Nel 2007 comandava il Ris di Parma che cercava le prove scientifiche per risolvere l’omicidio di Chiara Poggi. Dieci anni dopo Luciano Garofano si trovava dall’altra parte del tavolo: consulente della famiglia di Andrea Sempio, pagato per studiare gli elementi genetici che avevano portato il giovane amico di Marco Poggi dentro la nuova indagine. Il compenso non è un’indiscrezione: esiste una fattura, la numero 15 del 2017. L’onorario indicato dallo stesso ex generale era di 5mila euro, mentre il pagamento complessivamente tracciato ammontava a circa 6.344 euro. Tutto perfettamente lecito, naturalmente. Ma c’è un particolare che oggi rende quella storia ancora più interessante: quella consulenza non entrò mai nel procedimento perché l’allora difesa di Sempio decise di non depositarla.
Quasi vent’anni dopo il delitto, la parabola professionale dell’uomo che per anni ha rappresentato nell’immaginario collettivo la scienza applicata alle indagini torna così a incrociare Garlasco in una maniera difficile da ignorare. Perché oggi la Procura di Pavia sta cercando di ricostruire anche ciò che accadde proprio nei laboratori del Ris che Garofano comandava quando vennero esaminati i pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi. È lì che il 19 settembre 2007 comparve un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi ed è sempre lì che, il giorno successivo, secondo i raw data recuperati nelle nuove indagini, due ulteriori corse elettroforetiche sul campione diedero esito negativo.
Garlasco, Garofano: dal comando del Ris alla consulenza per Sempio
Per capire quanto sia particolare la storia bisogna rimettere in ordine le date. Nel 2007 Luciano Garofano non era un tecnico qualsiasi. Era il comandante del Ris di Parma e uno dei volti più conosciuti dell’investigazione scientifica italiana. Sotto la sua direzione il reparto aveva lavorato su alcuni dei casi di cronaca nera più celebri degli ultimi decenni, da Cogne a Novi Ligure, dalla strage di Erba alle indagini su Donato Bilancia, Unabomber e la scomparsa della contessa Vacca Agusta.
A Garlasco il Ris ebbe un ruolo centrale. Tra i reperti esaminati c’era la bicicletta da uomo Umberto Dei appartenente ad Alberto Stasi. Su quei pedali gli accertamenti del settembre 2007 portarono all’individuazione di materiale biologico attribuito a Chiara Poggi, elemento che entrò nell’impianto accusatorio contro l’allora fidanzato della vittima.
Oggi quella pagina viene riletta alla luce dei dati grezzi recuperati durante la nuova inchiesta. Il punto non è stabilire retroattivamente responsabilità personali che nessuna sentenza ha accertato, ma comprendere che cosa sia accaduto tecnicamente: perché il campione diede un risultato positivo e perché le successive analisi negative non risultano negli atti del processo nella forma in cui sono emerse dai raw data.
E’ qui che la storia professionale di Garofano compie il primo giro completo. Nel 2017 Andrea Sempio finisce per la prima volta sotto indagine. La questione centrale riguarda il materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara Poggi. La sua famiglia si affida anche a un uomo che il caso lo conosce molto bene: proprio Luciano Garofano.
I 6.344 euro e la consulenza rimasta nel cassetto
Su quel pagamento si è discusso molto quando, nel 2025, sono emersi i movimenti di denaro effettuati dalla famiglia Sempio durante la prima indagine. Nel caso specifico, però, non c’è alcun mistero: Garofano ha spiegato pubblicamente l’origine della somma e ha ricordato l’esistenza della documentazione fiscale.
La relazione tecnico-scientifica risaliva al gennaio 2017 ed era stata preparata sulla base degli atti che gli avevano fornito i difensori di Sempio. Garofano doveva esaminare la questione genetica e confrontarsi tecnicamente con le conclusioni formulate dalla consulenza commissionata dalla difesa di Alberto Stasi. Alla prestazione seguì la fattura numero 15/2017, con un onorario professionale di 5mila euro. Il movimento di denaro tracciato fu di poco superiore ai 6.300 euro.
