Carburanti, sarà un agosto di fuoco: il costo del diesel si avvicina al picco del 2022

La crisi irrisolta di Hormuz e i venti di guerra che tornano a soffiare forti dal medio Oriente tornano ad infuocare i prezzi delle materie energetiche. Ci troviamo nuovamente a fare i conti con lo spettro dei prezzi dei carburanti fuori controllo. Il petrolio oggi è sopra i 100 dollari al barile, mentre dall’inizio del conflitto il costo del gas è raddoppiato. Al distributore il diesel costa il 25% in più e la benzina il 17% in più.

Mentre agosto si avvicina, portando con sé il consueto esodo estivo, i distributori registrano cifre che non si vedevano dai momenti più bui seguiti all’inizio del conflitto in Ucraina. La situazione attuale, tuttavia, si inserisce in un quadro normativo e fiscale profondamente mutato rispetto al recente passato. Il Governo ha margini di manovra estremamente ridotti.

Il dato che più preoccupa consumatori e analisti è quello relativo al gasolio che ha raggiunto il prezzo medio di 2,141 euro al litro. Si tratta di una cifra che si posiziona a soli 1,3 centesimi di distanza dal picco storico registrato il 14 marzo 2022, quando il prezzo si attestò a 2,154 euro. Se si guarda alla sola rete stradale italiana, il rincaro del diesel rispetto al periodo precedente all’attacco in Iran (fine febbraio) ha raggiunto un impressionante +25%.

Anche la benzina non è risparmiata dalla fiammata, attestandosi a 1,958 euro al litro, con una variazione del 17% rispetto ai 1,670 euro di fine febbraio. A spingere questa risalita è la rinnovata tensione sui mercati internazionali delle materie prime. Il Brent ha nuovamente sfondato la soglia dei 100 dollari al barile (toccando punte di 105 dollari), con un rialzo del 38,3% rispetto ai minimi pre-crisi iraniana. Parallelamente, il prezzo del gas al Ttf è raddoppiato rispetto all’inizio della guerra, sfiorando i 64 euro al Megawattora.

Il confronto con il 2022: un bilancio ingabbiato

Nonostante la somiglianza dei prezzi alla pompa, il contesto economico del 2024 è radicalmente diverso da quello che permise al Governo Draghi di intervenire massicciamente nel 2022. All’epoca, l’esecutivo introdusse un taglio di 25 centesimi di accise (più IVA) che costò complessivamente 7 miliardi di euro. Quell’operazione fu possibile grazie a un bilancio pubblico che beneficiava della sospensione del Patto di stabilità dovuta alla pandemia e di entrate IVA gonfiate da un’inflazione all’8,1%.

Oggi l’Italia è impegnata nel percorso per uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi. Le risorse domestiche e comunitarie sono limitate ed ingabbiate e il Governo ha già impegnato quasi 2 miliardi per calmierare i prezzi tra marzo e luglio.

Le previsioni indicano un possibile ulteriore aumento poco sotto la soglia dei 10  centesimi al litro, trainato dalle dinamiche del greggio a sua volta spinto dalle notizie che arrivano da Washington e dal Golfo Persico. Gli italiani in vacanza potrebbero essere travolti da un ciclone economico scatenato dalle decisioni politiche e dalle strategie di guerra che gli Usa adotteranno nelle prossime ore.

Il nodo delle “accise mobili”

Il ministero dell’Economia potrebbe mettere nuovamente mano al taglio delle accise sui carburanti. Ma per utilizzare l’extragettito IVA, accumulato per effetto dei consumi a prezzi più alti, per finanziare gli sconti si dovrà attendere la prima settimana di agosto. Ci sono meno risorse anche per effetto del calo degli incassi supplementari a giugno. A prescindere che a luglio i prezzi al distributore siano tornati a correre fino a raggiungere i livelli di guardia attuali.

In alternativa, il Governo sta studiando misure più selettive per evitare l’effetto “regressivo” degli sconti generalizzati (che favoriscono maggiormente chi ha più capacità di spesa). Tra queste, si valuta la possibilità di incentivare le aziende a riconoscere fringe benefit ai dipendenti con redditi medio-bassi che utilizzano l’auto per lavoro.

La prospettiva europea e la “flessibilità” vincolata

L’Italia non è l’unica a soffrire. L’Unione europea evidenzia aumenti del gasolio del 4,6% in un mese, con picchi ben più alti in Germania (+24,8%) e in altri Paesi. La flessibilità europea per l’energia, circa 14 miliardi di euro per l’Italia, non può essere utilizzata per finanziare sconti sulle accise o bonus carburanti. Tali fondi sono vincolati a investimenti per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare la transizione verde.

Mentre il Governo valuta le prossime mosse, le proposte per una gestione strutturale della crisi si moltiplicano. Il Partito Democratico, che pensa sia fattibile, ad agosto, un nuovo giro di tagli delle accise, suggerisce una serie di interventi mirati.  Come il sostegno all’autotrasporto e alle famiglie a basso reddito. E una tassazione più favorevole per l’elettricità e l’uso dei proventi delle aste ETS per la decarbonizzazione dell’industria energivora.

L’opposizione chiede che le risorse vengano investite nell’efficienza energetica degli immobili, nell’elettrificazione dei trasporti e nel rafforzamento delle reti e degli accumuli. L’obiettivo, avverte il Pd, deve essere quello di modificare strutturalmente il mix energetico italiano, aumentando le rinnovabili per tagliare le bollette in modo permanente, anziché agire con tagli temporanei dettati dall’emergenza.