Autorità anticorruzione: è polemica sulla nomina del presidente Alfieri, legato a doppio filo con esponenti del centrodestra

Trifone Nuccio Altieri con Matteo Salvini (dalla pagina Fb di Nuccio Altieri)

Il governo Meloni ha scelto Trifone “Nuccio” Alfieri per guidare l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), l’organismo che vigila sugli appalti pubblici e controlla la correttezza delle procedure adottate dalle amministrazioni.

Il Consiglio dei ministri ha deliberato l’avvio della procedura di nomina, che dovrà ora affrontare il successivo passaggio parlamentare. La scelta politica, tuttavia, è già chiara e apre un confronto sull’opportunità di affidare un organismo di controllo a una figura con una lunga esperienza nelle file del centrodestra.

La questione riguarda soprattutto i rapporti politici di Altieri, che nel corso della sua carriera ha costruito legami con diversi esponenti della maggioranza, tra cui Matteo Salvini. Una circostanza che alimenta interrogativi sull’indipendenza dell’Autorità, chiamata a vigilare anche sugli appalti che coinvolgono amministrazioni e ministeri guidati dagli stessi partiti di governo.

La carriera politica tra Forza Italia e Lega

Altieri è un politico di professione. Deputato eletto con Forza Italia, è stato a lungo vicino a Raffaele Fitto, che ha seguito nella formazione di Direzione Italia. Successivamente ha lasciato quel percorso politico per avvicinarsi alla Lega, interrompendo un sodalizio che sembrava consolidato.

Nel 2018 ha tentato la riconferma politica candidandosi nel collegio di Monopoli, in Puglia, senza riuscire a ottenere l’elezione. Due anni dopo il suo nome è tornato al centro delle strategie del Carroccio per le elezioni regionali pugliesi.

Secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti politici, Fitto avrebbe deciso di candidarsi alla presidenza della Regione anche per impedire ad Altieri di correre. Alla fine la competizione si è conclusa con la vittoria di Michele Emiliano.

Nel frattempo Altieri ha consolidato il rapporto con Salvini e con Roberto Marti, parlamentare leghista pugliese particolarmente attivo sui temi dei trasporti. Un rapporto politico che assume rilievo anche alla luce delle competenze dell’Anac, chiamata a controllare procedure e affidamenti pubblici.

Da Invimit a Leonardo: gli incarichi istituzionali

Nel dicembre 2018, durante il primo governo Conte, Altieri ha ottenuto la presidenza di Invimit, la società del ministero dell’Economia che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.

Con l’arrivo del governo Meloni è arrivato un nuovo incarico: il suo ingresso nel consiglio di amministrazione di Leonardo, il gruppo industriale italiano attivo nei settori dell’aerospazio e della difesa.

La sua presenza negli ambienti istituzionali e negli eventi pubblici non è passata inosservata. A Polignano a Mare, sua città, avrebbe manifestato forte irritazione per lo spazio limitato riservatogli sul palco del Festival del Libro Possibile, manifestazione culturale sostenuta anche da Leonardo.

La collaborazione tra il gruppo industriale e il festival aveva già alimentato polemiche sul rapporto tra finanziamenti delle grandi aziende e iniziative culturali, soprattutto per il coinvolgimento di una società attiva nell’industria degli armamenti.

Perché la nomina all’Anac fa discutere

La scelta di Altieri arriva in un momento delicato nei rapporti tra il governo Meloni e l’Autorità nazionale anticorruzione. Durante la presidenza di Giuseppe Busia, l’Anac ha più volte sollevato obiezioni sulle decisioni dell’esecutivo in materia di appalti e concessioni pubbliche.

Lo scorso agosto l’Autorità ha contestato al governo e al Parlamento le proroghe delle concessioni autostradali. Al centro delle osservazioni anche il mancato rispetto degli obblighi che impongono ai concessionari, in assenza di gare europee, di affidare all’esterno attraverso procedure trasparenti una quota compresa tra il 50 e il 60 per cento di lavori, servizi e forniture.

Un tema particolarmente sensibile per la politica e per il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini.

Il confronto sul Ponte sullo Stretto e sugli appalti

Tra gli interventi più contestati dall’esecutivo figurano anche le osservazioni dell’Anac sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, una delle opere simbolo della strategia politica di Salvini.

Busia ha sollevato dubbi sul percorso amministrativo dell’infrastruttura, richiamando l’attenzione sui possibili sprechi e su quelli che ha definito vantaggi eccessivi per i soggetti privati coinvolti. Posizioni che hanno provocato forti reazioni anche a Palazzo Chigi.

L’Autorità ha inoltre acceso i riflettori su alcune operazioni commerciali e sponsorizzazioni di festival ed eventi riconducibili all’Enit durante la gestione della ministra del Turismo Daniela Santanchè.

Le contestazioni non si sono fermate qui. Busia si è opposto all’abolizione del reato di abuso d’ufficio, ha richiamato l’attenzione sui rischi dei conflitti di interesse e ha criticato alcuni aspetti della riforma degli appalti.

Secondo l’Anac, un’eccessiva semplificazione delle procedure, insieme all’aumento delle deroghe e degli affidamenti diretti, rischia di ridurre la concorrenza e indebolire i controlli sulla spesa pubblica.

Le opposizioni attaccano: «Hanno ucciso l’Anac»

La nomina di Altieri ha provocato immediate reazioni tra le forze di opposizione, che vedono nella scelta del governo un rischio per l’autonomia dell’organismo anticorruzione.

«Hanno ucciso l’Anac», ha attaccato Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra. Dura anche la posizione di Enza Rando, responsabile Legalità del Partito democratico, che ha definito la decisione «irresponsabile e gravissima».

Secondo le opposizioni, la scelta rischia di compromettere l’indipendenza e la credibilità di un’Autorità che deve poter esercitare le proprie funzioni di controllo senza condizionamenti politici.