Sei visite al cimitero nell’arco di una settimana. Una di notte, alle 2.11. Una denuncia giudicata poco credibile dagli investigatori. E una lunga serie di testimonianze che descrivono un’ossessione mai superata per Pamela Genini.
Sono questi alcuni degli elementi che emergono dall’inchiesta della Procura di Bergamo sulla profanazione della tomba della modella, uccisa il 14 ottobre 2024 dall’allora compagno Gianluca Soncin. Qualcuno ha aperto il loculo e ha sottratto la testa della donna. Per gli inquirenti il principale indagato è Francesco Dolci, ex compagno della vittima e paradossalmente l’uomo che quel giorno lanciò l’allarme mentre si consumava il femminicidio.
Fu proprio Dolci a lanciare l’allarme sulla profanazione della tomba
Il pm Giancarlo Mancusi e i carabinieri del Nucleo investigativo ritengono che Dolci abbia agito tra il 27 ottobre e il 2 novembre 2025. La scoperta arriva però solo il 23 marzo scorso, quando gli operatori incaricati della traslazione della salma trovano il loculo manomesso nel cimitero di Strozza.
Le telecamere di sorveglianza raccontano una sequenza che gli investigatori considerano sospetta. Il 16 marzo Dolci raggiunge il camposanto nel pomeriggio. Trova il cancello chiuso per alcuni lavori di estumulazione, osserva l’interno attraverso le grate, controlla un cassone per le macerie e poi si allontana.
Due giorni dopo torna alle 2.11 di notte. Rimane sul posto per circa quindici minuti. Secondo i carabinieri vuole verificare l’esito delle attività svolte dagli operai. Successivamente si presenta di nuovo il 20 e il 21 marzo.
Per gli investigatori quello di Dolci un “comportamento anomalo”
Il 22 marzo assume un comportamento che gli investigatori definiscono anomalo. Si ferma davanti alla lapide, osserva più volte la parte superiore, si china ripetutamente e controlla anche il lato inferPer gli investigatoiore destro. Il giorno successivo, mentre il personale delle onoranze funebri scopre la manomissione, Dolci torna ancora una volta al cimitero. Ispeziona la lapide, estrae il cellulare e scatta una fotografia. In quel momento la notizia della profanazione non è ancora pubblica. Diventerà di dominio pubblico soltanto il 26 marzo.
Per procura e carabinieri non si tratta di coincidenze. Gli investigatori sottolineano che Dolci mostra interesse per particolari difficilmente individuabili da un visitatore occasionale: alcuni tasselli, il silicone utilizzato per richiudere il loculo e altri dettagli che, secondo l’accusa, potevano essere noti soprattutto a chi aveva materialmente manomesso la tomba. Inoltre l’uomo non segnala immediatamente quelle anomalie alle forze dell’ordine, pur sostenendo di seguire con attenzione la vicenda.
Nell’inchiesta compare anche una denuncia presentata da Dolci il 22 gennaio 2026. L’uomo racconta ai carabinieri che, nella notte del 28 ottobre 2025, due sconosciuti sarebbero entrati nella sua proprietà dopo aver scavalcato il cancello. Attribuisce l’episodio al clima di tensione nato attorno alla sua figura dopo la morte di Pamela.
Nelle sue testimonianze diverse incongruenze
Gli accertamenti tecnici però fanno emergere diverse incongruenze. La chiamata al 112 che Dolci sostiene di aver effettuato non compare nei tabulati telefonici. Inoltre il telefono risulta nuovamente agganciato alla rete soltanto alle 3.41. Anche il presunto blackout della connessione internet non trova conferma nei dati tecnici, che registrano una sessione attiva fino alle 6.59 del mattino.
Gli investigatori evidenziano poi un’altra coincidenza temporale. Il giorno prima del presunto episodio, il 27 ottobre, Dolci aveva dovuto restituire alla famiglia di Pamela il cane appartenuto alla donna. È la stessa data che gli inquirenti collocano all’inizio dell’arco temporale in cui sarebbe avvenuta la profanazione.
Le testimonianze raccolte dagli investigatori aggiungono ulteriori elementi. Le amiche di Pamela descrivono la relazione con Dolci come breve e marginale, durata soltanto pochi mesi tra il 2019 e il 2020. Dopo quella esperienza, la donna aveva costruito una lunga relazione con un altro uomo, Andrea L.
Comportamenti persecutori nei confronti di Pamela e del suo nuovo compagno
Proprio Andrea racconta agli investigatori anni di comportamenti che definisce persecutori. Sostiene che Dolci li seguisse, li fotografasse e segnalasse la sua presenza ai familiari di Pamela come una cattiva frequentazione. Racconta anche soste prolungate sotto casa e davanti al luogo di lavoro, telefonate da numeri sconosciuti, danneggiamenti alle auto e perfino manifesti affissi nel condominio.
Secondo i testimoni, Pamela e il compagno decisero di non denunciarlo, convinti che la situazione potesse risolversi senza interventi giudiziari. Le amiche della donna confermano il quadro tracciato dagli investigatori e descrivono Dolci con soprannomi pesanti: “stalker”, “Psycho” e “mostro”.
Elementi che oggi la Procura considera rilevanti per ricostruire il contesto in cui sarebbe maturato uno degli episodi più inquietanti emersi dopo il femminicidio di Pamela Genini.







