Per quasi vent’anni il nome di Chiara Poggi è rimasto imprigionato dentro un fascicolo processuale. È diventato il centro di una delle vicende giudiziarie più controverse d’Italia, fino a far quasi dimenticare chi fosse davvero quella ragazza di ventisei anni uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Le testimonianze raccolte negli ultimi mesi dai carabinieri di Milano riportano invece al centro proprio lei. Non l’omicidio, non le piste investigative, ma la persona.
Il ritratto che emerge è sorprendentemente lineare. Chiara viene descritta da tutte come una ragazza riservata, tranquilla, educata. «La classica brava ragazza», racconta una sua ex compagna di università. «Non ricordo nemmeno di averla mai vista bere». Nessun eccesso, nessuna doppia vita, nessun lato oscuro. Soltanto una giovane laureata che divideva il proprio tempo tra gli studi, il lavoro, la famiglia e il fidanzato Alberto Stasi.
«Era molto innamorata di Alberto»
Tra i ricordi più ricorrenti c’è proprio il rapporto con Stasi. Le amiche descrivono una coppia che attraversava i normali alti e bassi di qualsiasi relazione, ma senza crisi particolari. «Era molto innamorata», racconta una di loro. Un’altra conferma che tra i due «non c’erano particolari problemi».
Chiara parlava con le persone più vicine anche degli aspetti più intimi della relazione. Aveva confidato persino alcuni giochi erotici che Alberto le aveva regalato, segno di un rapporto che viveva con naturalezza e senza particolari tabù. Le piccole gelosie esistevano, come accade in tante storie d’amore, ma nessuna delle amiche ricorda litigi violenti o una relazione ormai al capolinea.
Anche il misterioso “piccione”, citato in una vecchia e-mail di Chiara e diventato negli anni oggetto delle interpretazioni più fantasiose, per chi la conosceva non rappresentava alcun mistero. Era semplicemente il soprannome affettuoso con cui chiamava Alberto Stasi.
Quel fastidio per gli amici di Marco
Tra i dettagli che oggi acquistano inevitabilmente un peso diverso ce n’è uno che allora sembrava soltanto una banale lamentela domestica. Secondo una vicina di casa e amica della vittima, Chiara raccontava di essere infastidita dagli amici del fratello Marco che frequentavano abitualmente l’abitazione per giocare ai videogiochi. Il motivo non era tanto la loro presenza, quanto il fatto che entrassero anche nella sua camera per utilizzare il computer.
«Me ne parlava quando si lamentava», ricorda la testimone. «Soprattutto del fatto che questi amici andassero anche nella sua stanza a giocare con il pc». Un particolare che oggi torna inevitabilmente sotto i riflettori, mentre la Procura continua ad approfondire le abitudini della compagnia di Marco Poggi e la frequentazione della villetta di via Pascoli da parte di Andrea Sempio e degli altri amici del gruppo.
Il mistero del secondo cellulare che non c’è
Le nuove audizioni hanno permesso anche di sgombrare il campo da alcune ipotesi che negli anni erano diventate quasi leggende.
Una su tutte riguarda il presunto secondo telefono cellulare di Chiara Poggi. Le amiche, ascoltate dagli investigatori, escludono praticamente all’unanimità questa possibilità. Soltanto una ricorda che forse la ragazza utilizzava una seconda scheda telefonica quando Alberto si trovava a Londra, semplicemente per risparmiare sul costo delle chiamate internazionali. Più probabilmente, spiegano, i due comunicavano attraverso Msn Messenger, il sistema di messaggistica più utilizzato in quegli anni.
Anche sul fronte dei presunti corteggiatori non emergono elementi tali da cambiare il quadro. Una collega di lavoro ricorda soltanto un impiegato che aveva invitato Chiara a prendere un caffè alla macchinetta dell’ufficio. Lei, forse anche per fare un piccolo dispetto al fidanzato durante uno dei loro momenti di gelosia, avrebbe accettato. Nulla di più.
Le testimonianze raccolte restituiscono così l’immagine di una ragazza normale, lontanissima dalla figura quasi romanzesca che negli anni si è costruita attorno al delitto di Garlasco. Una giovane donna che studiava, lavorava, amava il proprio fidanzato, sopportava con un pizzico di fastidio gli amici del fratello che invadevano la sua camera e immaginava il proprio futuro come fanno migliaia di ragazze della sua età. Prima che quel futuro si interrompesse, improvvisamente, in una mattina d’agosto destinata a cambiare per sempre la storia della cronaca italiana.







