Marco Poggi rompe il silenzio dopo quasi diciannove anni e sceglie Quarto Grado per raccontare il peso che lui e la sua famiglia hanno portato sulle spalle durante l’ultima fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Il fratello di Chiara Poggi affronta senza giri di parole il tema delle intercettazioni, del Dna raccolto dagli investigatori e delle tante piste investigative che negli ultimi mesi hanno travolto lui, i suoi genitori e la memoria della sorella.
“La Procura ha preso il nostro Dna dalla spazzatura”
Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda il rapporto con gli inquirenti. Marco Poggi non contesta l’attività investigativa in sé, ma il modo in cui la Procura ha gestito i rapporti con la famiglia.
«Non è bello sapere che ci hanno ascoltato di nascosto, che hanno preso il nostro Dna dalla spazzatura. Ma ci siamo rimasti male, abbiamo sempre sentito una lontananza con la Procura».
Poggi spiega che avrebbe gradito almeno un confronto diretto con i magistrati. «Mi sarei aspettato che almeno avessero convocato la famiglia, magari anche solo per dirci: “Voi pensate che ci sia un colpevole condannato in via definitiva, ma noi siamo convinti di altro, che ci sia un altro colpevole”. Ma niente, dai magistrati non è mai arrivato niente».
Sulle intercettazioni il fratello di Chiara mostra una posizione meno netta di quanto molti si aspettassero. «Forse se avessi dovuto decidere io, avrei chiesto anche io di farle». Diverso invece il giudizio sulle attività che hanno coinvolto i suoi genitori. «Posso capire le intercettazioni nel mio caso. Sui miei si poteva evitare».
“Hanno raccontato Chiara per quella che non era”
La parte più dolorosa dell’intervista riguarda però la figura di Chiara Poggi. Marco attacca con forza le ricostruzioni che negli ultimi mesi hanno ipotizzato relazioni parallele, segreti nascosti o aspetti sconosciuti della vita della sorella.
«Chiara non avrebbe mai voluto tanta esposizione mediatica. Le cose che mi hanno ferito di più sono quelle che riguardano mia sorella. L’hanno raccontata per quella che non era».
Poi aggiunge: «Anche le possibili relazioni parallele a quella con Stasi. Chiara è stata descritta per quello che non era e questo ha fatto male ai nostri familiari».
Parole che arrivano dopo mesi in cui avvocati e familiari sono intervenuti pubblicamente più volte per smentire indiscrezioni e ricostruzioni che ritenevano lesive della memoria della giovane uccisa il 13 agosto 2007.
“Le messe nere? Una montatura assurda”
Marco Poggi respinge con decisione anche le ipotesi che collegano il delitto al Santuario della Bozzola, a presunti giri di pedofilia o a fantomatici riti satanici.
«Questa è una montatura assurda. Non c’è nulla di vero. Ed è una delle cose che la Procura avrebbe dovuto fermare subito, intervenendo per silenziare questa cosa. Non c’è nulla di vero».
Lo stesso giudizio riguarda le teorie che hanno coinvolto lui, Andrea Sempio e la cugina Stefania Cappa.
«Si è detto di tutto. Mai avuto problemi di droga, mai provata cocaina. Siamo nella fantasia. Ci sarà sempre qualcuno che si inventa qualcosa».
Il fratello di Chiara torna poi sul tema delle piste investigative. «Ho sempre pensato che chi indagava poteva smorzare alcune piste, non solo la mia. Le piste per cui si è giocato per un anno sulla vita e la morte di Chiara».
Infine l’appello conclusivo, forse il passaggio più amaro di tutta l’intervista. «Abbiamo lucrato per un anno, tutto il fango che abbiamo subito basta. Ora si può interrompere. Ora è giusto che ci siano processi e che la stampa faccia cronaca. Il resto spero che possa finire».
Un messaggio che arriva da un uomo che per quasi vent’anni ha scelto il silenzio e che oggi racconta soprattutto una richiesta: lasciare che il ricordo di sua sorella torni a essere quello di Chiara Poggi e non quello costruito da sospetti, teorie e ricostruzioni mai dimostrate.







