Anna Foglietta contro lo scrolling e il patriarcato: il debutto da regista a Venezia 83 con “Una Storia”

Anna Foglietta

Un esordio dietro la macchina da presa che non passa inosservato e che punta il dito contro le derive della società moderna. Alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, Anna Foglietta presenta la sua opera prima “Una Storia” (in sala dal 24 settembre con Bim Distribuzione), avvalendosi delle interpretazioni di Alba Rohrwacher e Guido Caprino.

La pellicola — prodotta da Ht Film, Indigo Film, Tenderstories e Blu One Lab con Rai Cinema, la partecipazione di Hbo Max e con Valeria Golino tra i produttori — racconta la storia di di Erika e Mauro. Lei cassiera, lui impegnato nell’azienda di famiglia e allenatore di calcio giovanile, vedono il loro apparente equilibrio incrinarsi quando la figlia Irene lascia il nido per studiare fuori.

Un grido d’allarme contro la routine digitale

L’attrice e neo-regista spiega da dove nasce l’urgenza di questo progetto, che va ben oltre la semplice trama familiare: Più che “la storia di un marito, di una moglie, di una figlia, desideravo raccontare l’idea di mondo che sto vivendo, un mondo così profondamente politico, veloce e consumistico, nel quale con il costante scrolling, ci deresponsabilizziamo da quello che pensiamo, da quello che sentiamo”.

La trappola dello smartphone

Attraverso la crisi dei due protagonisti, la regista affronta il cortocircuito emotivo dei nostri tempi. Ricorrendo anche alle facili gratificazioni del digitale “ci stiamo allontanando dal nostro io, dall’essere umani – dice Foglietta all’Ansa -. Una sovrastruttura che secondo me è la morte dell’umanità”. E continua, allora “ho pensato a come raccontare il bisogno, da parte di due persone, di guardare il proprio nucleo come ultimo baluardo di speranza per definirsi davvero vivi”.

Prendono forma così “Erika e Mauro, due persone che si vogliono bene e che hanno una vita apparentemente perfetta; non gli manca niente, non sono malati, non si tradiscono, vivono una vita serena. Però si ritrovano a chiedersi, cosa desidero? La mia vita è tutta qui? Che cosa sogno? Sono quesiti che riguardano tutti noi e spero possano attraversare anche agli spettatori se accetteranno di entrare in confidenza con questa storia”.

L’analisi ai microfoni dell’Ansa si fa poi ancora più profonda e generazionale: Oggi “ci stanno togliendo il diritto al sogno e così ci sottraggono la nostra dignità di agenti pensanti, critici, politici: se non posso costruire il mio sogno cos’altro posso costruire? In questo senso spero che il mio film possa anche essere inteso come un film politico”.

L’affondo sul potere maschile

Anna Foglietta non si è sottratta al dibattito sulla scarsa presenza femminile tra i registi in concorso al festival, evidenziando un problema culturale radicato: “Non ci autorizzano a desiderare. Sognare di diventare delle matematiche, delle astronaute, delle registe è qualcosa che fino a poco tempo fa era precluso al nostro immaginario – sottolinea -. La Mostra è la punta di questo iceberg ma il problema, lo hanno detto tutte prima di me, è sistemico”.

L’attrice e regista ha infine spostato l’asse della questione sul vero nodo centrale: questa domanda comunque “non dovreste farla a noi donne, ma agli uomini perché noi siamo, in qualche maniera, coloro che ‘subiscono’ il problema e cercano di mettere in campo tutte le strategie per superarlo. In primis gli uomini che si devono interrogare sul perché fanno così fatica a lasciare il potere, a lasciarci spazio. E’ un viaggio che si può fare solo insieme”.