Alla fine del 2025, il patrimonio netto delle famiglie italiane ammontava complessivamente a 11.333 miliardi di euro. Sebbene la cifra appaia consistente, il confronto con le principali economie europee evidenzia un netto distacco: nello stesso anno la Germania ha raggiunto quota 19.867 miliardi, la Francia 14.054 miliardi e la Spagna 8.484 miliardi. L’intera Eurozona vale complessivamente 68.521 miliardi di euro.
La vera distanza emerge analizzando la dinamica del decennio 2015-2025. In questi dieci anni, il patrimonio delle famiglie italiane è cresciuto soltanto del 22,8%, contro il +87,3% della Germania, il +56,6% della Spagna e il +42% della Francia. L’inevitabile conseguenza è stata il ridimensionamento del peso specifico dell’Italia nel contesto europeo: la quota di ricchezza dell’Eurozona detenuta dalle famiglie del nostro Paese è scivolata dal 21,7% del 2015 al 16,5% del 2025.
Il patrimonio nazionale è sempre più concentrato nelle fasce economicamente più forti. Lo dice l’analisi dell’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl.
Redditi al palo e crollo della capacità di risparmio
A monte del ritardo nell’accumulo patrimoniale si colloca la debolezza del reddito disponibile lordo. Tra il 2015 e il 2025 il reddito lordo italiano è salito da 1.132,8 a 1.455 miliardi di euro, registrando un incremento del 28,4%. Negli stessi dieci anni, tuttavia, la Spagna ha segnato un aumento del 53,8%, la Germania del 48,3% e la Francia del 41,1%. Da notare come per l’Italia la maggior parte del progresso si sia concentrata unicamente nella seconda metà del decennio, a partire dal 2020.
La frenata delle retribuzioni si è trasferita direttamente sulla capacità di mettere da parte denaro. Il risparmio lordo degli italiani è aumentato nel decennio del 28,2% (da 125,7 a 161,1 miliardi di euro), a fronte di exploit ben più consistenti in Spagna (+134,2%), Francia (+80,7%) e Germania (+64,4%). Nel 2025 il tasso di risparmio lordo delle famiglie italiane si è fermato al 10,7%, il livello più basso tra i principali Paesi considerati e ampiamente al di sotto della media dell’Eurozona (14,32%), staccato dal 19,2% tedesco, dal 17,2% francese e dall’11,9% spagnolo.
Mercato immobiliare a rilento e debito contenuto
Un contributo determinante al divario rispetto all’Europa arriva dal settore immobiliare. La casa rimane un pilastro fondamentale per gli italiani, con circa il 74% delle famiglie che vive in un’abitazione di proprietà e gli immobili che costituiscono il 46% della ricchezza lorda totale (contro una media dell’area euro del 56,9%). Tuttavia, l’andamento dei prezzi ha mostrato una dinamica molto più timida rispetto al contesto europeo.
Sul fronte dell’indebitamento, l’Italia mantiene invece un profilo di sostanziale prudenza. Nel 2025 il debito complessivo delle famiglie si attesta a 804,7 miliardi di euro, rappresentando il 10,2% del totale dell’Eurozona (7.927,7 miliardi), in calo rispetto all’11,1% del 2015. L’incidenza del debito italiano resta inferiore a quella di Germania (27,4%) e Francia (22,2%). La popolazione italiana più povera, dice la ricerca, si trova in una condizione migliore rispetto alla media della popolazione europea.
La ricchezza è per pochi: il 5% possiede oltre la metà del Paese
A fronte di un’espansione complessiva modesta, la distribuzione del patrimonio ha registrato una progressiva polarizzazione. Nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 52% della ricchezza netta nazionale. Quindici anni dopo, nel 2025, la quota è salita al 60,6%. La concentrazione appare ancora più netta guardando al vertice della piramide sociale: Il 5% più facoltoso della popolazione (circa 1,3 milioni di famiglie) è passato dal possedere il 39,9% della ricchezza nel 2010 al 50,2% nel 2025. Si tratta della quota più elevata registrata nell’intera area euro, ad eccezione di Austria e Lettonia. Al contrario, circa la metà della popolazione italiana dispone di poco più del 7% della ricchezza complessiva e sostiene il 37,9% dell’indebitamento totale.
A guidare questo divario sono stati soprattutto gli investimenti finanziari. Dei 2.107 miliardi di euro di incremento patrimoniale registrati in Italia tra il 2015 e il 2025, circa 937 miliardi (pari al 45%) sono derivati da azioni non quotate e partecipazioni societarie (+102,7% nel decennio). Questa specifica componente è risultata posseduta per ben il 98,3% dal 10% delle famiglie più ricche. Le stesse che detengono anche il 93,3% delle azioni quotate, l’82,5% dei fondi comuni, il 76,9% delle polizze vita e il 76,7% dei titoli di debito.
La risposta dei risparmiatori
Nonostante le difficoltà strutturali, il patrimonio finanziario delle famiglie italiane ha mostrato una notevole dinamicità. Secondo un recente studio di Fondazione Fabi, dal 2020 a oggi la ricchezza finanziaria privata è salita di oltre un terzo (+35%), pari a 1.600 miliardi di euro in più, arrivando a sfiorare i 6.500 miliardi di euro totali. Dall’analisi emerge una chiara riallocazione verso strumenti capaci di offrire maggiori prospettive di rendimento e protezione dall’inflazione.
Azioni e titoli di Stato
Il valore delle azioni detenute ha registrato un balzo del 113% in sei anni, passando da 973,9 a 2.077,2 miliardi di euro (di cui 1.103,3 miliardi in azioni dirette). Solo tra il 2024 e il 2025 la componente azionaria è cresciuta di quasi 293 miliardi di euro (+16,4%), arrivando a rappresentare da sola il 32% delle attività finanziarie delle famiglie. C’è stato il balzo in avanti anche per Btp, Bot e Titoli di Stato. Si è registrato un vero e proprio raddoppio delle obbligazioni, passate da 247,6 a 523,6 miliardi dal 2020 ad oggi (+111%). Nell’ultimo anno i titoli di Stato e le obbligazioni sono saliti di quasi 28 miliardi (+5,6%), pur non superando l’8,1% del portafoglio complessivo.
Fondi comuni e assicurazioni
I fondi comuni toccano quota 901,9 miliardi di euro (+30,8% dal 2020), mentre le polizze assicurative raggiungono i 1.174,4 miliardi (+4% in dodici mesi). Ma conti correnti e depositi restano la componente principale con 1.603,2 miliardi. Con un incremento di 23,5 miliardi nell’ultimo anno trainato dai conti correnti (+53,7 miliardi a fronte di un calo di 7 miliardi degli altri depositi), la liquidità cresce a ritmi decisamente più contenuti rispetto agli strumenti di investimento.