Il dato interessante non è dunque che Garofano venne pagato: un consulente tecnico lavora e viene remunerato per il proprio lavoro. Il punto giornalisticamente significativo è un altro. La consulenza preparata dall’ex comandante del Ris per Sempio non venne poi depositata nel procedimento. La scelta, secondo quanto ricostruito successivamente, fu della difesa.
Garofano aveva quindi lavorato sul caso Garlasco due volte e in due ruoli completamente differenti: prima come comandante del reparto scientifico dell’Arma impegnato negli accertamenti dell’inchiesta sull’omicidio, poi come professionista incaricato dalla famiglia dell’uomo che gli investigatori stavano valutando come possibile alternativa investigativa ad Alberto Stasi.
Non c’è incompatibilità giuridica automatica tra le due cose. C’è però una sovrapposizione professionale che oggi diventa inevitabilmente materia di cronaca, soprattutto perché la nuova inchiesta ha riportato sotto la lente proprio alcuni degli accertamenti eseguiti dal Ris nel 2007.
Nel 2025 Garofano torna ancora con Sempio
La storia non finisce nel 2017. Quando nel marzo 2025 la Procura di Pavia riapre il fronte investigativo su Andrea Sempio, il nome di Garofano ricompare immediatamente. L’avvocata Angela Taccia annuncia che l’ex comandante del Ris ha dato la propria disponibilità a entrare nuovamente nel gruppo dei consulenti della difesa, in particolare per seguire gli aspetti genetici dell’indagine.
Il rapporto prosegue durante l’incidente probatorio, finché Garofano decide di lasciare l’incarico. La spiegazione ufficiale parla di divergenze tecniche: secondo l’ex generale, la difesa non avrebbe condiviso alcuni suoi suggerimenti sullo svolgimento dell’incidente probatorio e sulla possibile estensione dei temi da sottoporre ai periti. Garofano precisa comunque di continuare a ritenere Sempio estraneo all’omicidio.
È un altro passaggio singolare. Perché mentre Garofano lavora per la difesa dell’uomo che la Procura considera coinvolto nell’omicidio, gli investigatori stanno contemporaneamente tornando sui reperti, sui documenti e sui dati prodotti dal reparto che lui stesso comandava nel 2007. Il passato e il presente finiscono per sovrapporsi.
Garlasco: i pedali, i raw data e le due analisi negative
Il punto più delicato riguarda la bicicletta di Stasi. LaCapitale ha potuto visionare i file estratti dall’archivio del Ris di Parma che oggi si trovano al centro della rilettura dell’intera vicenda. Dai raw data emergono le lavorazioni effettuate sul campione dei pedali, con date, orari, identificativi degli operatori e risultati delle corse elettroforetiche.
Il 19 settembre 2007 il campione restituisce il profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo, però, vengono eseguite altre due corse e il risultato cambia: nessun profilo genetico utilizzabile. Quei due tracciati negativi sono diventati uno degli elementi più controversi della nuova indagine perché, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Pavia, non se ne trova traccia negli atti del procedimento celebrato contro Stasi.
Gli stessi uomini del Ris ascoltati dai magistrati hanno fornito ricordi inevitabilmente frammentari a quasi vent’anni di distanza. L’allora capitano Alberto Marino ha riferito di essere certo di aver comunicato a Garofano il primo risultato positivo, mentre sulle successive corse negative ha spiegato di non avere un ricordo specifico, ritenendo comunque presumibile di averne parlato con il comandante.
Garofano, da parte sua, ha sempre respinto l’idea di irregolarità intenzionali e ha difeso il lavoro svolto dal reparto. Anche negli anni successivi ha ribadito la convinzione che le procedure fossero state eseguite correttamente. La nuova inchiesta, tuttavia, ha aperto interrogativi che nel 2007 semplicemente non esistevano, perché i dati grezzi recuperati successivamente hanno permesso di ricostruire operazioni che non risultavano dalla documentazione processuale allora disponibile.
L’uomo che portò il Ris in televisione
La storia di Garofano, del resto, non coincide soltanto con Garlasco. Biologo con specializzazione in Tossicologia forense, figlio di un ufficiale dell’Arma, entra nei carabinieri e costruisce gran parte della propria carriera attorno alle investigazioni scientifiche. Dal 1995 guida il Ris di Parma e negli anni successivi diventa uno dei personaggi più riconoscibili della cronaca giudiziaria italiana.
