Terremoto nella Polizia Locale di Milano: spuntano altri 8 casi di «arresti illegali». La Procura chiede il carcere per i vigili

Un posto di blocco della Polizia locale di Milano

Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta della Procura di Milano sulle condotte dei sei agenti della Polizia Locale già accusati a vario titolo di peculato, arresti illegali e falso ideologico. Nel fascicolo d’indagine sono finiti altri otto presunti casi di «arresti illegali», che si aggiungono ai due già contestati, portando all’iscrizione nel registro degli indagati di un altro agente. Di fronte all’aggravarsi del quadro indiziario, i magistrati sono tornati a chiedere per gli indagati la custodia cautelare in carcere.

La Procura ha notificato le nuove accuse ai legali dei sei ghisa coinvolti, che nei prossimi giorni affronteranno l’interrogatorio preventivo davanti al Giudice per le indagini preliminari. Sarà il gip a dover valutare la richiesta della Procura di inasprire la misura cautelare, disponendo il trasferimento dai domiciliari al carcere.

Uno degli indagati già a processo a Milano

‘indagine era partita lo scorso 16 luglio a seguito dell’esposto presentato dal difensore di un uomo arrestato. Una denuncia che ha spinto gli stessi agenti dell’Unità Investigazioni e Prevenzione della Polizia Locale, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli e coordinati dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, a indagare sui propri colleghi. L’attività investigativa aveva portato all’arresto di cinque agenti: Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone (già a processo a Milano per le manganellate alla donna transessuale Bruna nel 2023), Rosario Piscopo e la commissaria Ilenja Sabato.

L’arresto illegale di un pusher fuori Milano

Il gruppo era sospettato di agire abitualmente con uno specifico modus operandi. Il caso simbolo emerso dagli atti riguarda quanto accaduto a Corsico, comune dell’hinterland milanese dove la Polizia Locale di Milano non ha competenza territoriale. Secondo l’accusa, gli agenti avrebbero arrestato illegalmente un presunto pusher in un parcheggio della cittadina, dichiarando poi nel verbale di aver fermato lo spacciatore presso un distributore di benzina in via Lodovico il Moro, a Milano, soltanto dopo una violenta resistenza e di aver trovato della droga sotto il sedile dell’auto.

Smentiti dalle indagini difensive

Le immagini delle telecamere e le indagini difensive hanno però svelato una realtà diversa. Una donna, arrivata all’appuntamento su un’auto civetta del comando, aveva acquistato la sostanza stupefacente. Dopo lo scambio e la consegna di 1.450 euro, i vigili erano intervenuti a Corsico bloccando l’uomo, per poi caricarlo su una seconda auto di servizio e trasportarlo al distributore milanese dove avevano simulato il falso controllo. Nelle memorie difensive, i legali degli indagati sostengono che gli agenti non abbiano trattenuto la somma di denaro, ma l’abbiano restituita al termine dell’operazione sotto copertura. Tuttavia, l’emersione di ulteriori otto episodi analoghi rischia di pesare in modo decisivo sulla posizione dei sei indagati, per i quali si prospetta ora il ritorno in carcere.