Mario Adinolfi arrestato per truffa ed evasione. Il sistema della “Scommessa Collettiva” finisce nel mirino della Procura

Mario Adinolfi

Il castello di carta è crollato all’alba, quando la Guardia di Finanza ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare. Mario Adinolfi, giornalista, politico e giocatore professionista di poker, è ora accusato di truffa ed evasione fiscale. Secondo la Procura di Roma, l’operazione avrebbe generato un danno patrimoniale vicino ai cinque milioni di euro, a cui si aggiungono 400mila euro di tasse sottratte al fisco.

Cos’era la “Scommessa Collettiva”?

Al centro dell’inchiesta c’è il “club esclusivo” fondato da Adinolfi. Un circuito che prometteva rendimenti da capogiro, fino al 40% annuo, grazie a un misterioso team di esperti e algoritmi sofisticati applicati al betting sportivo. Per entrare nel giro, i partecipanti versavano quote pesanti, dai 3.000 ai 10.000 euro.

Adinolfi rassicurava tutti: “Il capitale è garantito”, diceva nelle interviste e sui social. Eppure, secondo gli investigatori, quelle somme non sono mai tornate indietro a molti degli investitori. Durante gli ultimi Europei di calcio, il politico rilanciava con pacchetti “Vip Plus”: 9.500 euro per un rendimento del 150%, che sarebbe raddoppiato in caso di vittoria dell’Italia.

Il buco da 5 milioni e le denunce dei risparmiatori traditi

Nonostante Adinolfi avesse dichiarato più volte di aver chiuso l’attività, i post sui social e i movimenti finanziari tracciati tra il 2022 e il 2023 raccontano un’altra storia. La Guardia di Finanza si è mossa dopo le denunce disperate di diversi partecipanti che, dopo aver chiesto la restituzione dei propri risparmi, si sono trovati davanti a un muro di silenzio.

Il presunto “sistema” avrebbe drenato milioni di euro da privati che avevano creduto nella trasparenza sbandierata dal leader ultra-cattolico, convinti che la loro quota fosse al sicuro e svincolabile in finestre temporali prestabilite.

Dallo scontro fisico con “Le Iene” alle manette

La vicenda era già esplosa mediaticamente grazie a un’inchiesta de Le Iene. Lo scontro frontale tra l’inviato Filippo Roma e Adinolfi era degenerato in un’aggressione fisica: le immagini del giornalista afferrato per i capelli avevano fatto il giro del web.

Mentre Adinolfi accusava il programma di Mediaset di utilizzare figuranti e mentire, le testimonianze reali continuavano ad accumularsi. Tra queste, la storia straziante di una donna invalida della provincia di Roma che, con una pensione minima di meno di 800 euro al mese, aveva affidato i propri risparmi ad Adinolfi sperando in un aiuto economico, per poi perdere tutto.

Le testimonianze che lo hanno incastrato

“Ho vissuto sulla mia pelle danni economici e personali”, ha dichiarato una delle vittime davanti alle telecamere. Nonostante le prove raccolte e il crescente malcontento, Mario Adinolfi ha continuato a negare ogni irregolarità fino al momento dell’arresto. Ora la palla passa ai magistrati, chiamati a fare luce su un sistema che, dietro la facciata del club d’élite, nasconderebbe un meccanismo di spoliazione sistematica del risparmio privato.