È l’epoca nella quale Dna, luminol, tracce biologiche, microscopi e ricostruzioni scientifiche entrano stabilmente nel racconto televisivo dei grandi delitti. Garofano diventa quasi il volto di quella rivoluzione investigativa, partecipa alle indagini più seguite e, progressivamente, acquista una notorietà che sopravvive alla divisa.
Il rapporto con l’Arma termina nel 2009. In quel periodo Garofano finisce anche in un’inchiesta per peculato, truffa e falso; il procedimento non arriverà al processo e le accuse verranno successivamente archiviate. Lo stesso ex generale ha raccontato di aver lasciato anticipatamente l’Arma in un momento professionalmente e personalmente molto difficile, precisando che l’inchiesta non fu la causa delle sue dimissioni. Da quel momento comincia una seconda vita.
La seconda carriera: televisione, libri e consulenze
Garofano diventa autore di libri, presenza televisiva e soprattutto consulente tecnico. L’esperienza accumulata nei laboratori del Ris diventa inevitabilmente una competenza molto richiesta da studi legali e parti coinvolte nei grandi casi giudiziari.
Negli anni il suo nome continua così a comparire nella cronaca nera, ma con una veste diversa da quella indossata quando comandava gli investigatori scientifici. Tra gli incarichi più recenti c’è quello per Sebastiano Visintin nell’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich, assunto nel 2023 e mantenuto anche dopo l’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati. Garofano avrebbe poi rinunciato anche a quell’incarico nell’ottobre 2025.
Non è una trasformazione anomala: l’attività di consulente dopo il congedo appartiene alla normale possibilità professionale di chi possiede competenze scientifiche specialistiche. Ma nel caso di Garlasco produce un effetto molto particolare, perché Garofano non è arrivato sulla vicenda da osservatore esterno. Era già dentro quella storia.
Era il comandante del reparto che nel 2007 lavorava sulle prove scientifiche. Poi è diventato il consulente della famiglia di uno degli uomini finiti sotto indagine per quello stesso omicidio. E infine si è ritrovato a commentare e difendere pubblicamente il lavoro svolto dal suo vecchio reparto proprio mentre i nuovi magistrati tornavano a esaminarlo.
Il cortocircuito di Garlasco
È questo, più dei 6.344 euro, il punto centrale. La cifra serve a documentare che nel 2017 non si trattò di una semplice opinione offerta davanti alle telecamere: Garofano aveva ricevuto un vero incarico professionale dalla famiglia Sempio, aveva prodotto una consulenza e aveva emesso una fattura. Nel 2025 avrebbe poi accettato nuovamente di lavorare per la difesa.
Contemporaneamente, la Procura di Pavia ha riaperto la scatola nera delle prime indagini e ha recuperato dati che costringono oggi a interrogarsi anche sul lavoro svolto dal Ris nel periodo in cui Garofano ne era comandante.
Questo non significa attribuirgli automaticamente responsabilità per ogni operazione effettuata nel laboratorio, né trasformare un dubbio investigativo in una colpa. Significa però raccontare una circostanza difficilmente eliminabile dalla storia del caso: l’uomo che guidava il reparto scientifico durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi è diventato successivamente consulente pagato della famiglia dell’uomo che la nuova Procura considera coinvolto nello stesso delitto.
E mentre il caso Garlasco entra forse nella fase più delicata dalla condanna definitiva di Alberto Stasi, la figura di Luciano Garofano torna inevitabilmente al centro della scena. Non soltanto per ciò che sostiene oggi, ma per quello che rappresentava allora.
Perché quasi vent’anni dopo, tra vecchie provette, raw data recuperati dagli archivi, analisi positive e controanalisi negative, la nuova indagine sta tornando esattamente nel luogo dal quale era partita una parte decisiva della vecchia: il laboratorio del Ris di Parma. Quello che nel settembre 2007 aveva come comandante Luciano Garofano.







