«Se mi dai i soldi ti aiuto». Sono poche parole, ma sufficienti per riportare ancora una volta i riflettori su uno dei capitoli più controversi delle vecchie indagini sul delitto di Garlasco. A pronunciarle è Andrea Sempio in un’intercettazione trasmessa durante Lo Stato delle Cose, il programma condotto da Massimo Giletti, mentre parla in ambito familiare di un presunto «sistema» del quale sostiene di avere sentito parlare e cita Silvio Sapone, per anni alla guida della Polizia giudiziaria della Procura di Pavia.
Il passaggio è destinato inevitabilmente a fare rumore, ma deve essere letto per quello che effettivamente contiene. Sempio non afferma di avere pagato qualcuno e non dice che Sapone gli abbia chiesto denaro. Utilizza anzi una premessa fondamentale: «A quanto mi hanno detto». Sta quindi riferendo qualcosa che sostiene di avere appreso da altri. L’audio, da solo, non dimostra che quel presunto sistema sia realmente esistito e tantomeno che Sapone ne facesse parte.
La registrazione acquista però un peso particolare per il momento nel quale emerge e per il contesto al quale si riferisce. Sempio è oggi nuovamente indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, la ventiseienne assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, delitto per il quale Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a sedici anni. Parallelamente, a Brescia sono stati compiuti accertamenti sulle modalità con le quali vennero gestite le precedenti indagini su Sempio nel 2017.
«Questo Sapone mi ha chiamato»: cosa dice davvero Sempio nell’audio
È il contenuto integrale del passaggio a rendere la registrazione particolarmente interessante. Parlando con i familiari, Sempio ricostruisce una telefonata ricevuta all’epoca e introduce il riferimento a quello che definisce un «sistema».
«Questo Sapone mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui cercavano di prendere le persone che erano sottoposte a indagine e… se mi dai i soldi ti aiuto».
Poi prosegue raccontando il contatto: «Lui mi ha chiamato un giorno perché voleva parlare con me».
Secondo il racconto di Sempio, chi lo contattò si presentò indicando il proprio grado, che lui non ricorda con precisione: «Non so, sono il maresciallo o il colonnello, quello che era».
Sempio racconta di avere immediatamente domandato quale fosse la natura di quella convocazione: «Ma è un interrogatorio?». La risposta, sempre secondo quanto riferisce nell’intercettazione, sarebbe stata negativa: non si sarebbe trattato formalmente di un interrogatorio, ma della richiesta di «parlare».
È a quel punto che Sempio sostiene di avere preferito non gestire direttamente la situazione. In quel periodo, racconta, riceveva continuamente telefonate anche a causa dell’enorme attenzione mediatica sul caso e decise quindi di passare il contatto al proprio avvocato dell’epoca, Paolo Soldani.
La vicenda, secondo il suo racconto, sarebbe finita lì.
Quando successivamente avrebbe chiesto spiegazioni al legale, Sempio sostiene di essersi sentito rispondere di lasciar perdere.
Il dato essenziale, dunque, è che nella conversazione intercettata Sempio collega il nome di Sapone a una telefonata realmente ricevuta e contemporaneamente riferisce di avere sentito parlare di un presunto meccanismo attraverso il quale persone coinvolte in indagini avrebbero potuto essere «aiutate» dietro pagamento. Non dice però di avere aderito a una proposta di questo tipo né di avere consegnato denaro.
L’altra frase intercettata: «Qua è lui che mi ha proposto la roba»
Durante la trasmissione è emerso anche un secondo passaggio, relativo a una conversazione del 3 novembre 2025 tra Andrea Sempio e suo padre Giuseppe.
Sempio sta nuovamente parlando dei contatti con Sapone e dice: «I contatti strani tra Sempio e Sapone li ho spiegati l’altro giorno, però se li vogliono ci sono queste tre chiamate».
Poi arriva una frase ancora più enigmatica: «Qua è lui che mi ha proposto la roba, io metto giù, chiamo Soldani, glielo dico, gli passo il numero dell’avvocato».
Che cosa significhi esattamente «la roba» non emerge dalla frase.
Ed è proprio su quelle parole che Massimo Giletti, durante la trasmissione, ha incalzato gli ospiti chiedendo quale fosse l’oggetto della presunta proposta. Il conduttore ha contestato l’idea che tutto potesse essere ricondotto semplicemente a informazioni che Sempio avrebbe appreso da podcast o ricostruzioni giornalistiche, sottolineando che nell’audio vengono indicati nomi e contatti specifici.
La difesa di Sempio ha fornito però una lettura completamente diversa. L’avvocato Liborio Cataliotti ha sostenuto che il suo assistito stesse rielaborando informazioni ascoltate in precedenza e contenute negli atti, ricordando inoltre un elemento che considera determinante: quando sarebbe stato contattato, Sempio avrebbe girato immediatamente la questione al proprio legale.
È quindi proprio l’interpretazione di quelle parole, e soprattutto del riferimento alla misteriosa «roba», a rimanere controversa.
Chi è Silvio Sapone e perché il suo nome compare nella vicenda
Silvio Sapone è un ex luogotenente dell’Arma dei carabinieri ed è stato per anni responsabile della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia. Il suo nome è emerso nell’ambito degli approfondimenti condotti dalla Procura di Brescia sulle indagini che nel 2017 riguardarono Andrea Sempio.
