La vicenda giudiziaria di Irene Pivetti riparte da zero, o quasi. La Corte di Cassazione ha infatti annullato con rinvio la sentenza d’appello che aveva confermato la condanna a quattro anni di reclusione nei confronti dell’ex presidente della Camera per evasione fiscale e riciclaggio, disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Milano.
La decisione rappresenta una svolta importante in un procedimento che ruota attorno a una presunta operazione fittizia legata alla compravendita di tre Ferrari Granturismo destinata, secondo l’accusa, al gruppo cinese Daohe nel 2016. La Procura aveva contestato un articolato sistema di operazioni economiche ritenute funzionali a evadere il fisco e a riciclare denaro, accuse che avevano portato alla condanna dell’ex esponente della Lega sia in primo grado sia in appello.
La Cassazione riapre il caso
La seconda sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla difesa di Pivetti, annullando la sentenza impugnata e rinviando gli atti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Milano, che dovrà riesaminare il caso alla luce delle indicazioni contenute nelle motivazioni della Suprema Corte.
Durante l’udienza, la Procura generale aveva invece chiesto la conferma della condanna, ma i giudici hanno deciso diversamente, riaprendo di fatto l’intero procedimento.
La soddisfazione della difesa
Grande soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Filippo Cocco, difensore dell’ex presidente della Camera, che ha accolto con favore la decisione della Cassazione.
L’annullamento con rinvio non equivale a un’assoluzione, ma cancella la precedente sentenza di condanna e impone un nuovo esame del processo. Sarà quindi la Corte d’Appello di Milano a rivalutare il caso e a stabilire se confermare o modificare le conclusioni raggiunte nei precedenti gradi di giudizio.







