«La prima a entrare è stata Stefania Cappa, in quella casa lì». È una frase pesantissima quella pronunciata da Alessandro De Giuseppe, giornalista de Le Iene, durante una telefonata del 23 gennaio 2026 che Quarto Grado ha fatto ascoltare per la prima volta. Nella conversazione De Giuseppe espone quella che lui stesso presenta come una propria ricostruzione del delitto di Chiara Poggi, arrivando a collocare sulla scena del crimine la cugina della vittima Stefania Cappa e Michele Bertani, amico d’infanzia di Andrea Sempio morto nel 2016.
Va chiarito subito il punto fondamentale: Stefania Cappa non risulta indagata per l’omicidio della cugina e la ricostruzione contenuta nella telefonata non rappresenta una tesi della Procura di Pavia. De Giuseppe espone la propria teoria durante una conversazione privata con la giornalista Chiara Ingrosso e l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis. Ingrosso, insospettita dal contenuto della telefonata, ha poi consegnato la registrazione agli investigatori.
«Stefania Cappa entrò per prima»
La conversazione nasce mentre Ingrosso parla con De Rensis della possibilità di raggiungere Sanremo per verificare una presunta testimonianza sulla madre delle gemelle Cappa, Maria Rosa Poggi. Secondo questo racconto, qualcuno avrebbe visto la donna il giorno dell’omicidio mentre arrivava in automobile dalla zona di via Pascoli.
A quel punto interviene De Giuseppe e racconta di avere una «idea ben precisa di com’è andata la cosa». La sua ricostruzione diventa esplicita: «La prima a entrare è stata Stefania Cappa, in quella casa lì. Dopodiché sono entrati gli altri due, uno è morto e dopodiché è arrivata la mamma».
Chiara Ingrosso domanda immediatamente se De Giuseppe si riferisca a Michele Bertani quando parla della persona morta. Il giornalista risponde senza esitazioni: «Certo, certamente, certamente».
Il nome di Bertani entra così in una ricostruzione che, almeno nella telefonata, De Giuseppe non accompagna con la descrizione di elementi investigativi capaci di dimostrarla. Bertani era amico d’infanzia di Andrea Sempio, sul quale si concentra oggi la nuova inchiesta della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi.
La bicicletta e l’arrivo della madre
De Giuseppe prosegue sostenendo che la madre delle gemelle avrebbe successivamente raggiunto i pressi della villetta: «Si è resa conto la mamma che non c’erano le chiavi, conscia delle idee bellicose della figlia è andata là, ma la frittata era già bella che fatta».
Poi aggiunge un altro particolare: «Stefania potrebbe essere stata mandata via a metà dell’opera. Se ne esce in bicicletta, sconvolta».
Anche in questo caso De Giuseppe propone una propria ricostruzione e non descrive una dinamica che gli investigatori hanno accertato. La distinzione diventa essenziale in un caso nel quale testimonianze, indiscrezioni, vecchi verbali e nuove ipotesi continuano a sovrapporsi a quasi vent’anni dal delitto.
Nella stessa telefonata De Giuseppe cita anche un presunto percorso nella zona posteriore della villetta Poggi e parla di un muretto e del ceppo di un albero sul quale, secondo il suo racconto, gli investigatori avrebbero individuato un’impronta. Qualcuno avrebbe poi segato il ceppo.
Ingrosso consegna la registrazione agli inquirenti
La telefonata assume rilievo anche per un altro motivo. Chiara Ingrosso ha raccontato di avere deciso di consegnare la registrazione agli inquirenti perché avrebbe percepito «qualcosa che non andava». Da mesi circolava la notizia dell’esistenza della conversazione e della sua acquisizione, ma Quarto Grado ne ha fatto ascoltare per la prima volta il contenuto.
Durante la chiamata De Giuseppe parla anche dei rapporti con gli investigatori e sostiene di avere fornito agli inquirenti alcuni materiali raccolti durante il proprio lavoro giornalistico. Cita in particolare gli incontri avuti tra il 2022 e il 2023 con la madre di Andrea Sempio e afferma che la Procura di Brescia ne ha acquisito e trascritto integralmente il contenuto.
Ingrosso ha inoltre parlato di un presunto «rapporto preesistente» tra De Giuseppe, l’autore delle Iene Riccardo Festinese e la Procura. Attraverso questo canale, secondo la giornalista, De Giuseppe e Festinese avrebbero fornito agli investigatori due elementi riguardanti Stefania Cappa. Anche queste affermazioni richiedono una netta distinzione rispetto a quanto emerge ufficialmente dagli atti dell’inchiesta.
La difesa di Cappa: «Campagna diffamatoria»
La difesa di Stefania Cappa reagisce duramente. L’avvocata Valeria Francesca Mattica parla di una vera e propria «campagna diffamatoria» contro la sua assistita e ricorda un dato essenziale: la Procura non ha mai indagato Cappa per l’omicidio di Chiara Poggi.
La legale sostiene inoltre che alcune accuse circolate negli ultimi mesi derivino da testimonianze alle quali gli investigatori non hanno riconosciuto attendibilità e denuncia una pressione mediatica che, a suo giudizio, ha ormai superato ogni limite. Mattica racconta persino di giornalisti appostati nei pressi della scuola frequentata dal figlio di Stefania Cappa, che avrebbero gridato il nome della madre per osservare verso chi si voltasse il bambino.
Un altro elemento rende particolarmente delicato il quadro: un tribunale ha già condannato in primo grado De Giuseppe e Riccardo Festinese per diffamazione dopo una querela di Stefania Cappa.
Una teoria che non è una verità giudiziaria
La telefonata che Quarto Grado ha mandato in onda aggiunge quindi un nuovo tassello al racconto mediatico che ormai circonda l’inchiesta di Garlasco, ma non modifica la posizione giudiziaria delle persone nominate. La nuova indagine della Procura di Pavia si concentra su Andrea Sempio; Stefania Cappa non risulta indagata e De Giuseppe chiama in causa Michele Bertani, morto nel 2016, all’interno della propria teoria.
La distinzione resta decisiva. Una cosa è conoscere ciò che giornalisti, investigatori o consulenti hanno ipotizzato nel corso degli anni; altra cosa è trasformare quelle ipotesi in fatti accertati. La registrazione permette oggi di conoscere esattamente la ricostruzione che De Giuseppe aveva in mente nel gennaio scorso. Resta da capire su quali elementi concreti poggiasse e, soprattutto, quale valore gli investigatori abbiano attribuito alle informazioni che il giornalista e gli altri protagonisti hanno consegnato loro.







