Dazi Usa, colossale esborso di Washington: l’amministrazione Trump ha già rimborsato 100 miliardi di dollari

Donald Trump

Gli Stati Uniti hanno già rimborsato circa 100 miliardi di dollari di dazi alle imprese che hanno pagato le tariffe aggiuntive dopo la decisione di Washington di aumentare le tasse sulle spedizioni da e per l’estero.

Questa cifra astronomica rappresenta il 60% dei 165 miliardi di dollari raccolti dal governo federale nei 10 mesi di applicazione del listino doganale bocciato a febbraio scorso dalla Corte Suprema.

Lo stop ai “poteri di emergenza”

Il cuore della disputa risiede nella base giuridica utilizzata dal tycoon per imporre i dazi. All’inizio di quest’anno, la Corte Suprema ha stabilito che l’amministrazione Trump ha agito al di fuori della legge ricorrendo all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per scavalcare il Congresso. Secondo i giudici, il presidente non aveva il diritto di utilizzare poteri economici di emergenza per applicare tariffe così elevate e diffuse ai partner commerciali.

In dieci mesi grandi e piccole aziende si sono viste presentare un conto salatissimo: imponendo il 25% di tasse in più all’importazione su un lungo elenco di prodotti, con rincari fino al 50% ed oltre per alcune categorie considerate strategiche per la sicurezza nazionale. Ne è nato un aspro contenzioso con molti paesi “partner” accusati dagli Usa di aver lucrato per anni sull’economia americana. Conto finale: 166 miliardi di dollari. I rimborsi sono scattati lo scorso 21 aprile.  I numeri in possesso dell’US Customs and Border Protection dicono che nel procedimento sono coinvolti circa 330mila importatori e 53mila spedizioni.

La velocità della macchina dei rimborsi

Contrariamente alle previsioni del segretario del Tesoro, Scott Bessent, che ipotizzava «anni di contenzioso» prima di vedere un dollaro restituito, le procedure di rimborso affidate alla Customs and Border Protection procedono con grande rapidità.

Grandi e piccoli importatori, non tutti avranno indietro i soldi

Le Dogane Usa hanno fatto sapere di avere in carico oltre 128 miliardi di dollari di richieste e che le relative pratiche sono attualmente «in fase di elaborazione». Una cifra che supera di molto i 166 miliardi ufficialmente ammessi alla restituzione. Reuteurs avverte che mentre i giganti delle vendite si vedranno riconosciute tutte le richieste, una miriade di piccole e medie imprese rischiano di avere nulla indietro. Il meccanismo prevede che solo l’importatore registrato possa accedere alle richieste. Questo esclude automaticamente una fetta incalcolabile di pmi che, non essendo importatori diretti, hanno subito l’aumento dei costi senza avere oggi alcun diritto legale al rimborso.

Dall’altro lato ci sono i grandi, appunto, come Amazon che ha confermato alla CNBC di aver ricevuto 600 milioni di dollari in rimborsi, dichiarando l’intenzione di restituirne una parte ai propri clienti.

La resistenza di Trump e il nuovo fronte legale: la Sezione 301

Nonostante il duro colpo finanziario e giudiziario, Donald Trump non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Il Tycoon sta già cercando di aggirare la sentenza della Corte Suprema facendo leva su altre basi giuridiche per mantenere barriere commerciali comprese tra il 10% e il 12,5%.

In particolare, l’amministrazione sta tentando di utilizzare la Sezione 301 del Trade Act del 1974. Questa mossa ha però scatenato una nuova ondata di ribellione interna. Il 3 agosto, una coalizione di 25 Stati a guida democratica ha intentato una causa contro il governo federale, sostenendo che il presidente stia commettendo un abuso di potere per sostituire le imposte bocciate con nuove tariffe applicate a merci provenienti da 60 partner commerciali. L’obiettivo dell’azione legale è bloccare questi nuovi dazi e ottenere il rimborso dei tributi già versati dagli Stati stessi.

Le ripercussioni internazionali: il fattore Cina

Mentre Washington combatte le sue battaglie interne, il resto del mondo non resta a guardare. La Cina si è già dichiarata pronta a rispondere con contromisure specifiche, in particolare contro i dazi statunitensi legati alle accuse di “lavoro forzato”. Pechino sta monitorando attentamente l’evoluzione legale americana, pronta a reagire nel caso in cui l’amministrazione Trump trovasse nuovi modi per mantenere alte le barriere doganali nonostante i divieti della Corte Suprema.