Finalter, il trust “Inter” e le fatture false: l’inchiesta non indaga Sala, ma gli rovina il finale a Milano

Giuseppe Sala non è indagato. Punto fondamentale, da mettere subito in chiaro. Però la politica, si sa, non vive soltanto di avvisi di garanzia. Vive anche di rapporti, quote, società, collaboratori storici e tempistiche infelici. E così l’inchiesta su Finalter, società di consulenza finita nel mirino della procura di Milano per presunte fatture false, arriva nel momento peggiore per il sindaco uscente: mentre la città discute del dopo Sala e il suo modello comincia a mostrare più crepe che rendering.

Al centro dell’indagine ci sono Pietro Galli e Giorgio Mezzadri, indagati per emissione di fatture per operazioni inesistenti. La Guardia di finanza ha perquisito la sede milanese di Finalter e le abitazioni dei due manager. Galli, fondatore della società, è uno storico collaboratore di Sala dai tempi di Expo ed era anche nel cda di Atm, incarico da cui si è dimesso ieri. Mezzadri, commercialista genovese, è amministratore delegato della società.

Le consulenze pagate da Engineering

Secondo quanto emerso, l’inchiesta riguarda consulenze per circa 2 milioni di euro pagate a Finalter da Engineering Ingegneria Informatica, multinazionale di cui Galli è consigliere di amministrazione. I pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli ipotizzano che dietro quei compensi possano esserci operazioni inesistenti.

La quota principale di Finalter, pari all’80%, fa capo a Galli attraverso la Cinque G, società intestata alla moglie e alla figlia. Il restante 20% era riconducibile a Giuseppe Sala tramite un trust dal nome calcisticamente impegnativo: “Inter”. A Milano, di solito, Inter significa derby, scudetti e polemiche da bar. Questa volta, invece, significa quote societarie, atti notarili e Guardia di finanza.

Sala estingue il trust e vende le quote

Il sindaco ha fatto sapere di aver estinto il trust, come aveva annunciato in Consiglio comunale quando era intervenuto per spiegare la sua posizione. Dopo l’estinzione, le quote sono state riattribuite a Sala e immediatamente vendute agli altri soci al valore nominale.

Una mossa rapida, quasi chirurgica. Sala esce formalmente dalla società, ma il caso resta politicamente scomodo. Perché Finalter non è un nome qualsiasi nell’universo relazionale del sindaco. E Pietro Galli non è un manager qualunque: è un collaboratore di lungo corso, già vicino a Sala nella stagione di Expo, poi arrivato anche nel consiglio di amministrazione di Atm.

Il problema politico per il sindaco

Sul piano giudiziario, va ripetuto, Sala è estraneo all’inchiesta. Ma sul piano politico la vicenda pesa. Perché arriva mentre Milano è già attraversata da polemiche su urbanistica, trasporti, sicurezza, costo della vita e rapporti tra pubblico, privato e grandi interessi economici.

Finalter diventa così l’ennesimo nome di una stagione amministrativa che rischia di chiudersi non con il taglio del nastro, ma con il rumore delle carte sfogliate dagli investigatori. Nessuna accusa al sindaco, ma un’immagine che si appanna. E per uno come Sala, che ha costruito molto della sua forza sulla reputazione manageriale, non è un dettaglio.