«Ero un po’ ubriaco». Francesco Dolci sceglie poche parole, ma pesanti, per spiegare una delle circostanze più controverse dell’inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini. Intervistato da Gianluigi Nuzzi, l’uomo ha ammesso di essersi recato davanti al cimitero di Strozza in piena notte dopo una serata trascorsa tra brindisi e alcolici. Una dichiarazione destinata ad alimentare ulteriormente il caso che da settimane continua a far discutere.
La notte davanti al cimitero di Strozza
Secondo il racconto fornito da Dolci, tutto sarebbe iniziato dopo una cena con il proprio avvocato. L’uomo sostiene di aver interpretato come una notizia favorevole un aggiornamento giudiziario relativo a una vicenda che riguardava una persona ritenuta ostile a Pamela Genini. Convinto che si trattasse di un importante sviluppo processuale, avrebbe deciso di festeggiare. «Mi sono fatto prendere la mano», ha raccontato. Secondo la sua versione, nel corso della serata avrebbe consumato una notevole quantità di alcolici, tra limoncello, gin tonic e altri drink.
«Volevo portare una notizia a Pamela»
La spiegazione fornita da Dolci per la visita notturna è semplice quanto sorprendente. «Ogni volta che avevo una notizia giudiziaria favorevole andavo come a portarla a Pamela, per dirle che stavo ancora combattendo per lei», ha spiegato. L’uomo sostiene di essersi fermato all’esterno del cimitero e di aver trascorso quei momenti in preghiera davanti alla tomba della donna. Una versione che però non coincide con i sospetti degli investigatori.
Gli inquirenti non credono alla versione di Dolci
Per la Procura la presenza ripetuta dell’uomo nei pressi del cimitero potrebbe avere spiegazioni diverse. Nel corso dell’intervista, Gianluigi Nuzzi ha ricordato come le telecamere abbiano documentato numerosi passaggi di Dolci davanti al camposanto di Strozza nel corso dei mesi.
L’episodio del 18 marzo, quello della presunta serata alcolica, rappresenta soltanto uno degli accessi finiti sotto la lente degli investigatori. Per chi indaga, infatti, quella visita potrebbe non essere stata una semplice preghiera.
Dolci respinge ogni sospetto e insiste
«Gli inquirenti mi hanno detto che non dovevo pregare», ha raccontato durante l’intervista. Poi ha aggiunto un dettaglio che considera importante per la propria difesa: «Dicono che quella sera non ero ubriaco. Eppure si vede chiaramente che vado barcollando».
Parole che rappresentano una vera e propria ammissione sullo stato di alterazione in cui si trovava quella notte, ma che secondo lui dovrebbero anche dimostrare l’assenza di qualunque piano lucido o premeditato. Intanto l’inchiesta prosegue, proprio quelle visite notturne al cimitero restano uno degli elementi centrali dell’indagine che vede Francesco Dolci accusato di profanazione di sepolcro e vilipendio di cadavere.







