Garlasco, la compagnia di Angela Taccia, Andrea Sempio e Marco Poggi: l’ex fidanzato frate, gli inseparabili e l’amico suicida

Angela Taccia

Per anni è stata soltanto la compagnia di Garlasco. Un gruppo di ragazzi cresciuti tra case, computer, videogiochi, confidenze, fidanzamenti e pomeriggi passati insieme. Oggi quei nomi sono tornati al centro della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi e raccontano un mondo molto più fitto di quanto apparisse all’inizio: Andrea Sempio, Marco Poggi, Mattia Capra, Roberto Freddi, Alessandro Biasibetti, Angela Taccia, Michele Bertani. Amici, ex fidanzati, compagni di adolescenza, figure rimaste per anni sullo sfondo e ora richiamate da verbali, perquisizioni, acquisizioni di Dna, vecchie intercettazioni e dichiarazioni rilette alla luce dei nuovi accertamenti.

Al centro c’è Andrea Sempio, oggi indagato e presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Dentro quella compagnia lo chiamavano “Gandhi”. Il soprannome, riemerso dalle testimonianze depositate agli atti della Procura di Pavia, nasceva dalla percezione che amici e familiari avevano di lui: un ragazzo calmo, mite, pacifico, poco incline allo scontro. Un’immagine che oggi contrasta in modo fortissimo con l’ipotesi investigativa che lo vede al centro della nuova indagine sul delitto di Chiara.

La compagnia di via Pascoli

La comitiva ruotava anche attorno a Marco Poggi, fratello di Chiara. Casa Poggi non era un luogo qualsiasi: per alcuni di quei ragazzi era una casa frequentata, anche se con modalità diverse. Ed è proprio su questo punto che oggi gli investigatori hanno ricominciato a scavare.

Mattia Capra ha raccontato che, quando andava nella villetta, restava soprattutto nel “salottino” per giocare ai videogiochi, precisando che le volte in cui saliva al piano superiore erano poche. Roberto Freddi ha fornito una versione simile: «Al piano sopra era difficile che si andasse». Alessandro Biasibetti, oggi frate diacono domenicano, ha dichiarato: «Sarò stato in camera di Marco una o due volte in vita mia». Quanto alla stanza di Chiara, avrebbe aggiunto di non esserci mai entrato.

La posizione di Sempio appare diversa. Lui avrebbe frequentato più spesso la camera di Marco Poggi per usare il computer e avrebbe raccontato anche di essere sceso in cantina per prendere giochi da tavolo. Il dettaglio oggi pesa perché proprio sulle scale che portano al seminterrato venne trovata la cosiddetta impronta 33, attribuita dalla Procura a Sempio e considerata dalla difesa una traccia compatibile con una frequentazione precedente della casa.

Così una domanda apparentemente semplice diventa centrale: chi andava dove, dentro quella villetta? Chi si fermava nel salottino? Chi saliva al piano superiore? Chi scendeva in cantina? A diciannove anni dal delitto, la geografia domestica di casa Poggi torna a essere un terreno decisivo.

Sempio e Marco Poggi (cerchiati) nella foto di classe mostrata a Quarto Grado
Sempio e Marco Poggi (cerchiati) nella foto di classe mostrata a Quarto Grado

Angela Taccia, dall’amore alla difesa

Il nome che più incuriosisce i lettori è però quello di Angela Taccia. Oggi è una delle avvocate di Andrea Sempio. Ma prima di diventare la sua legale è stata parte di quella stessa rete di rapporti. Entra nella compagnia intorno al 2005 attraverso Alessandro Biasibetti, all’epoca suo fidanzato. È lui a presentarla al gruppo e quindi anche a Sempio.

Poi il rapporto con Biasibetti finisce e, successivamente, tra Angela Taccia e Andrea Sempio nasce una relazione sentimentale. Anche quella storia termina, ma non si spezza il legame. L’amore diventa amicizia, l’amicizia attraversa vent’anni e oggi si trasforma in difesa legale. È questo l’intreccio che ha acceso l’attenzione mediatica: l’avvocata non difende un assistito qualunque, ma un uomo che conosce da una vita, un ex amore diventato amico.

Taccia ha rivendicato più volte il proprio ruolo professionale: è vero, conosce Sempio da vent’anni, ma oggi è prima di tutto il suo legale. E proprio da questa posizione ha respinto l’immagine di un Andrea ossessionato da Chiara Poggi. Secondo la sua versione, all’epoca Sempio non era concentrato su Chiara, ma innamorato di una barista del posto. Una dichiarazione che la difesa usa per contestare il possibile movente ipotizzato dagli inquirenti.

Il suo doppio ruolo resta uno dei punti più discussi: amica, ex fidanzata, legale. Per i lettori è materiale incandescente. Per l’inchiesta è un rapporto personale che aiuta a capire quanto stretti fossero i legami dentro quel gruppo.

L'avvocato Taccia con Andrea Sempio
L’avvocato Taccia con Andrea Sempio

Biasibetti, l’ex fidanzato diventato frate

Dentro questo intreccio spicca Alessandro Biasibetti. Prima fidanzato di Angela Taccia, poi figura della vecchia compagnia, oggi frate diacono domenicano. Anche il suo nome è tornato nelle cronache perché gli investigatori hanno acquisito il suo Dna nell’ambito dei nuovi accertamenti, insieme a quello di altri soggetti della cerchia.

Biasibetti non risulta indagato. Ma il suo percorso personale colpisce inevitabilmente: da ragazzo della comitiva di Garlasco a religioso. Da fidanzato della futura avvocata di Sempio a persona nuovamente ascoltata e sottoposta ad accertamenti genetici in una vicenda che sembrava chiusa e che invece continua a riaprire tutti i suoi vecchi cassetti.

