Per settimane Matteo Salvini ha ripetuto che nella Lega non esiste alcun caso politico. Nessuna rivolta dei governatori, nessuna richiesta di cambiare lo statuto, nessuna fronda interna. Ma una bozza di riforma elaborata dai principali esponenti del Nord racconta una storia diversa. Il documento, rimasto nel cassetto dopo lo stop imposto dal segretario federale, propone infatti una trasformazione profonda del Carroccio: meno poteri concentrati nelle mani del leader nazionale e un ritorno a una struttura fortemente radicata nei territori settentrionali.
La proposta porta la firma politica del fronte nordista, con il contributo di Roberto Calderoli e il sostegno di figure di primo piano come Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti. Un progetto che avrebbe dovuto approdare al Consiglio federale del 10 giugno, ma che Salvini ha bloccato prima ancora che venisse discusso.
Nasce la “Lega della Macroregione del Nord”
Il cuore della riforma è l’istituzione della “Lega della Macroregione del Nord”, una struttura politica autonoma che riunirebbe Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna.
Non si tratterebbe di un semplice coordinamento territoriale, ma di un organismo dotato di un proprio consiglio direttivo, destinato a svolgere anche funzioni di segreteria politica sulle questioni riguardanti il Nord. Il progetto prevede inoltre un congresso federale straordinario entro 120 giorni per modificare formalmente lo statuto e dare vita alla nuova organizzazione.
La riforma segnerebbe di fatto il ritorno dello spirito originario della Lega Nord, riaffermando il peso politico delle regioni settentrionali dopo anni nei quali il partito si è trasformato in una forza nazionale sotto la guida di Salvini.
Meno poteri al segretario, più autonomia ai governatori
L’aspetto più delicato della proposta riguarda la redistribuzione dei poteri interni. Il presidente del consiglio direttivo della Macroregione del Nord diventerebbe automaticamente membro del Consiglio federale e assumerebbe il ruolo di vice segretario federale vicario. Una figura destinata a condividere il peso politico oggi concentrato sul segretario nazionale.
Il consiglio direttivo, composto da segretari regionali, governatori, ex governatori e altri componenti previsti dallo statuto, avrebbe competenze molto ampie. Potrebbe determinare la linea politica sulle questioni del Nord, approvare le candidature alle elezioni regionali e amministrative, decidere gli accordi elettorali territoriali e persino scegliere un proprio simbolo da utilizzare nelle consultazioni locali.
Alle elezioni politiche ed europee, invece, resterebbe il simbolo unico della Lega nazionale. In sostanza, il centro decisionale del partito tornerebbe almeno in parte nelle mani dei territori, ridimensionando il modello fortemente centralizzato costruito negli ultimi anni da Salvini.
Lo scontro sul futuro del Carroccio
La bozza arriva in un momento delicato per la Lega. Il partito deve fare i conti con sondaggi in calo e con la crescita di nuove realtà nel campo del centrodestra, mentre il dibattito interno si intreccia con il ruolo sempre più influente dei governatori del Nord.
Dietro la proposta statutaria emerge una diversa visione politica. Da una parte Salvini continua a difendere una Lega nazionale, fortemente guidata dal segretario federale. Dall’altra il fronte nordista spinge per recuperare l’identità originaria del movimento, restituendo maggiore autonomia ai territori e un ruolo centrale agli amministratori locali.
Per ora il leader ha imposto lo stop e la riforma è rimasta sulla carta. Ma il semplice fatto che un documento così articolato sia stato elaborato dai principali dirigenti del Nord dimostra che il confronto interno è tutt’altro che chiuso.
La partita sulla guida della Lega, insomma, non si gioca soltanto nei sondaggi o nelle alleanze politiche. Si gioca anche dentro lo statuto. E, soprattutto, nella distribuzione del potere tra Roma e quel Nord che molti dirigenti considerano ancora il vero cuore del Carroccio.







