A Milano e in Lombardia il mercato della droga muove 2,5 miliardi di euro, su un giro d’affari nazionale stimato in 17 miliardi. E nel capoluogo lombardo i consumatori potrebbero essere 100mila, mentre circa 14mila persone risultano già in cura per dipendenze. Sono i numeri portati dal sindaco Giuseppe Sala al convegno «Tre giorni sui mercati internazionali della droga», organizzato nella sede di via del Conservatorio dell’Università Statale di Milano.
Un quadro che racconta un mercato enorme, capace di attirare contemporaneamente organizzazioni criminali diverse e di alimentarsi grazie a prezzi bassi, facilità di reperimento e una domanda che continua a crescere. Le analisi delle acque reflue del depuratore di Nosedo effettuate dall’Istituto Mario Negri indicano infatti, ha spiegato Sala, un forte aumento nell’utilizzo degli stupefacenti.
Dalla Chiesa: «Milano è un mercato troppo grande per una sola organizzazione»
Ad aprire i lavori è stato Nando Dalla Chiesa, partendo da una domanda che fotografa una caratteristica particolare della criminalità milanese: perché una città con un mercato della droga tanto ricco non ha conosciuto guerre aperte tra organizzazioni per conquistarlo? «Una volta chiesi a un alto funzionario che conoscevo come mai a Milano non fossero mai scoppiati conflitti tra organizzazioni criminali», ha raccontato Dalla Chiesa. La risposta fu semplice: «Nessuna organizzazione criminale, da sola, è in grado di saturare un mercato così grande».
Il punto è proprio la dimensione della domanda. Milano rappresenta un territorio nel quale possono convivere più reti criminali, ciascuna con i propri canali di approvvigionamento, distribuzione e vendita. Una realtà che trova un riscontro inquietante anche nelle più recenti indagini giudiziarie.
Sala: «Quattordicimila persone in cura, ma i consumatori possono essere 100mila»
Sala ha messo al centro soprattutto le dimensioni del consumo. «Sono circa 14mila le persone in cura per dipendenze», ha spiegato, ricordando però che a questa cifra bisogna aggiungere un sommerso difficile da misurare. Le stime più alte arrivano a 100mila consumatori nella sola Milano. Un dato che assume ancora più peso se accostato alle analisi delle acque reflue di Nosedo, che registrano una crescita dell’uso delle sostanze.
«Il sistema è larghissimo, i costi delle droghe sono bassi e il reperimento è più facile», ha avvertito Sala. Milano non ha ancora assistito agli effetti devastanti che il consumo di determinate sostanze ha prodotto in altre grandi città, ma per il sindaco proprio questo deve spingere ad agire prima che il fenomeno assuma dimensioni ancora più difficili da controllare.
Il Comune punta sulla prevenzione e sulla collaborazione tra istituzioni. Sala ha ricordato l’adesione a Elide, la Rete nazionale degli enti locali per l’innovazione sulle droghe, e il Progetto Rogoredo, che ha permesso di coordinare gli interventi con Prefettura, Regione e Ats.
L’allarme sul fentanyl e il nuovo fronte delle droghe sintetiche
Al convegno è intervenuto anche Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, che ha richiamato l’attenzione sulla diffusione delle nuove droghe sintetiche e del fentanyl, l’oppioide potentissimo diventato uno dei simboli dell’emergenza droga negli Stati Uniti per gli effetti devastanti provocati sui consumatori.
Roia ha indicato anche la rotta orientale e cinese tra quelle utilizzate per alimentare il mercato delle sostanze sintetiche. Un cambiamento che impone di osservare il fenomeno non soltanto attraverso le tradizionali rotte della cocaina e dell’eroina, ma anche attraverso catene internazionali capaci di mettere rapidamente sul mercato nuove sostanze. Il presidente del Tribunale ha richiamato inoltre la responsabilità della giustizia: servono processi giusti, ma anche rapidi, per riuscire a contrastare organizzazioni che modificano continuamente strutture, alleanze e mercati.
L’inchiesta Hydra e il consorzio tra le mafie
Sul fondo resta il dato criminale. L’inchiesta Hydra ha portato alla luce un sistema nel quale esponenti riconducibili alla ’ndrangheta, a Cosa Nostra e alla Camorra operano all’interno di un vero e proprio consorzio criminale. Una fotografia che si lega alla riflessione iniziale di Dalla Chiesa. Il mercato milanese degli stupefacenti è talmente vasto da lasciare spazio a organizzazioni differenti e da favorire, anziché necessariamente lo scontro per il territorio, accordi e convergenze di interessi.
I numeri indicati al convegno danno la misura economica e sociale del problema: 2,5 miliardi di euro tra Milano e Lombardia, 14mila persone già in cura e una platea potenziale di consumatori che potrebbe arrivare a 100mila soltanto nel capoluogo. Un mercato nel quale le mafie trovano spazio, le sostanze diventano sempre più facili da acquistare e le nuove droghe sintetiche aprono un fronte che Milano non può permettersi di sottovalutare.







