un luogo di quiete e di ascolto. A quel punto la musica e le idee hanno iniziato a scorrere da sole e ho semplicemente iniziato iniziato a suonare».

In una tua presentazione parli di immaginare ogni momento del tuo passato vissuto nella casa dei tuoi nonni in Sila.

«Ho un legame affettivo molto forte con quel luogo e, inevitabilmente, rivedere quella casa vuota dopo tanti anni ha portato con sé anche un po’ di malinconia. Ma in realtà non ho scelto quel luogo solo per rivivere quei ricordi o immergermi nella memoria. Quella residenza è stata anche un’occasione per fermarmi, meditare e riflettere sul percorso umano e musicale che avevo affrontato fino a quel momento. Per molto tempo ho desiderato realizzare un album che riuscisse a raccogliere tutte queste esperienze. Non credo avrei potuto farlo prima. A un certo punto ho semplicemente sentito che era arrivato il momento giusto. È stato un flusso completamente naturale. Non credo che sarei riuscito a raccontare quel momento della mia vita in un altro modo. L’album è nato così, senza programmarlo e in maniera del tutto spontanea. La stessa tracklist dell’album rispecchia esattamente l’ordine cronologico in cui ho scritto i brani, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Non ho mai sentito il bisogno di modificarla: mi sembrava il modo più sincero per conservare quel percorso così come era avvenuto».

Edoardo Petracci
Edoardo Petracci

Nell’album convivono strumenti antichi, come il “duduk”, e tecnologie moderne come la sintesi modulare. Come sei riuscito a far dialogare mondi così diversi? È una caratteristica che ritroviamo spesso nella tua musica.

«Questa fusione di strumenti di diversa matrice nasce dal mio interesse per i vari aspetti, e se vogliamo organicità, della musica. Mi affascinano tutti quei piccoli elementi che, messi insieme, vanno poi a comporre un unico mosaico sonoro. Questo vale per ogni aspetto della musica: una singola nota può cambiare completamente il colore di un accordo, una pausa può creare una tensione fortissima in una composizione e un timbro può modificare la percezione di un intero brano. Questa ricerca del dettaglio vale tanto nella struttura della musica quanto negli strumenti che utilizzo. Ricerco quelli che ritengo più adatti a costruire quell’immagine complessiva e poi cerco di integrarli l’uno con l’altro in un unico flusso sonoro dove non c’è più distinzione tra acustico elettronico, classico-moderno, etnico o tradizionale».

Il viaggio di By This Window parte dalla composizione sui monti solitari della Sila fino agli studi di registrazione di Berlino, raccontaci dell’emozione di questo momento.

«Sì effettivamente con questo album si è creato un ponte con Berlino. Tutta la fase creativa, dalla composizione alla registrazione e al missaggio, è stata realizzata da me tra la casa in Sila e il mio studio a Roma. La fase finale, invece, è avvenuta in Germania, dove ho avuto la fortuna di affidarmi a professionisti straordinari a cui sarò sempre grato per il loro fantastico lavoro. Il disco aveva già trovato una sua identità sonora e il mio obiettivo era che tutto il lavoro di mastering e di produzione finale riuscisse a conservarla senza snaturarla. Per questo ho scelto di coinvolgere professionisti come Zino Mikorey che con la sua grande sensibilità artistica è riuscito a valorizzare e far emergere ancora di più l’identità sonora del disco. Per me era importante che, nonostante fosse un album autoprodotto e nato in una piccola casa tra i boschi della Sila potesse confrontarsi senza timore con le produzioni internazionali che ascolto e ammiro da anni. Per questo ho cercato di curare ogni fase del progetto senza scendere a compromessi, cercando di mantenere la qualità la più alta possibile. È stato emozionante vedere un progetto nato in un luogo così intimo arrivare fino a Berlino senza perdere la propria identità».

Album di ricerca artistica e personale: cosa hai scoperto di te stesso come artista durante la creazione di By This Window?

«Dopo tanti anni di studio e di musica sento di aver finalmente trovato la mia dimensione e il mio suono. Limitarmi a suonare un solo strumento mi è sempre stato stretto sin dai tempi del Conservatorio, ma allo stesso tempo dedicarmi esclusivamente alla composizione mi farebbe rinunciare a tutta la magia e all’adrenalina del palco e della performance dal vivo, che sono sempre state una parte fondamentale del mio percorso. A un certo punto ho capito che tutte le etichette e le distinzioni di stile o di genere, sono solo degli schemi nei quali per qualche motivo decidiamo di stare e nelle quali anche io sono stato per molto tempo. Con questo album ho voluto togliere tutte le barriere che ci possono essere nella musica – classico e moderno, acustico o elettronico, scrittura o improvvisazione – e cercare di creare un’opera quanto più organica possibile e intesa come un flusso musicale senza etichette di genere. Questo è ciò che cerco di fare ogni volta che salgo sul palco o entro in studio: far convivere tutti questi mondi diversi, che sono indissolubilmente parte del mio percorso musicale, cercando di costruire un linguaggio personale in cui composizione e performance, strumenti tradizionali ed elettronici convivano in modo naturale».

In chiusura, abbiamo chiesto a Petracci tre parole per descriverlo e presentarlo a chi andrà ad ascoltarlo per la prima volta. Petracci ha scelto: «Sincero, contemplativo, naturale». Per chi volesse immergersi in questo “flusso senza etichette”, si preannuncia un’estate di concerti e di presentazioni, nei quali Edoardo Petracci proporrà By This Window interamente dal vivo. Gli appuntamenti imperdibili sono il 19 Luglio al BeAlternative Festival, nel suggestivo scenario di “Suoni tra i Giganti” presso la Riserva FAI – I Giganti della Sila a Croce di Magara (CS), e il 5 Settembre per la rassegna Cartoline Sonore a Viddalba (SS).