Tra tutti i passaggi dell’intervista rilasciata a Quarto Grado, uno dei più forti riguarda il giudizio che Marco Poggi esprime su Alberto Stasi. Il fratello di Chiara Poggi racconta infatti un percorso personale che lo ha portato a cambiare completamente idea rispetto ai primi anni successivi al delitto di Garlasco.
“Abbiamo gioito quando Stasi è stato assolto”
Marco Poggi non nasconde che all’inizio la sua famiglia guardasse ad Alberto Stasi con occhi diversi da oggi.
«All’inizio l’ho difeso. Abbiamo gioito quando è stato assolto. Ma poi personalmente ho studiato le sue dichiarazioni, le tante bugie che ha detto. E mi sono convinto che sia stato lui. Non ho cambiato idea. La nostra famiglia è assolutamente sicura che sia stato Alberto Stasi».
Parole che arrivano mentre la difesa dell’ex fidanzato di Chiara Poggi prepara la richiesta di revisione del processo. Nonostante il passare degli anni, la posizione della famiglia Poggi non cambia.
Marco sottolinea anche la totale assenza di rapporti con Stasi dopo la condanna definitiva. «Non abbiamo mai avuto nessun contatto con lui, non ci ha mai scritto».
Le accuse che hanno travolto Marco Poggi
La riapertura dell’inchiesta della Procura di Pavia ha riportato sotto i riflettori anche Marco Poggi, che negli ultimi mesi ha dovuto affrontare accuse, sospetti e numerose fake news circolate online.
«Non è quello che pensavo ovviamente di dover affrontare diciotto anni dopo. Non so veramente come si sia arrivati a questo punto».
Tra tutte le accuse, una continua a pesargli più delle altre.
«Ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci».
Marco torna poi sul tema delle piste investigative che negli ultimi mesi hanno coinvolto lui e altri familiari.
«Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque».
Andrea Sempio e la nuova indagine
L’intervista arriva mentre la Procura di Pavia continua gli approfondimenti investigativi su Andrea Sempio, amico storico di Marco Poggi e frequentatore abituale della villetta di via Pascoli.
Il fratello di Chiara non nasconde il proprio scetticismo rispetto alla nuova ipotesi accusatoria.
«Le prove su di lui non mi hanno convinto. Noi crediamo che Stasi sia colpevole, anche se all’inizio pensavamo il contrario, e che le sentenze degli ultimi processi siano la verità giudiziaria».
Una posizione che Marco aveva già espresso agli investigatori e che oggi ribadisce pubblicamente davanti alle telecamere.
“I magistrati dovevano fermare certe piste”
Nel corso dell’intervista Marco Poggi torna anche sul rapporto con la Procura e sulle ricostruzioni che hanno alimentato il dibattito pubblico nell’ultimo anno.
«Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre su cui si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara».
Il fratello della vittima racconta inoltre il disagio provato quando ha scoperto che gli investigatori avevano disposto intercettazioni e raccolto il Dna della famiglia.
«Mi sarei aspettato che, all’apertura delle nuove indagini, fossimo convocati e informati direttamente dagli investigatori, prima di apprendere tutto dai mezzi di informazione».
Poi la riflessione finale, che suona quasi come un appello.
«Adesso che le indagini sono finite, penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere».
E proprio per questo, conclude Marco Poggi, preferisce non alimentare ulteriormente lo scontro pubblico.
«Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle. Vorrei che i toni si abbassassero un po’».