Sapone ha sempre respinto qualsiasi ipotesi di comportamento illecito e ha sostenuto di «non avere mai agevolato nessuno».
Uno degli elementi finiti sotto osservazione riguarda alcune telefonate effettuate all’epoca verso Sempio. Sapone ne ha fornito una spiegazione precisa: si sarebbe inizialmente pensato di convocare Sempio per verbalizzare le sue dichiarazioni e per questo lo avrebbe chiamato per notificargli la convocazione. Successivamente, secondo la sua ricostruzione, i magistrati avrebbero cambiato strategia investigativa perché intendevano prima intercettarlo.
È importante anche un altro elemento: Sapone non risulta indagato, sulla base delle informazioni attualmente disponibili.
L’audio trasmesso da Giletti, dunque, non modifica automaticamente la sua posizione giudiziaria. Introduce però nel dibattito pubblico le parole pronunciate dallo stesso Sempio sui contatti avvenuti durante quelle indagini.
L’inchiesta di Brescia e l’archiviazione di Mario Venditti
Il nuovo audio arriva inoltre pochi giorni dopo una decisione importante nell’altro filone giudiziario collegato a Garlasco. La posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che nel 2017 coordinò l’inchiesta su Sempio poi archiviata, è stata archiviata nell’indagine bresciana per corruzione in atti giudiziari.
Il procedimento riguardava il sospetto che la famiglia Sempio avesse versato denaro per favorire l’archiviazione dell’indagine del 2017. Per Venditti, però, gli accertamenti non hanno fornito riscontri sufficienti e il gip ha disposto l’archiviazione.
Questo significa che non è corretto utilizzare il nuovo audio come una conferma della precedente ipotesi accusatoria nei confronti dell’ex magistrato. La posizione di Venditti, su quel punto, è stata archiviata.
Restano tuttavia altri approfondimenti sulle modalità con le quali operarono alcune persone che all’epoca collaboravano con la Procura pavese, ed è in questo scenario che assumono interesse i riferimenti contenuti nelle intercettazioni di Sempio.
Il nodo dei soldi e quelle annotazioni della famiglia Sempio
Il tema del denaro era già entrato nell’inchiesta attraverso alcuni appunti sequestrati alla famiglia Sempio e attraverso le ricostruzioni sulle somme reperite nel periodo in cui Andrea era finito sotto indagine.
Durante la trasmissione è intervenuto anche Massimo Lovati, che all’epoca era uno dei difensori di Sempio. L’avvocato ha ricordato di avere ricevuto una parcella di 15 mila euro e ha ipotizzato che somme analoghe fossero state corrisposte anche agli altri legali.
Proprio la destinazione del denaro raccolto dalla famiglia è stata uno dei temi degli accertamenti degli ultimi mesi. Le spiegazioni fornite dai protagonisti, tuttavia, devono essere tenute distinte dalle prove di un eventuale pagamento illecito: l’esistenza di somme prelevate o reperite non dimostra automaticamente che siano state utilizzate per corrompere qualcuno.
È la stessa distinzione che diventa indispensabile davanti al nuovo audio.
Sempio pronuncia la frase «se mi dai i soldi ti aiuto», ma non racconta: «Io ho dato dei soldi». E non afferma neppure: «Sapone mi ha chiesto dei soldi».
Dice invece che, «a quanto mi hanno detto», sarebbe esistito un sistema di quel tipo.
La differenza è enorme sul piano giudiziario.
Un audio che apre domande, ma non fornisce ancora le risposte
È proprio questo il punto più delicato dell’ennesimo capitolo del caso Garlasco. La registrazione è suggestiva perché proviene dalla voce dello stesso Andrea Sempio e perché contiene riferimenti a contatti con un uomo che lavorava nella Polizia giudiziaria della Procura che si occupava delle indagini. Ma trasformare quelle parole nella prova di un sistema corruttivo significherebbe attribuire all’audio molto più di quanto effettivamente dica.
Ci sono almeno tre livelli differenti che devono rimanere separati: ciò che Sempio sostiene di avere sentito raccontare, ciò che racconta essere realmente accaduto nei suoi contatti con Sapone e ciò che gli inquirenti riusciranno eventualmente a dimostrare.
Per ora il primo livello è chiarissimo: Sempio dice di avere saputo dell’esistenza di un presunto sistema riassumibile con «se mi dai i soldi ti aiuto».
Sul secondo sappiamo, attraverso il suo stesso racconto, che ci furono contatti telefonici e che Sempio sostiene di avere indirizzato Sapone verso il proprio avvocato.
Sul terzo, invece, non esiste ancora una conclusione che consenta di affermare che quel presunto sistema esistesse davvero o che Sapone ne facesse parte.
Ed è probabilmente proprio per questo che quelle poche parole rischiano di diventare uno dei nuovi tormentoni dell’infinita storia giudiziaria di Garlasco. A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, mentre Alberto Stasi continua a scontare la condanna definitiva e Andrea Sempio è nuovamente indagato per il delitto, un’altra registrazione riporta tutti indietro alle indagini del 2017 e a una domanda che, almeno per ora, resta senza risposta: a che cosa si riferiva davvero Andrea Sempio quando parlava di quel presunto «sistema»?







