Ranucci – Lavitola: tutta la verità sul loro rapporto e sul sondaggio farlocco che voleva portare il conduttore di Report in politica

Nuovi dettagli arricchiscono il quadro dei rapporti tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, l’imprenditore oggi al centro dell’inchiesta sull’attentato ai danni del conduttore di Report. Tra i documenti e le testimonianze raccolte dagli investigatori emerge anche un capitolo finora poco conosciuto: il tentativo di convincere Ranucci a scendere in politica attraverso un sondaggio costruito per misurarne il consenso.

Secondo la ricostruzione, l’iniziativa non sarebbe mai partita dal giornalista, ma dallo stesso Lavitola, che avrebbe immaginato di trasformare la notorietà del conduttore televisivo in un progetto politico. Un’idea che, stando ai racconti emersi negli ultimi giorni, non avrebbe però mai trovato la disponibilità del diretto interessato.

Il sondaggio per convincere Ranucci

Lavitola avrebbe commissionato un questionario nel quale, dopo alcune domande dedicate ai principali leader del centrosinistra, comparivano anche quesiti sulla notorietà dei giornalisti televisivi. Tra questi figurava il nome di Sigfrido Ranucci, con l’obiettivo di misurarne il livello di conoscenza e il potenziale consenso elettorale.

L’imprenditore ha raccontato di aver cercato perfino di mostrare quei risultati al conduttore durante una cena. Ma, sempre secondo la sua versione, Ranucci gli avrebbe chiesto di non insistere sull’argomento, lasciando intendere di non avere alcun interesse ad affrontare quel discorso. Alla fine quei documenti sarebbero rimasti nel cassetto.

Una ricostruzione che appare coerente con quanto il giornalista ha sempre sostenuto pubblicamente. Ranucci ha infatti escluso più volte di aver cercato una candidatura politica, ricordando come il suo lavoro e il rapporto costruito negli anni con il pubblico rappresentino già il centro della propria attività professionale.

Un’amicizia nata a tavola

L’inchiesta ha portato alla luce anche il rapporto personale tra i due. A presentarli, anni fa, sarebbe stato Guido Ruotolo durante alcune cene in un ristorante romano frequentato da entrambi. Da quella conoscenza sarebbe nata un’amicizia che, col tempo, avrebbe alimentato polemiche e interrogativi, soprattutto dopo la pubblicazione di fotografie che ritraevano i due insieme.

Immagini che suscitarono discussioni anche perché Ranucci vive da tempo sotto scorta. Il giornalista non nascose il proprio disappunto per quella esposizione pubblica, ritenendola inopportuna sotto il profilo della sicurezza.

Secondo quanto ricostruito, proprio all’interno di quel rapporto personale Lavitola avrebbe continuato a coltivare l’idea di coinvolgere il conduttore in un progetto politico, senza però ottenere alcuna apertura.

Nessun collegamento con il movente dell’attentato

Gli investigatori stanno ricostruendo in modo approfondito il profilo di Lavitola, analizzandone rapporti personali, contatti, dispositivi elettronici e documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni. Tra il materiale finiscono anche le conversazioni con Ranucci, che potrebbero contribuire a delineare il contesto nel quale si sviluppava il loro rapporto.

Allo stato degli accertamenti, però, non emerge un collegamento diretto tra il progetto politico immaginato da Lavitola e il presunto attentato contro il giornalista. Lo stesso imprenditore ha escluso qualsiasi movente nei confronti del conduttore, sostenendo che tra loro esistesse un rapporto di amicizia.

Resta proprio questo uno degli aspetti che la Procura continua ad approfondire. Gli investigatori cercano di comprendere quale fosse la natura del legame tra i due e, soprattutto, quale possa essere stato il movente dell’attentato. In questo quadro si inserisce anche il capitolo del sondaggio: un’iniziativa che, secondo quanto emerso, riflette il progetto politico coltivato da Lavitola ma che, almeno per quanto ricostruito finora, non avrebbe mai trovato il consenso né la partecipazione di Sigfrido Ranucci.