«Siamo in missione per conto di Dio». Quarantasei anni dopo The Blues Brothers, la battuta più celebre del film di John Landis è arrivata dove forse nemmeno Jake ed Elwood avrebbero osato immaginare: sulle labbra di un Papa. E non di un Papa qualsiasi, ma di Leone XIV, americano di Chicago e autentico appassionato del film diventato un monumento della cultura pop. Di fronte a lui, al Meeting di Rimini, c’era poi l’uomo giusto: Louis «Blue Lou» Marini, storico sassofonista della Blues Brothers Band e uno dei musicisti che comparivano nella pellicola del 1980.
Il resto sembra una scena tagliata dal film e ritrovata quasi mezzo secolo dopo. Il Pontefice riconosce Marini, si ferma, scherza con lui e gli ricorda che è ancora «in missione per conto di Dio». Il sassofonista risponde come meglio non potrebbe: apre una custodia e consegna a Leone XIV un paio di Ray-Ban neri in perfetto stile Blues Brothers. Il Papa sorride. Poi ricambia con due rosari. Dal blues al Vaticano, andata e ritorno.
Leone XIV e i Blues Brothers, una passione che arriva da Chicago
Dietro il siparietto c’è però una storia che rende l’incontro ancora più gustoso. Robert Francis Prevost non ha scoperto ieri i Blues Brothers. Il film di Landis, interpretato da John Belushi e Dan Aykroyd, appartiene da decenni al suo immaginario e ha con Chicago un legame quasi indissolubile: proprio nella città natale del futuro Pontefice vennero ambientate e girate molte delle sequenze diventate leggendarie.
A dimostrarlo esiste una fotografia che ha fatto il giro del mondo. Nel documentario vaticano Leo from Chicago compare infatti un giovane Prevost vestito proprio come un Blues Brother: abito scuro, cappello nero e immancabili occhiali da sole. Non una ricostruzione nata dopo l’elezione al soglio pontificio, dunque, ma un pezzo autentico della sua giovinezza. Le testimonianze raccolte nel documentario ricordano esplicitamente quanto Prevost amasse il film.
Ed è proprio conoscendo quella fotografia che Marini si era preparato all’incontro.
Blue Lou arriva con i Ray-Ban: «Sono per il Papa»
Prima di incontrare Leone XIV, il sassofonista si era presentato negli studi dei media vaticani al Meeting insieme alla moglie Carmen. In mano aveva una custodia Ray-Ban. Gli occhiali non erano destinati a lui.
«Sono per il Papa», aveva spiegato. Avrebbe voluto addirittura far incidere sulla montatura «Papa Cool», ma non aveva avuto il tempo necessario. Il modello scelto richiamava direttamente quello indossato dal giovane Prevost nella celebre fotografia.
Poi è arrivato il Pontefice. Durante il percorso nei padiglioni della Fiera, diretto alla mostra dedicata a Sant’Agostino, Leone XIV ha visto Marini allo stand dei media vaticani e gli ha fatto capire che sarebbe tornato. Promessa mantenuta. Dopo la visita si è fermato davanti al musicista e a sua moglie. Pochi minuti, ma sufficienti per trasformare un incontro informale in uno dei momenti più curiosi della giornata riminese.
«In missione per conto di Dio»: il Papa cita il film cult
A quel punto Chicago, Hollywood e il Vaticano si sono incrociati per davvero. Leone XIV ha ripreso la frase che nel film accompagna l’improbabile crociata di Jake ed Elwood Blues e ha ricordato a Marini di essere ancora «in missione per conto di Dio». Poi sono comparsi gli occhiali neri. Il sassofonista li ha consegnati al Pontefice e Leone ha ricambiato regalando due rosari.
Un piccolo fuori programma dentro una giornata ben più solenne, che sabato 22 agosto ha portato Leone XIV prima a San Marino e poi a Rimini, tra il Meeting, l’incontro con malati e persone fragili e la celebrazione della Messa al porto.
Ma probabilmente nessun protocollo avrebbe potuto inventare una scena migliore. Un ragazzo di Chicago si veste da Blues Brother. Passano gli anni, diventa sacerdote, vescovo, cardinale e infine Papa. Quasi mezzo secolo dopo incontra davvero uno dei Blues Brothers e quello gli mette tra le mani gli stessi occhiali neri.
Jake ed Elwood volevano salvare un orfanotrofio cattolico mettendo nuovamente insieme la banda. Robert Francis Prevost, almeno quella missione, sembra ricordarsela benissimo.







