C’è anche la ricerca della documentazione e dei cosiddetti dati grezzi del DNA, elementi con cui i legali di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, hanno cercato di spalancare la strada alla revisione del processo, nel giallo di Garlasco.
La vicenda risale alle decisioni prese nel 2017. Il 15 novembre di quell’anno, la Corte d’Assise d’Appello di Milano emette un decreto di non luogo a provvedere in merito alla richiesta della difesa di accedere a tutti gli atti a supporto degli accertamenti tecnici irripetibili.
La difesa di Stasi aveva diritto a una copia
In quell’occasione i giudici dichiarano la propria incompetenza rispetto alla consegna materiale della documentazione, ma ribadiscono che i legali dell’imputato conservano un legittimo interesse a ottenerne copia, pur a fronte di una condanna ormai irrevocabile. I RIS di Parma devono trasmettere gli atti, come la medesima Corte ha già indicato il 14 settembre precedente, quando ha dichiarato inammissibile l’istanza difensiva ma l’ha accompagnata con il formale nulla osta al rilascio della documentazione.
Il blackout tra i legali di Stasi e il RIS di Parma sul Dna
Tutto ha inizio quando gli avvocati dello studio del professor Angelo Giarda notano vistose lacune nel fascicolo. In una prima fase, le sollecitazioni mirate su singoli elementi, tra cui le fotografie del dispenser di sapone o le analisi sul tappetino del bagno, trovano riscontro positivo da parte dell’allora comandante del reparto di Parma, Giampietro Lago. Quando però, nel corso dell’estate, la difesa sollecita l’invio dell’intero pacchetto informativo comprensivo dei dati grezzi di tutte le analisi genetiche, compresi i rilievi sui pedali della bicicletta Umberto Dei, il meccanismo si inceppa.
Nonostante l’ottenimento del nulla osta richiesto dai militari ed emesso dalla Corte milanese a settembre e riconfermato a novembre, la documentazione non viene mai recapitata ai difensori e le richieste successive restano inascoltate. Quei medesimi file, oggi al centro del nuovo filone d’inchiesta, arriveranno sui banchi della Procura di Pavia soltanto l’11 novembre del 2025 ad opera del nuovo comandante Matteo Donghi.
Parla Andrea Sempio: «Nessuna certezza sull’impronta 33»
Sul fronte giudiziario resta vigile l’attenzione mediatica. Durante la trasmissione Quarto Grado è tornato ad esprimersi Andrea Sempio, dichiarando di non ritenere sussistenti gli elementi per l’apertura di un dibattimento ma dicendosi pronto ad affrontarlo qualora si arrivasse a giudizio, liquidando i dubbi relativi all’impronta numero 33 come privi di qualsiasi certezza scientifica.







