Torna a infiammarsi il Medio Oriente: cresce il rischio di escalation

Medio Oriente, Libano-Iran-Usa

Torna a infiammarsi il fronte mediorientale. Le milizie Houthi dello Yemen, alleate di Teheran, hanno rivendicato un’operazione contro due petroliere saudite, la Encelia e la Layla, accusate di violare il blocco imposto nello stretto di Bab el Mandeb. Un attacco che ha immediatamente scosso i mercati, spingendo il prezzo del greggio oltre i cento dollari al barile, e che ha fornito a Donald Trump l’occasione per un nuovo avvertimento pubblico.

Il presidente americano ha affidato ai social il suo monito: gli Houthi, finora considerati “responsabili” nel contesto del conflitto con l’Iran, avrebbero “ripreso a sparare”. Se dovessero farlo ancora, ha scritto, Washington riterrà Teheran direttamente responsabile e pronta a infliggere “pesanti sanzioni militari”.

Il Pentagono sta valutando operazioni di terra

Un messaggio che anticipa ciò che Trump ha poi ribadito ad Axios: l’ipotesi di un attacco “massiccio”, più grande dell’Operazione Epic Fury, è sul tavolo. Israele, ha aggiunto, “si unirebbe in due minuti”, anche se gli Stati Uniti “non hanno bisogno di nessuno”.

Il Pentagono, intanto, sposta rinforzi nell’area, valutando anche operazioni di terra. A Washington cresce il sospetto che la Russia stia fornendo agli ayatollah informazioni sensibili sugli obiettivi americani, circostanza che secondo fonti militari spiegherebbe i recenti attacchi contro basi della Cia.

Rubio: l’Iran pagherà un prezzo sempre più alto

Il segretario di Stato Rubio, parlando alla riunione Asean, ha ribadito che l’Iran pagherà “un prezzo sempre più alto” finché non accetterà un accordo stabile. Teheran, sostiene, “chiede ogni giorno di farlo, ma poi tenta di violarlo o modificarne i termini”.

Sul fronte politico interno, la Camera americana ha approvato una risoluzione che condanna la guerra in Iran con un margine risicato: 214 voti a favore, 208 contrari. Un segnale di crescente inquietudine verso l’escalation, che arriva mentre la popolarità di Trump nei sondaggi American Research scivola al 30%, alimentando il timore di una batosta alle midterm di novembre.

L’unica concessione del presidente riguarda l’Arabia Saudita: lo sviluppo del nucleare civile sarà vincolato all’adesione agli Accordi di Abramo e al riconoscimento di Israele. Una mossa che, secondo autorevoli fonti Onu, ha il sapore della deterrenza più che della diplomazia, perché gli Stati Uniti temono di non riuscire davvero a contenere Teheran.

I pasdaran minacciano di colpire Fairdord

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ironizzato sul prezzo del petrolio a tre cifre: “Volevano punire l’Iran. Hanno finito per punire sé stessi. Strategia da dieci e lode”.

I pasdaran minacciano ora di colpire la base britannica di Fairford, da cui sono decollati i bombardieri B‑1 impiegati contro l’Iran. Il ministro degli Esteri Araghchi accusa Washington di perseguire “un approccio egemonico” destinato a fallire finché non comprenderà che “non esiste altra strada se non il rispetto del popolo iraniano e dei suoi interessi”.

In questo scenario, la crisi appare intrappolata in una spirale che nessuno sembra voler davvero interrompere. Le minacce si moltiplicano, le operazioni militari si avvicinano, e il prezzo del petrolio diventa il termometro di una tensione che rischia di trascinare con sé l’intero equilibrio globale.