Garlasco: “Stasi non è l’assassino di Chiara Poggi”. Il dna sulle unghie, l’orma e l’ora della morte, la Procura non ha più dubbi

Alberto Stasi e Chiara Poggi

Garlasco: “Stasi non è l’assassino di Chiara Poggi”. La Procura di Pavia cambia passo sul caso Garlasco e punta dritta alla revisione della condanna di Alberto Stasi. Il procuratore capo Fabio Napoleone ha portato alla Procura generale di Milano un fascicolo costruito nell’ultimo anno con nuove analisi scientifiche, testimonianze e riletture dei reperti del 2007. L’obiettivo è chiaro: chiedere alla Corte d’Appello di Brescia di riaprire il processo e, parallelamente, chiudere le indagini su Andrea Sempio con una richiesta di rinvio a giudizio.

Il quadro che emerge dalle nuove carte non si limita ad aggiungere dettagli. Cambia la struttura dell’accusa. Dna, impronte, dinamica dell’aggressione e ora della morte non confermano più in modo lineare la responsabilità di Stasi. Al contrario, aprono uno scenario alternativo che la Procura considera oggi credibile e coerente.

Il dna sulle unghie indica Sempio

Le nuove analisi genetiche rappresentano il primo punto di rottura. La perizia della genetista Denise Albani rileva una compatibilità tra il dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi e quello di Andrea Sempio, insieme ai suoi familiari maschi. Le stesse analisi escludono invece il profilo di Alberto Stasi.

Questo dato sposta il baricentro dell’indagine. Non si tratta più di una traccia dubbia o marginale. La Procura legge quel dna come un elemento diretto di contatto tra la vittima e una persona diversa dal condannato. È un passaggio che, da solo, impone una rilettura dell’intero impianto accusatorio.

Impronte e scarpe: la scena del crimine cambia

Gli accertamenti sulle impronte rafforzano questo cambio di prospettiva. Il Ris di Roma ha rianalizzato l’impronta 33, quella sul muro sopra il corpo, e la collega ad Andrea Sempio. Il Ris di Cagliari ha invece esaminato le tracce di sangue sul pavimento della villetta.

Almeno una impronta, con forma a V, rimanda alla suola delle scarpe Lacoste di Stasi. Ma il significato cambia: quella traccia non prova la presenza durante l’omicidio, bensì conferma la versione di Stasi che si definisce scopritore del corpo. La Procura rilegge quindi un elemento usato contro di lui come possibile conferma della sua difesa.

L’ora della morte esce dalla finestra chiave

La consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo interviene su un altro pilastro della condanna: l’orario della morte. Le nuove valutazioni spostano in avanti il momento dell’aggressione rispetto alla finestra tra le 9.12 e le 9.35 del 13 agosto 2007, l’unico intervallo in cui Stasi non aveva un alibi.

Questo spostamento cambia tutto. Se la morte avviene più tardi, Stasi non si trova più nella posizione temporale che aveva sostenuto l’accusa. La Procura inserisce questo elemento tra quelli che incrinano la coerenza della sentenza definitiva.

Il pedale e il cucchiaino: l’anomalia del dna

Il fascicolo contiene anche un dato considerato potenzialmente decisivo. Il genetista Carlo Previderé ha rilevato una coincidenza tra la quantità di dna trovata sul pedale della bicicletta di Stasi e quella rilevata su un cucchiaino presente nella casa: 2,78 nanogrammi in entrambi i casi.

Una coincidenza ritenuta “scientificamente quasi impossibile” dagli investigatori. Se questa anomalia regge, cade la tesi dello scambio dei pedali tra due biciclette, uno dei punti più discussi della condanna. La Procura inserisce questo elemento tra quelli che mettono in crisi la ricostruzione originaria.

La Procura accelera: revisione e rinvio a giudizio

Napoleone ha già illustrato queste conclusioni alla procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni. L’ufficio valuterà le carte nelle prossime settimane e deciderà se presentare richiesta di revisione alla Corte d’Appello di Brescia.

Nel frattempo, la Procura di Pavia si prepara a chiudere le indagini su Andrea Sempio. Il passaggio successivo sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Due binari paralleli che segnano una svolta: da una parte la revisione di una condanna definitiva, dall’altra l’apertura di un nuovo processo.

Il caso Garlasco entra così in una fase decisiva. Dopo anni di certezze giudiziarie, la Procura rimette in discussione i punti chiave della sentenza e costruisce una nuova ipotesi investigativa. Adesso la parola passa alla Procura generale e ai giudici. Ma il quadro, rispetto al passato, non è più lo stesso.