Israele si avvicina a una possibile svolta politica, con l’era di Benjamin Netanyahu che potrebbe essere giunta al capolinea e il conferimento dell’incarico per il nuovo governo a a Gadi Eisenkot. Al termine delle consultazioni con i rappresentanti dei partiti, il presidente Isaac Herzog ha annunciato che domenica conferirà l’incarico per la formazione del nuovo governo.
La scelta, tuttavia, non appare ancora scontata. «I risultati delle consultazioni possono sembrare chiari, ma l’autorità che mi è conferita dalla legge è di determinare chi ha la capacità di formare un governo, e questo non è del tutto chiaro, dato il veto reciproco tra i blocchi e all’interno degli stessi blocchi», ha dichiarato Herzog ai giornalisti.
Il presidente ha spiegato che cercherà di individuare rapidamente una soluzione attraverso colloqui diretti con alcuni leader politici. L’obiettivo, ha sottolineato, resta quello di costruire «un governo stabile e buono per il popolo di Israele».
Herzog ha definito gli incontri con i partiti «aperti, schietti e anche incisivi». Durante le consultazioni ha posto domande difficili per spingere i rappresentanti delle diverse formazioni a mostrare maggiore flessibilità e a valutare possibili soluzioni alternative.
L’ipotesi di un governo di unità nazionale
Tra le proposte avanzate dal presidente israeliano figura anche quella di una condivisione del potere, attraverso la nascita di un governo di unità nazionale. Una soluzione che potrebbe evitare al Paese una nuova tornata elettorale e superare le divisioni tra i principali schieramenti.
L’ipotesi, però, ha incontrato il rifiuto di due formazioni politiche importanti. Sia Yashar!, il partito guidato da Gadi Eisenkot, considerato il principale candidato alla successione di Netanyahu, sia Beyajad, la formazione degli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid, hanno respinto questa possibilità.
Gadi Eisenkot raccoglie il sostegno di 67 deputati
Nel corso delle consultazioni, Gadi Eisenkot ha ottenuto un sostegno parlamentare teoricamente sufficiente per ricevere l’incarico di formare il nuovo esecutivo. La delegazione di Yashar!, ricevuta per ultima da Herzog, ha indicato proprio il nome del suo leader.
Al momento Eisenkot può contare su 67 deputati su un totale di 120 membri della Knesset, con il sostegno delle liste arabe. In un comunicato, il partito ha confermato di aver chiesto ufficialmente al presidente di affidare al proprio leader il compito di formare il governo.
La decisione, ha spiegato la formazione politica, nasce dalla volontà di rispondere alla richiesta degli elettori di impedire il ritorno al potere di Benjamin Netanyahu e della sua coalizione.
Il numero dei parlamentari favorevoli rappresenta un punto di partenza importante, ma non garantisce ancora la nascita di una maggioranza stabile. Le trattative tra i diversi partiti restano infatti decisive per definire la futura composizione dell’esecutivo.
L’alternativa con i partiti ultraortodossi
Sul tavolo resta anche un’altra possibile soluzione: un governo sostenuto da 61 deputati, con il coinvolgimento delle formazioni ultraortodosse.
Secondo quanto riportato dai media israeliani, Avigdor Lieberman avrebbe superato il veto che per anni ha mantenuto nei confronti dei partiti ultraortodossi. Nel frattempo sarebbero già iniziati i contatti con Giudaismo Unito della Torah, formazione che durante le consultazioni con Herzog non ha espresso il proprio sostegno a Benjamin Netanyahu.
Al centro delle trattative figura la proposta di legge del 2018 sull’esenzione dal servizio militare obbligatorio per gli studenti delle yeshiva, le scuole religiose ebraiche. Una norma che Lieberman aveva promosso proprio in quell’anno e che potrebbe diventare la base di un accordo politico.
Secondo questo scenario, il nuovo governo potrebbe prevedere un’alternanza alla guida dell’esecutivo tra Gadi Eisenkot e Avigdor Lieberman.
La partita politica israeliana resta quindi aperta. Herzog dovrà individuare il candidato in grado di raccogliere il sostegno necessario per governare, mentre i partiti continuano a trattare per costruire una maggioranza capace di superare la lunga stagione politica di Netanyahu.







