Prepariamoci a un autunno più caldo del normale e a un inverno probabilmente mite, ma non mettiamo ancora cappotti e piumini in soffitta. Quello che sta accadendo nel Pacifico potrebbe condizionare il clima dei prossimi mesi su buona parte del pianeta e avere conseguenze, seppure indirette e molto più difficili da prevedere, anche sull’Italia.
Il protagonista si chiama El Niño e questa volta potrebbe presentarsi in una versione eccezionalmente potente. L’ultimo aggiornamento del Climate Prediction Center della Noaa assegna una probabilità superiore al 90% che il fenomeno raggiunga un’intensità «molto forte» tra l’autunno e l’inverno. C’è inoltre il 75% di possibilità che l’anomalia superi i 2,5 gradi nel trimestre ottobre-dicembre.
Per l’Italia, tuttavia, bisogna distinguere ciò che i modelli riescono già a indicare con una certa solidità da quello che ancora non possono prevedere. Il segnale più chiaro riguarda le temperature: farà mediamente più caldo. Molto più complicato stabilire quanto pioverà, dove cadrà la neve e soprattutto se arriveranno improvvise ondate di gelo.
El Niño accelera: cosa sta succedendo nel Pacifico
El Niño è un fenomeno climatico periodico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Questa volta a impressionare gli studiosi è soprattutto la rapidità con cui il fenomeno sta aumentando d’intensità.
Sotto la superficie dell’oceano, in alcune aree, vengono indicate anomalie termiche superiori addirittura ai 10 gradi rispetto alla media, mentre l’Organizzazione meteorologica mondiale stima un’anomalia media di circa 3,6 gradi nella regione considerata per il trimestre settembre-novembre. Il momento decisivo dovrebbe arrivare tra novembre e dicembre, quando è atteso il picco dell’intensificazione.
Gli effetti diretti di El Niño sono particolarmente importanti nelle regioni che si affacciano sul Pacifico, mentre sull’Europa il rapporto è molto più complesso. Non esiste quindi un automatismo del tipo «El Niño forte uguale inverno caldo in Italia». Il fenomeno modifica però la circolazione atmosferica globale e diventa uno dei fattori da tenere in considerazione insieme alle condizioni dell’Atlantico, del Mediterraneo e dell’atmosfera europea.
In Italia autunno più caldo e inverno mite
È sulle temperature che le proiezioni stagionali cominciano a mostrare un’indicazione piuttosto netta. Secondo le elaborazioni basate su nove modelli Copernicus, settembre e ottobre dovrebbero chiudersi sopra la media termica e lo stesso segnale prosegue verso novembre. Guardando ancora più avanti, Copernicus assegna una probabilità maggiore a temperature superiori alla norma su quasi tutta l’Europa anche durante il trimestre dicembre-febbraio.
L’Italia si prepara quindi, sulla carta, a un inverno complessivamente più mite. Attenzione però al significato di «mite». Si parla della temperatura media dell’intera stagione, non di quello che accadrà ogni giorno. Un dicembre, gennaio o febbraio complessivamente più caldo della norma può tranquillamente contenere una settimana di freddo intenso o persino una violenta irruzione artica. Le previsioni stagionali non consentono di sapere oggi se a gennaio arriverà una colata gelida sull’Italia o se a febbraio nevicherà in pianura. Eventi di questo genere possono essere individuati con attendibilità soltanto molto più vicino alla loro eventuale comparsa.
Il Mediterraneo caldo e il rischio di piogge violente
Ancora più delicato è il capitolo delle precipitazioni. Al momento non esistono indicazioni sufficientemente solide per affermare che ci aspetti un autunno particolarmente piovoso, né tantomeno che l’intero Paese vivrà mesi continuamente caldi. Il Consorzio Lamma-Cnr invita infatti alla prudenza proprio sulle piogge.
Esiste però un elemento che gli esperti tengono sotto osservazione: il Mediterraneo molto caldo. Il meteorologo Mattia Gussoni ha spiegato che l’incontro tra le elevate temperature del nostro mare e le più ampie dinamiche atmosferiche legate al fenomeno del Pacifico potrebbe funzionare come un «acceleratore termico» in un’atmosfera ricca di energia.
In determinate condizioni ciò potrebbe favorire precipitazioni torrenziali, alluvioni lampo e persino Medicane, i cicloni mediterranei che possono assumere alcune caratteristiche simili a quelle delle tempeste tropicali. Non significa che questi fenomeni si verificheranno certamente. Significa che un mare molto caldo rappresenta un enorme serbatoio di energia e umidità a disposizione dell’atmosfera quando si creano le condizioni meteorologiche adatte.
Inverno caldo non significa inverno senza neve
È probabilmente questo il punto sul quale è più facile equivocare le previsioni stagionali. Se dicembre, gennaio e febbraio risulteranno complessivamente più caldi della media, non significa che l’Italia trascorrerà tre mesi senza gelo o neve. Al momento, peraltro, i modelli non consentono di stabilire con sufficiente attendibilità se la stagione sarà più piovosa, più secca oppure più nevosa.
Le temperature medie potrebbero essere elevate e contemporaneamente verificarsi brevi episodi di freddo molto intenso. È la differenza fondamentale tra clima stagionale e previsione meteorologica: il primo descrive una tendenza statistica di diversi mesi, la seconda cerca di stabilire che tempo farà in un determinato luogo e momento.
Per capire meglio quale strada prenderà El Niño bisognerà quindi aspettare. Il prossimo aggiornamento del Climate Prediction Center è atteso per l’8 ottobre e permetterà di verificare se la rapidissima intensificazione osservata nelle ultime settimane proseguirà. Per ora la tendenza è chiara: l’Italia va verso una parte finale dell’anno più calda della norma e un inverno probabilmente mite. Ma ombrello, cappotto e catene da neve è decisamente troppo presto per mandarli in pensione.







