Uno Bianca, Fabio Savi scrive alle famiglie delle vittime: «Chiedo scusa». Ma i parenti non gli credono: «Vuole ottenere benefici»

Uno Bianca – strage del Pilastro

A più di trent’anni dalla fine della stagione di sangue della Uno Bianca, Fabio Savi torna a rivolgersi direttamente alle famiglie delle vittime. Lo fa con una lettera datata 1° agosto, fatta pervenire all’associazione che riunisce i parenti attraverso l’avvocata Emanuela Fabbi.

«Vi chiedo scusa per tutto il male causato e per il dolore infinito che a tutt’oggi state vivendo», scrive Savi, aggiungendo di vivere quotidianamente quel dolore insieme a loro. Parole pesantissime considerando la storia di chi le pronuncia: la banda della Uno Bianca compì oltre cento azioni criminali tra il 1987 e il 1994, lasciandosi dietro 24 morti e più di cento feriti.

Fabio Savi: «Le parole non rimedieranno mai al male fatto»

Savi sostiene di avere scritto la lettera «con molta difficoltà», dopo aver già manifestato pubblicamente il proprio tormento durante un’intervista televisiva a Rete 4.

L’ex componente della banda riconosce che nessuna dichiarazione potrà cancellare quanto accaduto: «Le parole non potranno mai rimediare al male fatto». Sostiene però di avere cercato di raccontare ancora una volta quella che considera la verità, la stessa, afferma, riferita durante i processi.

Nel messaggio compare anche un duro passaggio dedicato al fratello Roberto Savi, che in una precedente intervista lo aveva definito «un infame». Fabio prende esplicitamente le distanze dalle sue parole, definite «oltremodo irritanti», e insiste sul proprio pentimento: la lettera, scrive, dovrebbe rappresentare «il primo passo» per dimostrare alle famiglie il tormento provocato dalla consapevolezza del dolore inflitto.

I familiari delle vittime: «Non risponderemo»

La reazione dell’Associazione familiari vittime della Uno Bianca è però gelida. Il presidente Alberto Capolungo ha annunciato che non verrà inviata alcuna risposta ufficiale.

Secondo Capolungo, la lettera non contiene elementi nuovi e soprattutto non contribuisce a chiarire i numerosi interrogativi che ancora circondano la vicenda. Tra i familiari, ha spiegato, le prime reazioni sarebbero state prevalentemente di indignazione.

Il sospetto è che dietro le scuse possa esserci anche un obiettivo concreto. Capolungo considera infatti la missiva «strumentale a ottenere benefici», una lettura condivisa anche da Massimiliano Mazzanti, autore di un recente libro dedicato alla Uno Bianca e ai punti ancora controversi delle indagini.

Le ombre sulla Uno Bianca che restano ancora da chiarire

Ed è proprio questo il nodo sul quale i familiari insistono. Negli ultimi anni sono tornati al centro dell’attenzione possibili complicità, depistaggi e aspetti mai completamente chiariti dell’attività della banda.

La vicenda è tornata di stretta attualità anche sul piano istituzionale, con l’interesse del Copasir per le ipotesi riguardanti eventuali collegamenti con apparati dello Stato e servizi di sicurezza.

Per Mazzanti, quindi, il pentimento di Fabio Savi potrebbe acquistare un significato differente soltanto se accompagnato da un contributo concreto alla ricostruzione delle zone d’ombra ancora esistenti.

Dopo decenni, le parole di Savi arrivano così davanti a famiglie che non chiedono soltanto scuse. Chiedono soprattutto di sapere se sulla stagione criminale della Uno Bianca sia stata raccontata davvero tutta la verità.