Garlasco, l’impronta 33 e gli altri indizi il cerchio su Sempio? La Procura punta anche sull’«overkilling» di Chiara

La Procura di Pavia sembra convinta della responsabilità di Andrea Sempio nell’omicidio di Chiara Poggi e nel maggio scorso gli avrebbe messo davanti una ricostruzione durissima del delitto. Durante l’interrogatorio nel quale il 38enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, il procuratore aggiunto Andrea Civardi gli avrebbe descritto anche l’accanimento esercitato sulla vittima, introducendo un termine destinato ad avere un peso enorme se l’inchiesta arriverà al processo: «overkilling».

Sempio avrebbe ascoltato continuando a masticare una caramella o una gomma. Un comportamento giudicato da alcuni inopportuno davanti alla descrizione delle ferite di Chiara, ma sul quale Marina Baldi, che ha avuto modo di conoscere l’indagato, offre una lettura differente: Sempio sarebbe stato molto teso e avrebbe già ascoltato numerose volte la ricostruzione delle lesioni della ragazza. Attribuire un valore investigativo a una reazione individuale resta quindi estremamente difficile. Ben più concrete sono le questioni scientifiche che tornano a intrecciarsi nella villetta di via Pascoli: l’impronta 33 sulla parete e le impronte delle scarpe con la suola a pallini.

L’«overkilling» e quei colpi quando Chiara non reagiva più

Il termine utilizzato dalla Procura indica una violenza che va oltre quella necessaria a provocare la morte. Secondo quanto spiegato dal medico legale Fortunato, le valutazioni di Cristina Cattaneo individuerebbero quattro o cinque colpi finali inferti quando Chiara aveva ormai perso la capacità di reagire in maniera coordinata.

L’avvocato Fabrizio Gallo legge il riferimento all’overkilling anche in chiave processuale: potrebbe anticipare la contestazione dell’aggravante della crudeltà, qualora l’accusa sostenesse che l’assassino abbia continuato a colpire per provocare alla vittima sofferenze ulteriori rispetto a quelle necessarie a ucciderla. Ma mentre si ricostruisce la violenza dell’aggressione, l’indagine torna materialmente sui muri e sui pavimenti della casa.

Impronta 33, Ghizzoni: «Ci sono residui ematici»

Oscar Ghizzoni, consulente della difesa di Alberto Stasi, sostiene di avere sottoposto l’impronta 33 a tre differenti metodi di analisi dello spettro del colore, incrociandone poi i risultati. Alcune porzioni della traccia fornirebbero una risposta cromatica analoga a quella degli schizzi di sangue presenti sulla parete sottostante.

Per Ghizzoni il risultato confermerebbe la presenza di residui ematici in alcune zone dell’impronta. La ninidrina, spiega il consulente, produrrebbe infatti una colorazione differente quando reagisce con sangue rispetto a quella generata da sudore o grasso della pelle.

Baldi invita invece alla prudenza: l’impronta appariva bagnata e sulla parete erano presenti diverse altre tracce. Ghizzoni replica sottolineando che molti segni sembrano prodotti da contatti fugaci o strisciati di chi sale o scende le scale, mentre l’impronta 33 presenterebbe caratteristiche differenti.

Le scarpe a pallini e quel numero 42 che divide accusa e difesa

Ed è impossibile separare l’impronta 33 dall’altro grande rebus della scena del crimine: le impronte lasciate da una scarpa con la suola a pallini, presenti in diversi punti della casa.

Sempio ha sempre sostenuto di calzare il 44. Cristina Cattaneo è stata però la prima a misurargli direttamente il piede e, secondo la sua valutazione, sarebbe risultato «compatibile con una Frau numero 42, come da tabella riportata nell’informativa». La compatibilità indicata dalla consulente si collocherebbe quindi tra il 42 e il 43.

La difesa contesta questa conclusione. Il consulente Armando Palmegiani ha effettuato prove utilizzando scarpe numero 42 e sostiene che la maggiore larghezza della pianta del piede di Sempio le renderebbe incompatibili.

Proprio per eliminare questo margine di discussione, la Procura ha chiesto a Cattaneo un ulteriore approfondimento specificamente dedicato alla larghezza del piede. Un accertamento che potrebbe diventare uno degli ultimi tasselli tecnici della nuova indagine.

L’intercettazione: «Meglio non consegnare le scarpe»

C’è poi un particolare del passato che oggi assume inevitabilmente un significato nuovo. In una conversazione intercettata con il padre, Sempio aveva parlato della decisione di seguire il consiglio dei propri avvocati e non consegnare le scarpe agli investigatori.

La scelta, naturalmente, non dimostra alcun coinvolgimento nell’omicidio e rientra nelle strategie difensive consentite. Ma mostra quanto lo stesso Sempio e la sua difesa avessero compreso già allora l’importanza che quelle calzature avrebbero potuto assumere nell’indagine.

Il nodo diventa ancora più delicato perché le impronte a pallini non costituiscono una traccia isolata. Compaiono in più punti dell’abitazione e una di esse si trova proprio sul pianerottolo sopra le scale, nella zona dove si concentra anche l’attenzione sull’impronta 33.

Impronta 33 e scarpa a pallini: il possibile incrocio decisivo

Ghizzoni non usa mezzi termini: «L’impronta 33 sarà il punto centrale in tutti i passaggi processuali, così come lo sarà la correlazione tra questa e l’impronta di scarpa a pallini presente sul pianerottolo sopra le scale».

È questo il possibile punto d’incontro tra due reperti che per anni hanno avuto storie investigative differenti. Se venisse confermata la presenza di sangue nell’impronta sulla parete e fosse possibile stabilire una relazione attendibile con la traccia lasciata dalla scarpa, non si discuterebbe più soltanto di un numero 42, 43 o 44. Si tenterebbe di ricostruire il movimento di una persona nella zona più delicata della scena del crimine.

A quasi vent’anni dall’omicidio, il nuovo caso Garlasco torna così ancora una volta dentro la villetta di Chiara Poggi. Una parete, un’impronta, una suola a pallini e pochi metri di pavimento potrebbero diventare il terreno sul quale accusa e difese si giocheranno una delle battaglie scientifiche più importanti della nuova inchiesta.