Un presunto stupro di gruppo avvenuto nell’ottobre del 2024 all’interno della rinomata Cornell University, nello Stato di New York, è tornato al centro dell’attenzione nazionale dopo la decisione delle autorità giudiziarie di riaprire le indagini.
Al centro della vicenda c’è la denuncia di “Jane Doe”, nome fittizio utilizzato nei documenti giudiziari per tutelare una studentessa ventenne. Nella sua denuncia sostiene che almeno sette membri della storica confraternita Chi Phi l’hanno drogata e violentata nella notte tra il 19 e il 20 ottobre di due anni fa.
La notte degli abusi e il nodo della ketamina
Secondo la causa civile depositata dalla giovane a settembre, la ragazza era giunta nella residenza dell’associazione studentesca a Ithaca già sotto l’effetto di alcol. Lì le sarebbe stata somministrata ketamina mentre gli abusi si sarebbero protratti fino alle prime ore del mattino.
Nelle sei pagine di dichiarazione giurata fornite alla polizia del campus tre settimane dopo i fatti, la studentessa ha ripercorso quelle ore drammatiche, dai continui rifiuti opposti alla proposta di un rapporto di gruppo fino al momento in cui si era rifugiata sotto le coperte di un letto nel tentativo di sfuggire agli aggressori. Piegata dall’alterazione psicofisica, la giovane aveva persino ipotizzato che l’unico modo per far cessare la coercizione fosse perdere del tutto conoscenza.
I nuovi messaggi in chat e la riapertura del fascicolo
Nonostante la denuncia iniziale, il procuratore della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, nel 2024 aveva deciso di archiviare il caso senza formulare alcuna incriminazione penale. A riaprire il fascicolo sono stati però nuovi elementi emersi di recente, in particolare alcuni messaggi scambiati in una chat di gruppo su Snapchat tra i membri della confraternita, in cui si parlava esplicitamente della presenza nella casa di una ragazza priva di sensi e disponibile per rapporti sessuali. Il procuratore Van Houten ha disposto la riapertura immediata delle indagini.
Polemiche sulla Cornell e il vuoto normativo
La vicenda ha travolto anche la gestione interna della Cornell University. La giovane ha accusato l’ateneo di essersi limitato, in prima battuta, ad assegnare ai sette studenti coinvolti la stesura di un elaborato scritto per mitigare la propria posizione.
L’università ha respinto questa versione, sostenendo di aver adottato provvedimenti disciplinari ben più severi che hanno portato all’espulsione di due studenti, alla sospensione per due semestri di altri due, all’assoluzione per assenza di responsabilità per ulteriori due ragazzi e a nessun provvedimento per un settimo studente, già laureatosi all’epoca delle decisioni.
L’intricata storia ha spinto la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, a ordinare un’indagine esterna sulla gestione del campus e ha riacceso il dibattito giuridico sulla cosiddetta intossicazione volontaria, poiché nello Stato di New York dimostrare l’impossibilità di prestare consenso da parte di chi si è ubriacato o drogato volontariamente resta uno dei nodi più complessi dell’intero sistema legale.