Anche le sue dichiarazioni sulla frequentazione della casa dei Poggi rientrano nel quadro che la Procura sta ricostruendo: poche visite al piano superiore, nessun ingresso nella camera di Chiara. Una versione che converge con quelle di Capra e Freddi e che rende ancora più importante la distanza con quanto raccontato da Sempio sulla propria presenza in alcuni ambienti della villetta.

Capra, Freddi e le telefonate del 13 agosto

Mattia Capra e Roberto Freddi appartenevano allo stesso nucleo di amicizie. I loro nomi compaiono nei verbali del 2008 e nelle nuove attività investigative. Le loro abitazioni sono state perquisite su delega della Procura di Pavia, ma entrambi non risultano indagati.

Uno dei nodi riguarda i contatti telefonici del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio. Capra raccontò che Sempio lo chiamò nel pomeriggio, tra le 16.30 e le 17, per dirgli che in via Pascoli era stata uccisa Chiara Poggi. Una versione simile venne fornita da Freddi, che collocò anche lui la telefonata nel pomeriggio. Secondo quei racconti, Sempio avrebbe riferito di essersi recato nei pressi della villetta e di aver visto forze dell’ordine e persone raccolte nella zona.

I tabulati mostrano però un flusso di contatti tra Sempio e gli amici già dalla tarda mattinata. È uno degli elementi che oggi gli inquirenti rileggono per capire il ritmo di quella giornata, chi sapeva cosa, chi chiamò chi, quando e perché. Non basta una telefonata a costruire una responsabilità, ma nel caso Garlasco anche le sequenze temporali diventano tasselli essenziali.

Michele Bertani, l’amico suicida e le frasi che tornano a galla

C’è poi un nome più laterale, ma potentissimo dal punto di vista narrativo: Michele Bertani. Amico d’infanzia di Andrea Sempio, morto suicida nel 2016. Sempio ne parla in un’intercettazione del 2017 con parole che raccontano un legame antichissimo: «Da 0 a 18 anni tutte le cazzate le abbiamo fatte assieme, tutte le cose le abbiamo fatte assieme». E ancora, riferendosi al suicidio: «Perché ti impicchi, adesso che ti sei impiccato che cosa hai ottenuto? Sei morto, sei morto».

Bertani sui social usava il nome “Mem He Shin”, espressione ebraica tradotta come “Angelo della purificazione”. Sul suo profilo comparivano immagini dal tono esoterico, parchi abbandonati, teschi, animali morti, luoghi isolati. Prima di togliersi la vita aveva pubblicato una frase che oggi, inevitabilmente, colpisce: «La verità sta nelle cose che nessuno sa». A chi gli rispondeva «Basta sapere… poi che ti frega?», lui replicava: «Meno so e meglio sto».

Non esistono elementi che colleghino il suicidio di Bertani al delitto di Chiara Poggi. Ma il suo nome torna nel racconto della compagnia perché apparteneva a quel mondo, a quella generazione, a quella cerchia di rapporti che oggi la nuova indagine sta rimettendo in fila. E perché le parole di Sempio sull’amico raccontano quanto profonda fosse quella fratellanza giovanile.

Il Santuario della Bozzola e gli altri fili

Nel materiale emerso online e nelle ricostruzioni giornalistiche compare anche il Santuario della Bozzola. Bertani avrebbe pubblicato una fotografia scattata in quel luogo, mentre Chiara Poggi avrebbe salvato su una chiavetta documenti riguardanti vicende legate al Santuario. Gli inquirenti starebbero rileggendo anche vecchi atti e collegamenti, senza che allo stato emergano responsabilità o connessioni accertate tra quei fatti e l’omicidio.

Il punto, ancora una volta, non è costruire un teorema. È raccontare la quantità di fili che oggi tornano a intrecciarsi attorno alla vecchia compagnia. Amici, luoghi, messaggi, contatti, diari, agende, telefoni, Dna, frequentazioni. Garlasco sembra non avere mai smesso di produrre domande.

Il gruppo stretto intorno a “Gandhi”

Il soprannome “Gandhi” resta uno degli elementi più forti. Racconta come gli amici vedevano Sempio: mite, pacifico, quasi incapace di esplodere. Lo stesso soprannome oggi diventa un paradosso narrativo dentro un’inchiesta che ipotizza tutt’altro scenario.

Angela Taccia insiste proprio su questa immagine. Difende Sempio come avvocata, ma anche come persona che lo conosce da vent’anni. Biasibetti, Capra, Freddi e gli altri rappresentano il gruppo storico. Marco Poggi è il ponte con la casa della vittima. Michele Bertani è l’amico d’infanzia scomparso tragicamente. Tutti, in modi diversi, compongono il ritratto di una compagnia che oggi non appare più come semplice sfondo, ma come uno dei luoghi simbolici della nuova indagine.

La Procura cerca risposte nei dettagli: nelle stanze frequentate, nelle telefonate del 13 agosto, nei Dna acquisiti, nei verbali, nelle divergenze tra i ricordi. La difesa cerca invece di mostrare un gruppo normale, fatto di amicizie, giochi, amori giovanili e frequentazioni compatibili con tracce e impronte risalenti a momenti precedenti al delitto.

In mezzo resta Chiara Poggi, uccisa nella sua casa il 13 agosto 2007. E resta una compagnia di ragazzi che, quasi vent’anni dopo, non riesce più a restare nel passato. Perché ogni nome, ogni legame, ogni vecchia storia sentimentale sembra riportare il caso Garlasco al punto di partenza: chi frequentava davvero quella casa? Chi conosceva davvero Chiara? Chi sapeva cosa? E quanto può dire, oggi, la vecchia comitiva di “Gandhi” sulla verità che ancora manca?