Il rifiuto di Andrea Sempio di incontrare lo psichiatra Roberto Catanesi, consulente della Procura di Pavia nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, ha immediatamente fatto riemergere un precedente celeberrimo della cronaca nera italiana: Annamaria Franzoni e il delitto di Cogne.
Anche Franzoni, durante il processo d’appello per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi, rifiutò infatti di sottoporsi direttamente alla perizia psichiatrica. Un’analogia che ha alimentato paragoni con la scelta compiuta oggi dall’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
A frenare gli accostamenti interviene però Roberta Bruzzone. Per la criminologa i due casi presentano differenze sostanziali e utilizzare Cogne per interpretare automaticamente ciò che sta accadendo a Garlasco rischia di produrre conclusioni sbagliate.
Bruzzone: «Il caso Sempio non è quello di Annamaria Franzoni»
Bruzzone ricorda innanzitutto cosa accadde realmente nel processo Cogne. Franzoni rifiutò l’esame diretto, ma questo non impedì ai periti di proseguire il proprio lavoro.
Gli esperti utilizzarono infatti il materiale già disponibile: intercettazioni, interviste televisive, documentazione processuale e precedenti valutazioni psichiatriche. Una quantità di elementi che consentì comunque di formulare una valutazione.
I periti nominati in appello arrivarono a ipotizzare per Franzoni uno «stato crepuscolare di coscienza», compatibile secondo quella valutazione con una capacità di intendere e di volere fortemente ridotta, ma non completamente esclusa.
La Corte d’Assise d’Appello di Torino non accolse però quella conclusione e non riconobbe la seminfermità mentale. Franzoni venne condannata a 16 anni e la riduzione della pena derivò dalle attenuanti generiche, non dal riconoscimento di un vizio parziale di mente.
Nel caso Cogne esistevano già precedenti valutazioni psichiatriche
Ed è soprattutto qui, secondo Bruzzone, che il paragone con Andrea Sempio comincia a non reggere.
Quando i periti affrontarono il caso Franzoni disponevano già di una storia di valutazioni specialistiche. La criminologa ricorda che una precedente perizia del 2002 aveva concluso che la donna possedeva piena capacità di intendere e di volere e piena capacità processuale.
«Franzoni era già stata valutata in precedenza da altri professionisti e sul suo conto esisteva quindi una significativa documentazione clinica e psichiatrica pregressa», sottolinea Bruzzone.
Per Sempio, almeno sulla base delle informazioni finora disponibili, la situazione sarebbe differente. Non risulta infatti una «analoga storia clinica psichiatrica pregressa» né una quantità comparabile di precedenti valutazioni specialistiche sulla quale un consulente possa appoggiarsi.
Il no di Sempio all’incontro con Catanesi
La precisazione arriva proprio mentre la scelta di Sempio diventa uno dei nuovi temi del caso Garlasco.
La sua avvocata Angela Taccia ha spiegato a Quarto Grado che il rifiuto nasce da una strategia difensiva molto precisa. «Come tutti sappiamo, l’infermità o la semi-infermità mentale viene utilizzata per ottenere una riduzione o un’esclusione della pena. Noi, invece, puntiamo a un proscioglimento o a un’eventuale assoluzione».
La difesa respinge quindi qualsiasi strada che possa essere interpretata come ricerca di un’attenuazione della responsabilità. «Non vogliamo soluzioni intermedie, non cerchiamo scorciatoie di questo tipo», ha aggiunto Taccia.
Secondo i legali, inoltre, la storia personale e sanitaria di Sempio non offrirebbe ragioni per ipotizzare alterazioni delle sue capacità cognitive o volitive. La difesa lo considera una persona pienamente lucida e sostiene che non abbia mai manifestato disturbi psichiatrici o elementi di pericolosità sociale.
Una perizia può andare avanti anche senza l’esame diretto?
Il precedente Franzoni mostra però un aspetto importante: il rifiuto di sottoporsi personalmente all’esame non significa necessariamente impedire qualsiasi valutazione.
Nel caso Cogne gli esperti ricostruirono il quadro attraverso il materiale disponibile, anche senza poter sottoporre direttamente Franzoni agli accertamenti richiesti. Ciò non significa che la stessa cosa possa produrre risultati analoghi nel caso Sempio: proprio Bruzzone sottolinea quanto diversa sia la quantità di documentazione specialistica pregressa.
Il tema diventa quindi capire quale materiale abbia a disposizione Catanesi e quale valutazione possa eventualmente formulare senza un colloquio diretto con l’indagato.
Bruzzone, intanto, chiude senza troppi riguardi il confronto con Cogne: «Perché prima di citare i precedenti bisogna conoscerli. E prima di parlare di psichiatria forense, possibilmente, bisognerebbe sapere di cosa si sta parlando».
Una puntualizzazione che riporta la questione al suo punto essenziale: Sempio e Franzoni hanno entrambi detto no a un esame psichiatrico diretto, ma le analogie, almeno per ora, sembrano fermarsi qui.







