Garlasco, scontro tra Lovati e De Rensis sulle indagini del 2007: «Con l’abbreviato devi accettarle». «Furono indagini orribili»

Garlasco, l’avvocato lovati e il difensore De Rensis

A diciannove anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna ancora una volta alle sue origini: le indagini del 2007 e la scelta del rito abbreviato con cui Alberto Stasi affrontò il primo processo. Su questi due punti si è consumato un durissimo confronto tra Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, e Antonio De Rensis, attuale avvocato di Stasi. Due interpretazioni radicalmente opposte che toccano uno dei nodi centrali riemersi con la nuova inchiesta della Procura di Pavia.

Per Lovati, chi sceglie il giudizio abbreviato accetta sostanzialmente di essere giudicato sulla base degli atti raccolti durante le indagini. Per De Rensis, invece, la scelta del rito processuale non cancella né rende irrilevanti gli eventuali errori investigativi. E il legale di Stasi utilizza parole pesantissime per descrivere il lavoro compiuto nel 2007: «Indagini orribili, le peggiori della storia giudiziaria».

Garlasco, Lovati: «Le indagini devi accettarle per come sono»

Massimo Lovati parte da una distinzione tra «giustizia sostanziale» e «giustizia processuale» e concentra il proprio ragionamento sulla riforma del codice di procedura penale del 1989, che introdusse il modello accusatorio e i riti alternativi.

Tra questi c’è proprio il giudizio abbreviato scelto dalla difesa di Alberto Stasi. «È un processo allo stato degli atti», osserva Lovati, che critica duramente l’intero istituto e arriva a definirlo «scellerato».

Il passaggio che accende lo scontro riguarda però direttamente le indagini: «Non si può criticare l’indagine, è dentro una scatola che tu apri e devi accettare per come è». Secondo Lovati, la riduzione di pena prevista in caso di condanna rappresenta il vantaggio che l’imputato ottiene scegliendo quella strada processuale.

Una tesi che De Rensis respinge immediatamente.

De Rensis: «Il rito abbreviato non cancella gli errori»

L’avvocato di Stasi separa nettamente i due piani. Una cosa, sostiene, è la strategia processuale adottata dalla difesa; un’altra è valutare la qualità e la completezza degli accertamenti compiuti dagli investigatori.

«La scelta processuale è una roba, non aver svolto alcuni approfondimenti a mio avviso fondamentali è un’altra», replica De Rensis.

Il legale torna quindi su uno dei punti che considera centrali nella storia giudiziaria di Garlasco: l’orario della morte di Chiara Poggi e la sua relazione con l’alibi di Stasi. Secondo De Rensis, quando iniziò il processo il quadro relativo all’alibi non risultava ancora definito come lo sarebbe stato successivamente e, nello stesso giudizio abbreviato, la pubblica accusa modificò la propria ricostruzione temporale del delitto.

Da qui l’attacco frontale alle investigazioni: secondo l’avvocato, nel 2007 gli inquirenti seguirono una direzione «unilaterale» concentrandosi su Alberto Stasi e tralasciando approfondimenti che la difesa considera ancora oggi fondamentali.

Le indagini del 2007 tornano al centro del caso Garlasco

Il confronto assume un peso particolare proprio oggi, mentre la nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi ha riportato sotto esame reperti, tracce e accertamenti risalenti a diciannove anni fa.

Alberto Stasi resta definitivamente condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata. La sentenza passata in giudicato rappresenta quindi il punto fermo della vicenda processuale. La nuova attività investigativa su Andrea Sempio costituisce un procedimento distinto e non modifica automaticamente la posizione giudiziaria di Stasi.

Ma proprio gli accertamenti condotti oggi hanno riaperto il dibattito sulla gestione della scena del crimine, sulle tracce raccolte nella villetta di via Pascoli e sugli approfondimenti compiuti o meno durante la prima fase dell’inchiesta.

È su questo terreno che la posizione di De Rensis diventa particolarmente netta. Il difensore non contesta soltanto l’esito del procedimento, ma il metodo con cui, a suo giudizio, gli investigatori costruirono inizialmente il quadro accusatorio nei confronti di Stasi.

De Rensis ricorda la famiglia di Alberto Stasi

Nel corso del confronto, De Rensis ha affrontato anche le conseguenze umane della vicenda giudiziaria sulla famiglia del suo assistito. Ha parlato in particolare della madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, ricordando la morte del marito Nicola nel dicembre 2013 e l’ingresso in carcere del figlio due anni dopo.

«C’è una donna che vive da sola» e che «ha perso i due suoi affetti più cari», ha detto il legale riferendosi al marito scomparso e al figlio detenuto.

Parole che appartengono alla posizione della difesa e non cambiano il dato giudiziario fondamentale: Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’assassinio di Chiara Poggi.

Ma lo scontro tra Lovati e De Rensis riporta in primo piano una domanda destinata ad accompagnare ancora a lungo il nuovo capitolo del caso Garlasco: la scelta del rito abbreviato impedisce davvero di mettere in discussione la qualità delle indagini sulle quali quel processo venne costruito?

Per Lovati la risposta è sostanzialmente sì: quella «scatola» andava accettata. Per De Rensis è esattamente il contrario: un rito processuale non può trasformare eventuali lacune investigative in verità intoccabili.