«Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna». Sì, avete letto bene: questa è la frase pronunciata da Roberto Vannacci durante l’intervista a Start su Sky TG24. Una battuta pronunciata in diretta televisiva, davanti alla giornalista Giovanna Pancheri, che inevitabilmente ha suscitato reazioni e polemiche.
Dopo le dichiarazioni del ministro Antonio Tajani sulla moglie «con la gonna lunga», arrivano dunque quelle di Vannacci. Due episodi diversi, che però riportano al centro della discussione pubblica un tema che sembrava appartenere a un’altra epoca: il modo in cui una donna si veste e il giudizio che un uomo ritiene di poter esprimere sul suo corpo e sul suo abbigliamento.
Durante l’intervista è stata proprio la giornalista Pancheri a interrompere il momento con ironia, mostrando anche un certo imbarazzo: «Va bene Generale, sono sempre le 10 di mattina […] siamo ancora in fascia protettissima, per favore. Grazie comunque della disponibilità…».
Medioevo o 2026?
Arrivati a questo punto, c’è una domanda che sorge spontanea: perché il corpo di una donna dovrebbe essere ancora materia di discussione, preferenza, giudizio e commento pubblico? Non è la gonna il problema. Il punto riguarda l’idea che continua ad affiorare dietro questo genere di discorsi: che l’abbigliamento femminile possa diventare un parametro attraverso il quale esprimere giudizi, preferenze o valutazioni sulla donna che lo indossa. E che a giudicare siano sempre gli uomini. E’ proprio questo meccanismo a risultare stonato nel 2026. Perché alle donne viene ancora detto, più o meno esplicitamente, quanto mostrare, quanto coprirsi, quanto essere appariscenti e quale immagine offrire di sé per essere considerate serie, affidabili o rispettabili.
La politica entra nell’armadio delle donne
Il passaggio più significativo di questa vicenda è forse proprio questo: la politica torna a parlare dell’abbigliamento femminile attribuendogli un significato che va ben oltre la semplice scelta di un vestito. Prima la lunghezza della gonna. Poi la bellezza. Poi il numero dei fidanzati. Infine la presunta affidabilità.
È una sequenza che rischia di trasformare una donna in un insieme di caratteristiche da osservare e classificare, invece di considerarla semplicemente per ciò che dice, ciò che fa e le responsabilità che assume. Per questo il problema non riguarda soltanto la frase pronunciata da Vannacci. Riguarda il modello culturale che battute di questo genere, soprattutto quando arrivano da personaggi pubblici e vengono pronunciate davanti a un pubblico molto vasto, possono contribuire a riproporre. Insomma, per dirla con il generale, le solite battute da caserma.
Il punto non è la gonna
Le battute sul corpo femminile vengono spesso liquidate come innocue perché presentate come semplici preferenze personali. «Io la preferisco senza gonna», dice Vannacci in diretta televisiva. Ma la questione cambia quando una considerazione del genere entra nel discorso pubblico e si inserisce in un dibattito che, ancora una volta, finisce per ruotare intorno a come una donna dovrebbe presentarsi.
Perché se una signora avesse alluso in tv a ragazzi che vanno in giro senza slip sarebbe passata per una poco di buono. Invece Vannacci no, si sente in dovere di poter dire di tutto, spalleggiato dalle occhiatine furbette e dai sorrisetti complici dei suoi sodali. Il punto è esattamente questo: non dovrebbe interessare alla politica stabilire come una donna debba vestirsi per risultare più o meno rispettabile. Non deve indossare una gonna lunga per essere considerata più seria e non diventa meno seria perché ne indossa una corta.
Alla fine di ciò, non dovrebbe essere necessario ricordare, nel 2026, che la libertà di vestirsi non determina la moralità, il valore o l’affidabilità di una persona. Vannacci voleva fare una battuta. Il problema è che certe battute funzionano proprio perché attingono a stereotipi che conosciamo benissimo. Ma quando a pronunciarle è un uomo politico, in diretta televisiva, è legittimo domandarsi non soltanto se facciano ridere, ma quale idea della donna continuino a portarsi dietro.







