Garlasco, perché gli avvocati di Stasi credono nella revisione: «La sentenza di condanna non esiste più»

«La Procura di Pavia ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Alberto Stasi». Giada Bocellari e Antonio De Rensis non scelgono parole prudenti. Per i due avvocati, la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco non ha semplicemente introdotto qualche dubbio nella ricostruzione giudiziaria dell’omicidio di Chiara Poggi: avrebbe demolito, uno dopo l’altro, i pilastri sui quali la Corte d’assise d’appello costruì la condanna definitiva a 16 anni.

La difesa ritiene che gli atti raccolti contro Andrea Sempio contengano una «serie lunghissima di nuovi elementi di prova» capaci di dimostrare «l’assoluta innocenza» dell’ex fidanzato di Chiara. Una convinzione che poggia sul DNA, sulla rilettura della scena del crimine, sulle criticità delle prime indagini e soprattutto sull’esistenza di una ricostruzione accusatoria alternativa ormai sostenuta dalla stessa Procura.

Il DNA di Sempio e l’esclusione di Stasi dalle nuove tracce

Il primo elemento riguarda il materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara Poggi. Secondo la nuova ricostruzione della Procura di Pavia, quella traccia risulta compatibile con Andrea Sempio e assumerebbe natura biologica e investigativa, mentre Stasi resta escluso dai profili genetici valorizzati nell’attuale fascicolo.

Per Bocellari e De Rensis questo dato modifica radicalmente il quadro. Il DNA non collocherebbe soltanto Sempio in relazione con la vittima, ma offrirebbe una possibile spiegazione alternativa delle tracce rimaste senza attribuzione nel processo contro Stasi. La difesa insiste però sull’insieme degli elementi: non considera il profilo genetico una prova isolata, ma il punto di partenza di una ricostruzione nella quale impronte, contatti, movimenti e dinamica dell’aggressione convergerebbero verso un’altra persona.

La difesa sottolinea inoltre che nessuna traccia biologica di Stasi venne trovata sul corpo di Chiara o mescolata al sangue presente nella villetta. La sentenza lo condannò attraverso una valutazione complessiva degli indizi, non sulla base di una prova scientifica capace di collocarlo direttamente nell’aggressione.

La nuova scena del crimine contro i pilastri della condanna

Il secondo capitolo riguarda la scena del delitto. La sentenza attribuì grande importanza al racconto di Stasi, al suo percorso nella casa, alle scarpe rimaste apparentemente pulite, alla bicicletta, all’orario dell’omicidio e alle incongruenze individuate nelle sue dichiarazioni.

La nuova inchiesta propone invece uno scenario differente. I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno definito alcuni elementi della condanna «incomprensibili», «paradossali» e «contraddittori», sostenendo che attorno a Stasi si sarebbe formata una suggestione investigativa e mediatica. Per i suoi legali, questa valutazione possiede un peso particolare perché non arriva da un consulente della difesa, ma dagli investigatori incaricati dalla Procura di riesaminare il caso. ANSA ha ricostruito il capitolo dedicato a Stasi nell’annotazione finale dei carabinieri.

Bocellari e De Rensis puntano anche sulle criticità dei primi rilievi: i numerosi accessi nella villetta, la contaminazione di alcuni reperti, la gestione delle impronte e dei dispositivi informatici, i sequestri tardivi e gli accertamenti eseguiti quando la scena aveva già subito modifiche. Singolarmente, questi errori non dimostrano l’innocenza di Stasi. Riuniti alle nuove consulenze, potrebbero però indebolire l’affidabilità degli indizi utilizzati per condannarlo.

Un altro presunto colpevole non basta per ottenere la revisione

L’argomento più forte della difesa resta l’esistenza di una ricostruzione accusatoria alternativa. La Procura di Pavia sostiene oggi che ad aggredire Chiara sia stato Andrea Sempio e colloca Stasi fuori dalla nuova dinamica. Due verità difficilmente conciliabili: per la giustizia italiana Stasi resta l’unico colpevole definitivo, mentre per i magistrati che hanno riaperto il caso l’autore sarebbe un’altra persona.

Questa contraddizione, tuttavia, non cancella automaticamente il giudicato. Sempio resta presunto innocente e le accuse contro di lui dovranno superare il vaglio di un processo. Allo stesso modo, l’apertura di una nuova inchiesta non rende da sola ammissibile la revisione della condanna di Stasi.

La Corte d’appello di Brescia dovrà stabilire se il dossier contiene prove realmente nuove e se queste, considerate da sole o insieme a quelle già esaminate, avrebbero potuto condurre all’assoluzione. Non basterà proporre una lettura diversa dei vecchi indizi. La difesa dovrà dimostrare che il nuovo materiale rende insostenibile la ricostruzione accolta nella sentenza definitiva.

Bocellari e De Rensis hanno già chiarito che intendono giocare con estrema attenzione quella che definiscono una possibilità decisiva. Le precedenti istanze fallirono nel 2017 e nel 2020; la prossima dovrebbe poggiare sull’intero fascicolo costruito dalla Procura di Pavia. La certezza degli avvocati nasce dalla convinzione che questa volta non esista soltanto un dubbio su Stasi, ma una nuova indagine capace di indicare un altro presunto assassino. La condanna, però, non è ancora scomparsa: per la difesa sarebbe stata disintegrata nei fatti, mentre per eliminarla dal diritto servirà una nuova sentenza. La revisione resta infatti un procedimento straordinario, ancora tutto da avviare e da superare.