Andrea Sempio non arretra davanti alla richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio di Chiara Poggi. Accusato dalla Procura di Pavia di aver ucciso la ventiseienne il 13 agosto 2007, il trentottenne affida ai suoi avvocati una risposta netta: è pronto ad affrontare il giudice dell’udienza preliminare, convinto che la sua innocenza sarà dimostrata. Ma l’atto firmato dal procuratore Fabio Napoleone contiene una ricostruzione durissima del delitto di Garlasco. Secondo i magistrati, Chiara avrebbe respinto un approccio sessuale di Sempio, scatenando un’aggressione feroce culminata in almeno dodici lesioni al cranio e al volto. Una ricostruzione che la difesa respinge e che apre una nuova fase giudiziaria per un omicidio del quale Alberto Stasi sta già scontando una condanna definitiva a sedici anni.
«Pronto a dimostrare la mia innocenza»: la reazione di Andrea Sempio
La richiesta di rinvio a giudizio è arrivata martedì 3 novembre, al termine delle nuove indagini condotte dalla Procura di Pavia. Sempio, attraverso i suoi difensori Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ha fatto sapere di essere «pronto ad affrontare anche questa fase del procedimento davanti al gup», nella convinzione che la sua innocenza sarà dimostrata.
Nessuna sorpresa, almeno secondo Cataliotti, che ha commentato la decisione dei magistrati con parole altrettanto esplicite. «Non c’è nulla di nuovo, nulla di inatteso», ha dichiarato l’avvocato, aggiungendo: «Siamo assolutamente pronti a fronteggiare questa imputazione».
Il legale ha spiegato che l’accusa corrisponde alle contestazioni già contenute nell’avviso di conclusione delle indagini. Una prospettiva che la difesa aveva dunque messo in conto, pur giudicandola tutt’altro che favorevole. La battaglia si sposta adesso davanti al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a valutare se gli elementi raccolti dalla Procura giustifichino l’apertura di un processo.
Il movente secondo la Procura: Chiara avrebbe respinto Sempio
L’aspetto più pesante dell’accusa riguarda il movente che gli investigatori attribuiscono al presunto assassino. La Procura contesta a Sempio l’aggravante dei motivi abietti, che i magistrati riconducono all’«odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».
Secondo questa ricostruzione, dunque, l’omicidio sarebbe maturato dopo un tentativo di avvicinamento respinto da Chiara Poggi. È un’ipotesi accusatoria che introduce un elemento determinante nella lettura del delitto: la violenza non sarebbe esplosa durante una semplice discussione, ma in seguito a un rifiuto che avrebbe provocato la reazione dell’aggressore.
La Procura contesta anche l’aggravante della crudeltà, richiamando l’«efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». Le due aggravanti aumentano il peso dell’imputazione e rappresenteranno uno dei principali terreni di confronto qualora il giudice disponga il processo.
I colpi al volto, il tentativo di fuga e l’orrore sulle scale della cantina
La nuova ricostruzione della Procura descrive un’aggressione articolata in diverse fasi, durante le quali Chiara avrebbe cercato di difendersi. Secondo i magistrati, dopo una prima colluttazione Sempio avrebbe colpito la ragazza con un oggetto contundente, raggiungendola alla fronte e allo zigomo destro.
Chiara sarebbe caduta a terra, ma l’aggressore avrebbe proseguito la violenza, trascinandola verso la porta della cantina. Qui la giovane avrebbe tentato un’ultima reazione, mettendosi carponi per sottrarsi ai colpi. L’assassino l’avrebbe raggiunta nuovamente, colpendola almeno tre o quattro volte alla testa e al volto fino a farle perdere conoscenza.
La ricostruzione prosegue con la caduta del corpo lungo le scale della cantina. Secondo i pubblici ministeri, l’aggressore avrebbe infierito ancora sulla nuca della vittima, sferrando almeno altri quattro o cinque colpi quando Chiara era già incosciente. Le lesioni cranio-encefaliche avrebbero provocato la morte.
È una sequenza che la Procura ricava dai nuovi approfondimenti medico-legali e dagli elementi raccolti durante l’inchiesta. La difesa di Sempio ne contesta la fondatezza e dovrà confrontarsi con questa ricostruzione nelle successive fasi giudiziarie.
Le tre telefonate a casa Poggi e gli elementi dell’accusa
Tra gli elementi richiamati dagli investigatori compaiono anche tre telefonate effettuate da Andrea Sempio all’abitazione dei Poggi nei giorni precedenti il delitto. Secondo la Procura, quelle chiamate sarebbero state rivolte a Chiara e non al fratello Marco, amico di Sempio.
Un’interpretazione che potrebbe assumere particolare rilievo alla luce del movente ipotizzato dai magistrati, perché contribuirebbe a ricostruire i contatti tra l’indagato e la vittima prima dell’omicidio. La difesa sostiene invece che Sempio abbia già fornito spiegazioni su quelle telefonate nel 2008.
Restano inoltre al centro del confronto gli accertamenti genetici sulle unghie di Chiara e l’impronta palmare 33, elementi sui quali gli avvocati dell’indagato hanno sollevato numerose contestazioni. Il procuratore Fabio Napoleone ha chiarito che l’esame approfondito del materiale probatorio avverrà nelle sedi giudiziarie competenti, dove accusa e difesa potranno confrontarsi sul significato dei singoli elementi e sulla loro valutazione complessiva.
Stasi prepara la revisione: due percorsi giudiziari sullo stesso omicidio
La richiesta di rinvio a giudizio per Sempio apre inevitabilmente interrogativi anche sulla posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata. I suoi avvocati, Antonio De Rensis e Giada Bocellari, considerano la decisione della Procura un «passaggio decisivo» e stanno preparando un’istanza di revisione della condanna, annunciando la disponibilità di elementi inediti.
I legali hanno inoltre invitato i difensori di Sempio a concentrarsi sulla posizione del proprio assistito, evitando attacchi a Stasi. La situazione giudiziaria resta complessa: da una parte esiste una sentenza definitiva che attribuisce l’omicidio ad Alberto Stasi; dall’altra la Procura di Pavia ha formulato una nuova accusa nei confronti di Andrea Sempio.
La richiesta di rinvio a giudizio non modifica automaticamente la condanna già pronunciata e non equivale a una dichiarazione di colpevolezza del nuovo imputato. Sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se disporre il processo oppure pronunciare una sentenza di non luogo a procedere.
Per Sempio comincia così la fase più delicata della nuova inchiesta. La Procura sostiene di avere ricostruito movente, dinamica e responsabilità del delitto; la difesa considera l’impianto accusatorio privo di riscontri decisivi. Il prossimo confronto si svolgerà davanti al giudice, a quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi.







