C’è un’«armata» contro Gian Luigi Tizzoni? L’avvocato che da anni rappresenta la famiglia di Chiara Poggi non arriva a sostenere l’esistenza di una regia occulta, ma usa proprio questa immagine per descrivere ciò che ritiene stia accadendo attorno a lui da quando il caso Garlasco è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione con la nuova indagine su Andrea Sempio. Un’offensiva soprattutto mediatica, secondo il legale, che adesso ha deciso di passare al contrattacco anche nelle aule di giustizia.
Tizzoni ha infatti querelato per diffamazione Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene, e la prima udienza del procedimento è stata fissata per il 20 novembre. Il legale sostiene che alcuni servizi gli abbiano attribuito comportamenti che considera non soltanto falsi, ma potenzialmente lesivi anche sotto il profilo deontologico. Sullo sfondo rimane uno degli aspetti più controversi della nuova stagione del caso: il sospetto che Tizzoni avrebbe fatto arrivare alla famiglia Sempio informazioni riservate sulle indagini. Un’accusa che l’avvocato respinge radicalmente, sostenendo che quelle informazioni fossero già pubbliche.
Tizzoni e l’«armata mediatica»: «Ci sono fanti e artiglieri»
Parlando degli attacchi ricevuti negli ultimi mesi, Tizzoni sceglie una metafora militare che difficilmente passa inosservata: «È ovvio che poi nell’armata abbiamo i fanti, gli artiglieri. Sicuramente, se c’è un’armata, io l’ho percepita dal punto di vista mediatico. Se c’è dell’altro non lo so, chiaramente però non mi fermo».
Il riferimento riguarda il clima che si sarebbe creato attorno alla famiglia Poggi e allo stesso avvocato dopo la riapertura delle indagini che vede Sempio indagato per l’omicidio di Chiara. Secondo Tizzoni, una parte del racconto pubblico avrebbe progressivamente spostato l’attenzione dagli elementi investigativi alle persone, fino a trasformarsi in quella che lui definisce una vera «caccia alle persone».
Nel mirino del legale entra direttamente Alessandro De Giuseppe. Tizzoni spiega di averlo querelato perché nei servizi sarebbero comparsi riferimenti a comportamenti da lui considerati professionalmente scorretti e sottolinea di non essere stato preventivamente interpellato sui fatti che gli venivano attribuiti. La vicenda approderà adesso davanti a un giudice, con la prima udienza prevista per novembre.
La storia delle informazioni alla famiglia Sempio
Uno dei punti più delicati riguarda proprio le presunte informazioni riservate che Tizzoni avrebbe trasmesso alla famiglia Sempio. L’avvocato respinge questa ricostruzione e sostiene che gli elementi dei quali si discute non avessero affatto carattere segreto, perché la stampa li aveva già pubblicati e la madre di Alberto Stasi ne aveva parlato anche durante una conferenza stampa.
È su questo terreno che lo scontro diventa particolarmente acceso, perché coinvolge direttamente il ruolo svolto dal legale dei Poggi nelle diverse fasi dell’inchiesta e le ricostruzioni che negli ultimi mesi hanno accompagnato la riapertura del fascicolo su Sempio.
Tizzoni, però, sostiene di non temere che il clamore mediatico possa condizionare l’esito giudiziario della vicenda e affida la propria convinzione a una frase altrettanto netta: «I magistrati non si fanno prendere in giro e le carte se le leggono».
«Stasi resterà colpevole, Sempio verrà assolto»
È quando gli chiedono come immagina il futuro del caso Garlasco che Tizzoni pronuncia probabilmente le parole destinate a fare più rumore. La sua previsione non lascia spazio a molte interpretazioni: «Stasi rimarrà colpevole, Sempio se andrà a processo verrà assolto».
Naturalmente si tratta della valutazione personale del legale della famiglia Poggi e non di una conclusione giudiziaria. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Andrea Sempio è indagato nella nuova inchiesta e la sua posizione dovrà seguire i passaggi previsti dal procedimento. Proprio la distanza tra la convinzione espressa da Tizzoni e la direzione presa dalla nuova indagine rende però le sue dichiarazioni particolarmente significative.
La Procura di Pavia sta infatti lavorando da mesi su Sempio e ha disposto una lunga serie di nuovi accertamenti. Parallelamente continua il dibattito sulla possibile revisione della condanna di Stasi, anche se i due percorsi giudiziari restano distinti e l’eventuale evoluzione della posizione di uno non determina automaticamente quella dell’altro.
Il caso Garlasco diventa anche una guerra mediatica
La nuova indagine ha ormai trasformato il delitto di Garlasco anche in uno scontro durissimo tra ricostruzioni contrapposte. Da una parte ci sono gli accertamenti della Procura e le nuove ipotesi investigative; dall’altra rimane la sentenza definitiva che ha condannato Stasi, mentre televisioni, giornali, consulenti e protagonisti della vicenda continuano a confrontarsi quotidianamente su reperti, testimonianze, intercettazioni e vecchi documenti.
Tizzoni sostiene che proprio questa esposizione abbia finito per investire anche la famiglia Poggi, che per quasi vent’anni ha vissuto il processo e la condanna di Stasi come il punto di arrivo giudiziario della vicenda. La riapertura delle indagini su Sempio ha rimesso tutto sotto una lente nuova e ha inevitabilmente riportato al centro dell’attenzione anche comportamenti e decisioni risalenti alle prime indagini.
Nel frattempo continua a emergere materiale che alimenta ulteriormente il dibattito. Tra gli ultimi elementi diventati pubblici figura anche un audio attribuito ad Andrea Sempio, nel quale l’indagato parla di Silvio Sapone e fa riferimento a un presunto «sistema». Un altro tassello che si aggiunge a un fascicolo diventato sempre più complesso e che contribuisce a spiegare perché, attorno al caso Garlasco, lo scontro non si combatta ormai soltanto nelle procure e nei tribunali.
Tizzoni, almeno su questo, sembra avere pochi dubbi: ritiene di essere diventato uno dei bersagli di quella che definisce un’«armata mediatica» e ha deciso di reagire. Il primo terreno di confronto sarà il procedimento nato dalla querela contro De Giuseppe. Sullo sfondo, però, rimane la partita infinitamente più grande: capire se le nuove indagini riusciranno davvero a modificare una verità giudiziaria che, fino a oggi, indica Alberto Stasi come l’assassino di Chiara Poggi.







