Garlasco, Giuseppe Sempio resta indagato: «Manca il corrotto». Spuntano altri cinque possibili nomi

Genitori di Sempio

L’archiviazione di Mario Venditti non mette la parola fine all’inchiesta sulla presunta corruzione che ruota attorno alla prima indagine su Andrea Sempio. Al contrario, apre un nuovo interrogativo: se l’ex procuratore aggiunto di Pavia non ricevette denaro per favorire l’archiviazione del giovane nel 2017, perché Giuseppe Sempio, padre dell’attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, resta indagato come presunto corruttore?

È il nuovo fronte del caso Garlasco. Per Venditti non sono emersi elementi capaci di dimostrare che il denaro movimentato dalla famiglia Sempio sia arrivato nelle sue mani. Ma fonti interne alla Procura sostengono che «l’ipotesi di reato resta in piedi» e che gli accertamenti proseguiranno per capire se quel denaro fosse effettivamente destinato a qualcuno e, soprattutto, a chi. Un quadro che potrebbe cambiare ancora rapidamente: tra le ipotesi circolate nelle ultime ore c’è quella di cinque possibili nuove iscrizioni nel registro degli indagati.

Il pizzino: «Venditti Gip archivia 20. 30. euro»

Tutto nasce dal famoso appunto sequestrato nel maggio 2025 nell’abitazione dei genitori di Andrea Sempio. Sul foglio, scritto a mano da Giuseppe Sempio, compariva la frase «Venditti Gip archivia 20. 30. euro».

Gli investigatori avevano ipotizzato che quel «20. 30.» potesse indicare 20-30 mila euro e che la somma avesse qualche relazione con l’archiviazione dell’indagine del 2017. A rafforzare i sospetti erano poi arrivate intercettazioni e verifiche sui movimenti di denaro della famiglia. I Sempio hanno sempre fornito una spiegazione differente: quelle somme sarebbero servite a sostenere le spese legali affrontate per difendere Andrea.

Adesso il provvedimento che archivia Venditti introduce un particolare significativo. Giuseppe Sempio nell’appunto definiva infatti Venditti «Gip», mentre il magistrato ricopriva allora il ruolo di procuratore aggiunto. L’errore dimostrerebbe una conoscenza piuttosto approssimativa dei ruoli giudiziari e viene indicato tra gli elementi difficilmente conciliabili con l’ipotesi di un rapporto corruttivo diretto con l’ex magistrato.

Venditti fuori dall’inchiesta, ma resta il presunto corruttore

È qui che nasce quello che appare come un paradosso giudiziario. Venditti è stato archiviato, Giuseppe Sempio no.

L’avvocato Fabrizio Gallo sottolinea il problema giuridico: la corruzione è un reato che presuppone necessariamente almeno due soggetti, qualcuno che offre o consegna il denaro e qualcuno che lo riceve o accetta la promessa. Se Giuseppe Sempio resta indagato come corruttore mentre Venditti esce definitivamente dal fascicolo, l’indagine deve quindi cercare un altro eventuale corrotto, o più corrotti.

Secondo le indiscrezioni emerse, il procedimento potrebbe essere trasferito per competenza a Pavia e finire sul tavolo del pm Stefano Civardi Napoleone, già impegnato nell’inchiesta che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

L’attenzione potrebbe così spostarsi anche su quanto accadde materialmente durante le indagini del 2017 e sull’attività svolta allora dagli investigatori.

L’ipotesi dei cinque nuovi indagati

Il passaggio più delicato riguarda proprio le persone che potrebbero entrare nel nuovo fascicolo. Secondo quanto riferito da chi sta seguendo gli sviluppi dell’inchiesta, potrebbero esserci cinque nuove iscrizioni.

Gallo invita alla cautela, ma indica una possibile pista investigativa: i tre avvocati che seguirono la vicenda Sempio e due militari, Spoto e Sapone. Si tratta, allo stato delle informazioni disponibili, di un’ipotesi e non di responsabilità accertate o contestazioni già formalizzate. Tra gli scenari evocati compare anche quello del millantato credito: qualcuno potrebbe avere fatto credere alla famiglia di poter influire sull’esito dell’indagine senza che il denaro fosse realmente destinato al magistrato che avrebbe dovuto prendere la decisione.

Se questa pista trovasse elementi concreti, cambierebbe radicalmente la prospettiva originaria dell’inchiesta. Non più denaro consegnato a Venditti per ottenere l’archiviazione, ma eventualmente soldi destinati o consegnati ad altri con la promessa di intervenire sul procedimento.

Il mistero dei soldi: «Dobbiamo darli a quei signori lì»

Al centro restano anche le intercettazioni. Una delle frasi destinate a essere analizzate è «dobbiamo dare i soldi a quei signori lì». Per Marina Baldi, consulente del team Sempio, il significato non sarebbe affatto univoco: «quei signori» potrebbero essere semplicemente gli avvocati e il denaro rappresentare il pagamento delle parcelle. Ma proprio sulle parcelle emerge un’altra contraddizione che potrebbe interessare gli investigatori.

Secondo Gallo, alcuni legali avrebbero dichiarato di non avere ricevuto quelle somme. Massimo Lovati, invece, avrebbe sostenuto di aver incassato circa 15 mila euro. Se la famiglia Sempio movimentò complessivamente somme molto superiori, diventa allora necessario ricostruire con precisione quanto fu pagato, a chi e per quale motivo. Sono domande che spiegano perché l’archiviazione di Venditti non abbia fatto crollare l’intero fascicolo.

Giuseppe Sempio resta nel cuore dell’inchiesta parallela

Giuseppe Sempio si trova così in una posizione particolarmente delicata. Da una parte c’è il figlio Andrea, nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi e in attesa della conclusione dell’attuale indagine. Dall’altra rimane aperto il fascicolo sulla presunta corruzione del 2017, nel quale il padre continua a figurare come indagato.

L’archiviazione di Venditti ha eliminato quella che sembrava inizialmente la risposta più immediata al misterioso pizzino. Il magistrato indicato per nome sul foglio non risulta destinatario del denaro. Ora però rimangono il foglio, i movimenti finanziari, le intercettazioni e soprattutto Giuseppe Sempio ancora indagato. La domanda, dunque, non è più soltanto se nel 2017 qualcuno abbia pagato per favorire Andrea Sempio. È diventata molto più precisa: se quei soldi non arrivarono a Mario Venditti, a chi erano destinati?